Andiamo a incominciare

Basta fare un giro al mercato.
Già gli occhi si riempiono di colori, colori di pomodori e peperoni, caldi, rossi e carnosi come certe labbra che si offrono senza vergogna, ma anche caldi come il giallo di pani appena sfornati, sotto la cui crosta si indovina una tenerezza nuova.
E la verdura? ci offre tutte le tonalità dei verdi, che raccontano sommessamente di prati e di orti, innaffiati da uomini tranquilli in maniche di camicia, durante silenziosi tramonti.
Come si fa a non amare il cibo? Semplice, basta non amare gli umani.

lunedì 18 aprile 2011

Bicchierini di cus cus al pesto

Anche oggi ho cercato di fare il mio compitino, una ricetta da mettere sul blog, dopo tanti giorni di assenza.
Questa di oggi in effetti l'ho scovata ieri, giornata parzialmente dedicata al riordino di files e di carte di cucina, entrambi ammucchiati in maniera considerevole.
Questa ricettina mi è piaciuta sia perchè è un finger food, sia perchè adoro il cus cus.
L'ho tratta da un foglio di "Gente" che avevo chissà quando strappato......

Un etto di cus cus e 100 cc di brodo bollente, in cui fai sciogliere una bustina di zafferano. Unisci un cucchaio di olio evo e fai raffreddare. Aggiusta di sale e pepe.
Poi lo metti nel bicchierino (bicchiere nel mio caso) e ci versi sopra un cucchaio di pesto, che avevi in casa bello pronto in frigo perchè sei un omino proprio previdente.
Ebbene sì, buttaci ancora sopra qualche lamella di mandorla (stasera no, non le ho trovate al supermercato).

E' tutto qui. Ci devi fare solo un decoro, uno stecchino con ciliegini alternati a quello che vuoi, foglioline di basilico intere, cubetti di meravigliosa feta greca, cetrioli in agrodolce, mozzarelline (pugliesi ovviamente) dài, spremiti un po'....
Poi ti siedi e mangi, e la tua schifosa giornata come per incanto risale verso il paradiso.................


domenica 17 aprile 2011

Caramelle di Mojito

Cosa c'è di più bello di una domenica mattina di relax, dopo un sabato sera faticoso di cucina, prepararsi, con un qualche anticipo, un bell'aperitivo, che risvegli quel leone mai addormentato che è la tua fame?

A questo ha pensato lo Chef Pinto, quando ha studiato come prepararsi un bel Mojito, masticabile per giunta. E di questo bisognerà sempre ringraziarlo, oltre che delle caramelline di Negroni, ma questa è un'altra storia, e un altro post.
Dunque dunque, hai deciso che ti fai un finger food tutto per te, composto da un'unica portata, che è poi questo Mojito.
Quindi anche se sei da solo ti farai la ricettina per dieci, del resto ne puoi mangiare un po' al mezzogiorno e un po' la sera.....

Ci vorranno 180 grammi di Rum Bacardi Bianco, tre o quattro foglioline di menta piperita, 60 g di zucchero e 70 di acqua, 60 g di succo di lime e 16 g di colla di pesce.

Dopo che ti sei preparato tutto sul tavolo fai bollire l'acqua con lo zucchero e la menta, e nel frattempo metti la colla di pesce nell'acqua fredda.
Quando l'acqua bolle e lo zucchero è sciolto STRIZZI la colla di pesce e ce la sbatti dentro, levando le foglioline. La colla di pesce si scioglierà in un attimo. Adesso puoi aggiungere il rum e il succo di lime, spremuto e filtrato.

Devi versare il tutto in un contenitore da frigo in modo che il tuo aperitivo resti alto un paio di centimetri.
Due ore di pazienza e di frigo.
Poi ti fai i tuoi cubetti e li passi nello zucchero semolato.

Certamente saprai quale è il primo, l'ultimo è più difficile......


Il Chowder

Questa ricetta è presa dal libro “Merluzzo”, di Mark Kurlansky.
E' una zuppa di pesce che si fa nel peschereccio, quindi con ingredienti legati alla situazione: di pesce c'è ovviamente grande disponibilità, gli altri ingredienti bisogna che siano cose da avere in cambusa e quindi con particolari caratteristiche sia di stivaggio sia  di lunga conservazione.
Io l'ho preparata seguendo fedelmente il libro però qui la ripropongo con alcune piccole variazioni.

Ingredienti per sei persone: un chilo e mezzo di merluzzo fresco o stoccafisso, un chilo di patate, mezzo chilo di cipolle bianche, due etti di lardo, mezzo litro di latte circa, sale, pepe, galletta del marinaio (introvabile) o surrogati, nel caso di specie granetti del Mulino Bianco non integrali (più agevolmente reperibili).

Nel peschereccio usano il merluzzo fresco: noi a casa possiamo anche usare stoccafisso bagnato, più saporito (perché sia più saporito non lo so ma io ho questa idea, forse perchè la reidratazione aggiunge comunque meno acqua).
Bisogna farlo a pezzettoni abbastanza grossi in modo che durante la cottura non si distruggano cosicché quando poi saranno nel piatto ci si possano levare le spine agevolmente. Le patate e le cipolle bisogna farle a fettine. Il lardo a fette non esageratamente sottili.
La pentola ci vorrà grossa grossa.

Incomincia mettendo metà del lardo in pentola e facendolo un po' soffriggere in modo che ceda un po' di unto. Lo levi e e  metti i pezzettoni di pesce, poi uno strato di patate e di cipolle, un cucchiaio di sale e mezzo cucchiaino di pepe bianco, il restante lardo, uno strato ancora di pesce e quel che resta delle patate e cipolle.

Una volta fatto questo “sandwich” bisogna metterci il liquido, se si vuole che il tutto cuocia.

Io farei così: fai una miscela, nella caraffa graduata, di mezza acqua e mezzo latte e  versi fino a giungere a pelo dell'ultimo strato.

Sarebbe tutto pronto: bisogna solo sapere quanto cuocere. Ragionandoci sopra si evince che il fattore limitante sono le patate, che cuociono in un tempo sicuramente più lungo del pesce. Per cui quando le patate sono pronte il piatto è finito.

Cinque minuti prima che le patate siano pronte ci metti in cima i granetti che si ammollano ma non si disfano.

Il lettore attento avrà notato che non ci sono odori.

La ricetta è di Daniel Webster, statista americano, che un giorno del 1839 pronunciò in Senato un lungo discorso sulle virtù del Chowder, concludendo che “un simile piatto, caldo e fumante, quando vi vien messo davanti dopo una lunga mattinata spesa in divertente attività fisica, farà in modo che non abbiate più a invidiare gli dei”.

E' quello che ti auguro anch'io, anche se penso che il giorno dopo, intiepidito, sia ancora meglio. (settembre 2005)



giovedì 14 aprile 2011

Pomodorini Pachino con crema di caprino al pesto

Il finger food sicuramente ha un suo perchè!
Non è solo un modo diverso di mangiare ma soprattutto, dico io, è un modo diverso di pensare come "fare cucina".

Ho sempre avuto ritrosia verso il finger food, e per un motivo abbastanza scontato: troppo faticoso. E' evidente che preparare un antipasto, un primo, un secondo e un dessert per 15 o 20 persone è meno faticoso che preparare nove o dieci stuzzichini diversi, fossero anche solo per sette persone. Che poi il finger non è proprio uno stuzzichino, stuzzichino è quello che ti danno al bar quando vai a incenerirti di aperitivi.
Il finger ha sicuramente una marcia in più. Racchiude in un boccone un piatto intero, e non solo, diventa allo stesso tempo una gioia per gli occhi, prima che per la bocca.

Ovvio che non dovrebbero essere fatti finger food "men che meravigliosi", sennò diventa tutto completamente inutile.

Fatto questo preambolo oggi presento un piccolo finger che ha in sè il germe dell'eternità, e di questo devo ringraziare in primis lo Chef Maurizio Pinto, patron di un ristorantino niente male, Voltalacarta di Genova; in secundis le mia amiche Marta e Donatella, creatrici di Chef per caso, scuola di cucina di grande qualità, che me lo hanno fatto conoscere.

Dato che non è elegante ricopiare ricetta e foto della scuola premetto che ieri, a pranzo, li ho fatti, e li ho fotografati. Il sorriso dei miei commensali mi ha ripagato di tante cose.....

Per 10 persone preparerai 20 pomodorini Pachino, mezzo chilo di caprino fresco spalmabile, mezz'etto di pesto, 20 grammi di pinoli e dieci foglioline di basilico.

I pomodori li devi preparare così: tagli un po' di culetto per farli stare in piedi e tagli anche un po' di polpa col picciolo, che terrai da parte perchè sarà il loro cappello. Li scavi nella migliore maniera che puoi.
Mescoli il caprino e il pesto e li metti nella sac a poche con la bocchetta rigata.
Riempi quindi ciascun pomodorino con la tua crema al pesto e lo decori con due pinoli e la mezza fogliolina di basilico.
Tutto qua ma che bello! E che buono!!
Abbi fede cara/o Amica/o, ce ne saranno ancora di questi meravigliosi f.f.!!!










N.B. Mi è avanzata della crema: i crostini con le olivette di Gaeta, snocciolate al momento, mi sono sembrati una bella integrazione, carina, almeno....

mercoledì 13 aprile 2011

Risotto con pollo e carotine

Ed eccoci qui.
Finalmente, dopo lunga pausa (di negatività) ricomincio a scrivere qualcosa nel blog.
Non posso dire che sia una ricetta che resterà negli annali della cucina ma per me vale molto.
Non solo perchè me la ha raccontata il mio amico Maurizio, chirurgo raffinato, ma perchè, raccontandomela, mi ha fatto rispuntare la voglia di scriverla qui.
Comunque bando alle ciance.
Io l'ho un po' modificata da come me la ha detta lui, perchè ho certe mie idee, che non sono la verità, ovviamente, ma a cui tengo.
E'un risottino con carne, quindi un piatto unico.
Ho tagliato due o tre carotine a listelli e le ho fatte ammorbidire col vapore.

















Poi una bella cipolla di Tropea l'ho fatta appassire come al solito, con la fiamma uguale a quella della candela.
Diciamo 250 grammi di petto di pollo l'ho tagliato a piccoli pezzi e li ho saltati in padella con pochissimo olio evo e un po' di rosmarino, e, dopo qualche minuto, li ho spruzzati con un po' di Frascati.


La ricetta l'ho preparata ieri, al pasto di mezzodì, e ho deciso che era giusto buttare quattro etti di riso, avevo in casa del Carnaroli, non passato attraverso i soliti canali commerciali.

Ho fatto infine tostare il riso nel burro, l'ho spruzzato fuori fuoco con il resto del Frascati e ho incominciato a farlo cuocere con circa un litro e mezzo di brodo vegetale (la carne ce la avevo già nel piatto). Le cipolle appassite le ho buttate subito, la carne a dieci minuti, le carotine a quattordici. A sedici minuti il riso era pronto. Una spruzzatina di parmigiano.



Semplice, gustosa.
Grazie Mauri, anche questa volta la tua amicizia mi è stata preziosa.

giovedì 10 marzo 2011

Springrolls

Ovvero involtini primavera dell'ultimo minuto.
Se esci tardi dal lavoro e devi fare ancora la spesa allora la cucina può diventare un delirio, ma un delirio adrenalinico........tanto più se nell'unico supermercato in cui riesci ad andare, perchè sai che trovi il parcheggio, non hanno lo scaffale del cibo cinese!!!


Assieme al riso alla cantonese volevo fare un'altra cosa "congrua" e nello stesso tempo avevo l'olio della caponata, un litro e mezzo di buon olio di arachide usato una volta sola, non era giusto buttarlo.
E' lapalissiano che la prima cosa che mi è venuta in mente sono stati gli springrolls.

Su Mysia.info ho trovato quello che cercavo, andatelo a vedere, è un sito interessante.
E' stato facile comperare due carote, un manico di sedano, qualche foglia di verza, un porro e i germogli di soia.
La ricetta prevede però i fogli di pasta per won ton: lì è cascato l'asino! Alla coop non c'era.
Attimo di disperazione. La pasta phillo non mi è venuta in mente, ma comunque non c'era.
C'aggi'a fa'?
La necessità, e le cose disponibili, mi hanno aguzzato l'ingegno.
C'erano delle bellissime lasagne fresche. Non dico altro.

Arrivato a casa ho fatto le verdure a julienne, non proprio a julienne, avevo troppa fretta e la mandolina chissà dove è finita (lo so dove è finita, non avevo voglia di prenderla), ma col coltello le verdurine sono venute abbastanza bene. Di corsa in padella, con un po' di olio di semi, saltare, fare perdere l'acqua, non più di un quarto d'ora.



Le lasagne le ho sbollentate un attimo, una per una e poi le ho farcite con le verdurine. Due o tre stecchini mi sono serviti per fermarle e poi via, nell'olio bollente.

Questo è il mio primo spring roll.











Forse un po' troppo croccantino, ma che buono!!!

domenica 6 marzo 2011

La caponata

Oggi comincia la dieta dopo la settimana bianca.
Che cosa c'è di meglio di un bel piatto di verdure?
Oltretutto era una ricettina già fatta nel passato, di soddisfazione, un supercontorno ma anche un superantipasto, a piacimento.
Ha anche un grande vantaggio: se si riesce a prepararla il giorno prima, dopo una notte sarà ancora più buona!
La ricetta l'ho presa dal Guarnaschelli, con una piccola aggiunta desunta da altre lezioni.

Le dosi sono perfette, vanno bene per non meno di sei persone.

Si parte con l'idea che le melanzane non abbiano più bisogno di essere messe a perdere l'amaro, almeno io non l'ho fatto. Un kilo di melenzane dovrà essere fatto a cubetti, e fritto bene bene, io uso olio di arachide.

Bisogna adesso sbollentare in acqua salata sei etti di gambi di sedano, tagliati a pezzetti,
e friggere anche loro, nello stesso olio, ovviamente.

In una padella a parte metti ad appassire due cipolle bianche grosse e quando sono ok vi unisci due etti di olive (di Gaeta) snocciolate, tre pugni di capperi dissalati e un pugno di pinoli. Fai soffriggere ancora una decina di minuti dopodichè aggiungi mezzo kilo di pomodori  da salsa spezzettati, e fai cuocere il tutto più o meno 20 minuti.

Al termine metti tutto insieme nel padellone: melenzane, sedani e il fondo con i pomodori. Tieni a fuoco basso e nel frattempo fai l'agrodolce: 50 g di zucchero e un bicchiere di aceto bianco, in un pentolino a parte. Quando è caldo e lo zucchero è sciolto lo butti nel padellone. Deve cuocere fino a che l'odore forte dell'aceto non si sia un po' stemperato.
Manca ancora qualcosa: una bustina di granella di mandorle, che hai messo in un piccolo padellino antiaderente fino a farle prendere un po' di colore bruno.
Manca ancora l'ultima cosa: foglioline di basilico, se le vuoi spezzettare lo fai altrimenti ce le metti intere.

 Ed ecco il piattino finito:
voto euge: non meno di 8/10.
Buon divertimento!

sabato 5 marzo 2011

Polenta pasticciata alla ciociara

A gentile richiesta pubblico questa ricettina, ben coerente con il periodo invernale.

La ricetta è del Carnacina: sarebbe doveroso quindi riprendere la sua "ricetta base", anche se poi ognuno potrebbe farsela a modo suo o come viene fatta nella sua Famiglia, o addirittura usando la polenta "pronta"....

Quindi la ricetta la scrivo, poi ognuno è libero di passare al prossimo paragrafo: scusatemi tutti, mi sembrava uno sgarbo a Carnacina non metterla.
La polenta va cotta possibilmente in una pentola di rame a fondo emisferico e non stagnata. Fai prendere l'ebollizione a due litri d'acqua con 15 g di sale e tieni a portata di mano altra acqua bollente da aggiungere durante la cottura; appena prende il bollore versaci, poco alla volta e a pioggia, 600 g. di farina di polenta grossa tipo Verona, che è la migliore, o di farina di grana fine, che è la più classica.
Con l'apposito bastone di legno cuoci mescolando sempre in senso rotatorio verso destra (??); mano a mano che si inspessisce versa un mestolo di acqua bollente.
Dopo un quarto d'ora di cottura aggiungi altri 400 g di farina di polenta e continua col sistema descritto sino a completa cottura. La polenta è cotta al punto giusto quando si stacca facilmente dalle pareti: ciò può avvenire dopo mezz'ora di cottura ma, per renderla digeribile e annullarne completamente il sapore amarognolo è consigliabile arrivare a un'ora circa di cottura, sempre mescolando.
E questa è la ricetta base, per chi vuole regalarsi il tempo di prepararla.

Gli ingredienti per la ricetta sono (per 8 persone): 500 g di polenta già fatta, piuttosto duretta, un sugo di carne preparato con 250 g di punta di culaccio di bovino adulto (a Genova: cascia, è comunque un quarto posteriore, secondo la sezionatura nazionale è detto sottofesa, nota di euge) e un kilo di polpa di pomodoro. 50 g di funghi secchi ammollati in acqua tiepida, ben strizzati e tagliati piuttosto grossi, 250 g di salsiccia, un etto di mozzarella, un etto di burro, un etto e mezzo di parmigiano grattuggiato. Pepe q.b.

Versa la polenta calda sul tavolo di marmo inumidito con l'acqua e con la parte piatta del coltello, bagnato ripetutamente in acqua bollente, la stendi in uno strato di 1 cm e la lasci raffreddare.
Intanto prepari il sugo con la tua carne e il tuo pomodoro.
Quindi soffriggi 50 g di burro, vi getti i funghi e, dopo qualche attimo, vi butti la salsiccia sbudellata. Condisci con sale e pepe, cuoci per 2 o 3 minuti e versi tutto nel sugo di carne che avevi già pronto.
Adesso prendi un bel tegame, largo, almeno 30 cm, lo imburri e lo foderi con 3 o 4 strati di polenta, a strisce o a quadretti, inframmezzate da cucchiaiate del tuo sugo, qualche fettina di mozzarella e un poco di parmigiano. L'ultimo strato sarà ricoperto solo dal sugo e da riccioli di burro.
Il tegame lo passi in forno e quando la polenta sarà ben calda la servirai, passando il parmigiano a parte.
Questa foto è quella da me fatta, tanto tempo fa, ma non è detto che non la rifaccia presto, scrivendola mi è venuto appetito!

mercoledì 2 marzo 2011

Rosti di tuberi al sale-limone

Riccardo mi stupisce sempre, anche a distanza di tempo, quando mi riguardo le ricette.
Questa ricettina ha solo due aggettivi che le si confànno: golosa e profumata.

Ci vorranno: farina 00 un etto, acqua ghiacciata 100 cc, un rosso d'uovo, un ciuffo di prezzemolo, un pizzico di curry giallo e uno di paprika forte, quattro patate a pasta gailla e quattro topinambur, una cipolla bianca, un etto di sale grosso, una buccia di un limone (bio).

Il sale e il limone servono a salare (e profumare) i rosti finiti: quindi bisogna frullare sale grosso e le bucce del limone a julienne. E questa è una cosa fatta. Se ce la fai lo prepari la sera prima, così asciuga un po'.
I tuberi li dovrai tagliare a fiammifero, usando la mandolina. La cipolla a julienne anche lei.
I tuberi e la cipolla li dovrai sbollentare due minuti d'orologio nell'acqua bollente e sbatterli subito nell'acqua con tanti cubetti di ghiaccio. Li scoli e li asciughi bene, non uno ad uno sarebbe mortale! magari schiacciandoli con delicatezza fra due strofinacci.

Adesso devi fare la pastella: nella tua boulle metti la farina con l'acqua freddissima, aggiungi il rosso d'uovo e le spezie colorate, sbatti bene con la frusta e lo metti in frigo un'ora.
Dopo quest'ora di salata attesa metti nella pastella i tuberi, il prezzemolo, la cipolla e mescoli.
Tiri su una cucchiaiata per volta e tuffi in padella con velo d'olio, facendo cuocere bene da entrambi i lati. Al termine della cottura scoli sulla carta assorbente e cospargi con il sale-limone.
E te li pappi tutti!

Eccoli, non devono essere perfettamente tondi, anzi





Grazie a Maria Chiara, come sempre, per la foto.

lunedì 28 febbraio 2011

(Polski) Zurek

Ultima ricetta di febbraio, osservo e osserverai, cara/o lettrice/ore, che la media è migliorata rispetto a gennaio.

La storia è questa: nel rifugio dove questa settimana passo le mie giornate, rifugio Albi de Mez, sopra Andalo, Dolomiti di Brenta, Trentino, Italia, ho trovato appeso un foglio-avviso di una pietanza, "Polski Zurek" e una bella foto. La curiosità e l'appetito hanno fatto il resto.
Mi sono informato: la settimana scorsa c'era un gruppo di polacchi e il cuoco ha ben pensato di preparare qualcosa della loro terra. Io cuochi così non ne conoscevo ancora! Quando si dice "accoglienza"......

Oggi me la hanno fatta anche a me: questa è la foto.




Ho come avuto l'impressione che ne dovessero smaltire un po': mi hanno dato una scodella di profondità impressionante, è stato veramente difficile.........ma ce l'ho fatta.

La ricetta la riporto come mi è stata scritta:
"Bollire i wurstel affumicati in un brodo speziato (ginepro, alloro, pepe), levarli dal brodo e metterci dentro dadini di speck, carote e patate tagliate a cubetti.
Una voltea cotte le verdure bisogna aggiungere lo sciroppo di ZUR (e qui ti voglio!, l'autore della ricetta mi scrive "succo tipico della Polonia"....).
Bollire ancora per cinque minuti. Servirla con uova sode e i wurstel bolliti prima. E anche un po' di rafano a parte".

Buona è buona, anzi buonissima!

Per avere qualche altra notizia ho trovato questo sito, in inglese:


http://thepolskiblog.co.uk/2008/10/polish-food-zurek/


si può anche mettere su Google: Polish food: żurek

Dove si dice che questa "Zurek" è la famosa zuppa acida (sour) polacca, che ha avuto grande revival, tanto che adesso viene anche venduta nei barattoli di vetro.

Comunque, a sentire questo sito, la base della zuppa, cioè il gusto acido, è dato da una cosa chiamata kwas, che è fatto di farina di segale, acqua, un sacco di aglio e spezie non meglio precisate.Tutto ciò dovrà essere lasciato a fermentare in un vaso di ceramica per qualche giorno. Quindi ne evinco che questo sia lo sciroppo citato dal cuoco, o perlomeno la sua base.

La ricetta è sovrapponibile, anche se qui in Trentino usano lo speck e in Polonia usano il bacon, ci mettono anche certi funghetti, che la mia poco scienza micologica di permette di classificare solamente come "non porcini". Comunque valla a vedere, non fosse altro per la fatica che ho fatto a trovarla.

Questo è quanto, l'ultima ricetta di febbraio, e mi piace l'idea che sia una ricetta lontana.
Buon appetito a tutti!!

domenica 27 febbraio 2011

Pizzalandrea

Ricetta che "gira" fra Liguria (è lunga la Liguria, più di 200 kilometri) e sud della Francia, e in ogni luogo porta con sè le modifiche che gelose massaie tramandano alle proprie figlie....
E' quindi con una specie di ritrosia e di timidezza che la pubblico, per la paura che tanti cuochi leggendola commenteranno: "No, non si fa così....". Mi scuso già fin d'ora.

Gli è che è una ricettina chi mi fa impazzire, perchè è una pizza-non pizza, con il suo companatico cotto prima in padella........
Comunque, ragazzi, è da sballo. Potendo bisognerebbe farne una teglia grossa come la padella di Camogli!
Io l'ho anche fatta come stuzzichino per l'aperitivo, tagliata a quadrettini: non posso dire che mi hanno lasciato tutto il resto ma quel vassoio è "evaporato" in pochi attimi. I miei ospiti sanno come farmi felice!

Allora ti prepari la pasta della pizza con mezzo chilo di farina zero, 25 grammi di lievito di birra, un decilitro di olio (ovviamente di riviera ligure!) e l'acqua giusta, tu te ne prepari una caraffina graduata con 300 cc.
Setaccia la farina sulla madia, la disponi a fontana, ci sciogli al centro il lievito con poca acqua, aggiungi l'olio e l'acqua necessaria e incominci a impastare. Aggiungerai il sale giusto, quando il lievito sarà già ben distribuito.
Lo lavori per un quarto d'ora l'impasto, ti dovrà risultare elastico e morbido ma anche con una qualche idea di appiccicosità. Lo metti al caldo (30 °C) coperto dalla "piccagetta", se sei a Genova, altrimente potrai usare, se sei in Francia, un torchon. Se sei altrove (ma insomma!!) ti accontenterai di un vilissimo strofinaccio.
Per un'ora di attesa, durante la quale farai il "resto".

Gli ingredienti del "resto" sono: sei etti di polpa di pomodoro fresco, sei acciughe salate, una grossa cipollabianca, 60 g di olive taggiasche in salamoia (snocciòlale!!), quattro spicchi d'aglio, qualche fogliolina di basilico, un cucchiaio di origano, sale q.b.

Devi mondare la cipolla  e soffriggerla al solito fuoco, più che dolce: quando sarà dorata unisci il pomodoro e lo fai ridurre. Aggiungerai quaindi le acciughine già dissalate e spezzettate e , dopo alcuni minuti togli il tutto dal fuoco.

Quando l'ora è finita stendi la tua pasta sulla teglia (1 cm di spessore) e ci versi sopra il tuo condimento, distribuendolo con grande cura e uniformità. Aggiungi le olivette, i quattro spicchi d'aglio incamiciati, spolveri di origano e fai cuocere in forno già caldo (220 °C) per 10-12 minuti.

Eccola,

Tagliolini speck, gorgonzola e zafferano

Di nuovo un piatto super-originale, "partorito" dall'immaginazione di Riccardo. Come sempre..... chapeau!

Se deciderai, in una giornata magari un po' annoiata, di metterti a fare i tagliolini, Riccardo consiglia di farli così: 625 g di granito o grano duro, due uova a pasta gialla e ulteriori 175 grammi di uova intere, un pizzichino di sale e qualche cucchiaio di concentrato di pomodoro.
Ricorda che quando avrai fatto i tagliolini li sfarinerai con la farina di riso.

Se la tua vita è invece di corsa..... la pasta fresca te la comperi già fatta.

Per la tua salsa, e secondo me qui viene l'interessante, avrai bisogno di sei fette di speck, tagliate sottili, un etto di gorgonzola (dolce, direi io, ma Riccardo non lo specifica), cinque belle bustine di zafferano, una cipolla rossa, due ciuffetti di prezzemolo, un bicchiere di panna (o di latte a tua scelta), un bicchiere di vino bianco secco, un bicchiere di acqua, sale, pepe e olio evo q.b.

Tagli lo speck a julienne (vulgo: striscioline) e lo metti in padella con olio bollente, poco poco. Devi far imbrunire (d'inverno le ore 17 saranno perfette!) indi aggiungi il trito di cipolla, la fai appassire. Aggiungi anche il prezzemolo (ti prego non farlo cuocere più di 30-40 secondi, lo bruci!).
Adesso puoi sfumare con il vino bianco e quando l'odore alcoolico non lo percepisci più aggiungerai la panna, l'acqua e lo zafferano. Aggiusti di sale e di pepe.
La salsa sarà pronta dopo alcuni minuti di cottura.
Come sempre grazie a Maria Chiara per la foto, estemporanea


Farfalle dei Gonzaga

Utilizzo la settimana bianca per sbizzarrirmi a pubblicare qualche ricetta raccolta nel mio mitico disco.
La prima è un primo con un sugo veramente insolito, e per questo forse, ancora più curioso.
La ricetta è di Riccardo, chef di grandissima fantasia.

Intanto metti l'acqua a bollire e decidi che pasta userai. Riccardo ce le ha proposte con le farfalle, che a me sono simpatiche come una giornata di pioggia..... però potresti anche fartele, non sono poi così difficili....

Ci vorranno (udite, udite), mezz'etto di tutte queste cose, se vorrai farne per quattro amici seduti alla tua tavola (e stupirli, ma questa è ormai una necessità....): mandorle, pinoli, uvetta, fichi secchi, noci.

Li trituri ben bene e li sbatti in padella, assieme a un grasso a tua scelta (scusami Riccardo, olio e burro non mi piacciono insieme), io direi 50 g di burro. Bisogna lavorare il composto fino a d avere una specie di crema.
Eccola:


A questo punto aggiungerai cannella, noce moscata e pepe nero,e diluisci con qualche cucchiaio di brodo, ma quello buono, non è detto che anche se ne devi usare poco sei autorizzato a usare un brodo schifoso, ;-).
Ecco che la tua pasta dovrebbe essere cotta. La scoli e la salti nella padella assieme alla tua frutta secca. Una spolveratina di pepe nero per finire.........

Grazie Maria Chiara per le foto!

domenica 20 febbraio 2011

Pasta della zia Maruzzella

Pubblico stasera una ricetta cucinata oggi.
Mi è stata preparata dalla zia Maruzzella nel 2003, e tanto mi era piaciuta che me la sono fatta raccontare.
La zia da poco tempo non è più fra noi, e mi è sembrato bello ricordarla anche così, attraverso una piccola cosa come un piatto ben cucinato, ma che testimoniava il grande amore della sua vita, la sua famiglia.

Imbiondisci con olio le cipolle e l’aglio. Aggiungi il dado e un poco di latte (sic).
Aggiungi poi una melanzana viola a piccoli dadi e un peperone a  julienne. Fai stufare e appoltigliare bene, col coperchio. Aggiungerai poi basilico e origano e pomodoro a pezzetti,  olive e capperi.
Prezzemolo alla fine. Se ti va ci metti anche un po' di formaggio.
Usare pasta tipo maltagliati e saltare il tutto in una grossa padella.
(nota di euge: al momento di saltare ho pensato che aggiungere un po' di pane grattato tostato non sarebbe stato male).
Oooooops! iersera ho dimenticato il prezzemolo!

Spaghetti ai pomodori ciliegini "bruciati"

E' una ricetta tratta dal libro di Eduardo, che troverai nell'elenco dei libri di cucina.
Ieri l'ho fatta dopo anni che non la preparavo, e, anche se con la solita fretta, è piaciuta parecchio...

Diciamo per sei: mezzo chili di spaghettini, un chilo di pomodorini ciliegia, olio, basilico abbondante, uno o due spicchi d’aglio.
Bisogna che tagli i pomodorini a metà e li svuoti dei semi e del liquido (io ho usato lo spremiagrumi) che metterai in un colino.
Nella padella ci metti i soliti olio e aglio e quando questo è colorato butti i pomodorini, levi l’aglio e, a fuoco dolce, aspetti che diventino color mattone.  Qui ci vuole pazienza e coraggio.
E anche tempo, quello che manca sempre!
Una volta cotti gli spaghetti li versi nei pomodorini, a fuoco vivissimo, assieme al loro sugo filtrato. Salti e aggiungi il basilico.
Semplice, forse neanche da pubblicare, ma che sapore!!





Fantasia e semplicità? No, era solo un modo di svuotare il frigo....

Qualche volta bisogna essere veramente sinceri! Quindi dirò che stasera volevo fare qualcosa di carino ma dovevo anche consumare certi sedani, soggiornanti nel cassetto del frigo da troppi giorni.....
Però ero anche curioso di sapere che gusto avrebbe avuto la frittata di sedano, sedano e basta.
Quindi, molto semplicemente, li ho affettati e li ho saltati in padella con un filo di olio evo.
Nella mia testa la maggiorana, fresca, lei, non ci sarebbe stata male assieme.
Quattro uova, un po' di sale.
Eccola qui, bella, dorata, e tanto buona, così semplice da non meritare neanche una foto grande.


giovedì 17 febbraio 2011

Cucina veloce e profumata: fusilli colorati al limone e basilico

Anche stasera, come sempre, bisognava fare bene ma soprattutto presto: mi è venuta in mente una ricettina che a suo tempo avevo preso dal sito della Cucina Italiana ma che avevo messo lì e non avevo mai preparato. 

Ho comperato un pacco di quei fusilli colorati che mi piacciono tanto, anche se come qualità di pasta non sono poi granchè.
Poi ci vogliono, per quattro affamati: pecorino sardo stagionato 1,5 o 2 etti, un limone bio (io avevo quelli maturati al sole della Costa Azzurra, wow), un po' di mollica di pane non secca ma comunque sbriciolabile, basilico, maggiorana fresca, olio evo ma non forte, sale q.b.

Ho incominciato a tritare al coltello il basilico e a sfogliare la maggiorana:










dopodichè ho sbriciolato il pecorino sardo



e infine ho mescolato la mollica con il basilico:















Questa l'ho saltata poco poco in padella, con un filo d'olio, con grande attenzione a non farla bruciare.

Intanto che la pasta colorata bolliva, simpaticamente, assieme a un po' di scorza del limone e qualche foglia di basilico, ho fatto anche un po' di striscioline di limone.

Una volta scolati i fusilli ho messo tutto insieme: mollica "basilicata", sardo, maggiorana, striscioline di limone, qualche gocciolina di succo di limone (questo a piacere), un po' di olio a crudo, la maggiorana. Una bella mescolata ed ecco pronto un piattino bello, simpatico, vegetariano anche, ma soprattutto veloce.

A miei cari lettori l'onere di provarlo.
Bon appetit!




La Cucina Italiana consiglia di abbinarci un vino bianco secco, leggermente aromatico: Trentino Müller-Thurgau, Cinque Terre bianco. Io che sono un trucido ho bevuto Frascati, tanto però!

martedì 15 febbraio 2011

Jambalaya, questa sconosciuta

Questa ricetta, ancora di riso (ragazzi, questo è il momento del riso, che ci volete fare?), nasce da una domanda, a tradimento vorrei dire, di quel giovanotto che abita in casa mia e che porta il mio cognome.....

"Pa', tu sai cosa è la Jambalaya?"
Non potevo fare la figura di non saperlo e allora me la sono andata a cercare!

Ho trovato in rete la ricetta di mangiare bene.com e l'ho usata come base per la preparazione.

Però prima alcune note: la Jambalaya è la preparazione più nota della cucina creola, che ha una base francese e spagnola, sui cui si innestano apporti locali legati alla cultura afroamericana, dato che le interpreti di questa cucina erano quasi sempre cuoche nere o meticcie.
Tutte le versioni (con pollo, maiale, crostacei, coniglio selvatico) prevedono che le cipolle e i peperoni e le verdure aromatiche (timo) vengano rosolate nel lardo e che la carne o i crostacei, cotti a parte in piccoli pezzi, vengano aggiunti successivamente insieme al riso e al brodo.


La nota aromatica è data dal pepe di Cayenna, e da un generoso uso di spezie, in ispecie pimento e chiodo di garofano.

La ricettina è' questa, per sei, con le mie (piccole) modifiche: 450 gr petto di pollo a pezzetti (io ho usato filetto di maiale, vedi sopra), 450 gr salsiccia piccante (la mitica Napoli), una cipolla tritata, due spicchi di aglio, quattro gambi di sedano tritati, mezzo kilo di pomodoro a cubetti, un tubetto di concentrato di pomodoro, otto tazze di brodo di manzo, va bene il dado, due cucchiaini di pepe nero più uno di bianco, due cucchiaini di pepe di Cayenna, un  peperone a pezzetti, due foglie di alloro, sale q.b., quattro tazze di riso parboiled (metà del volume del brodo).

Nella padella ho fatto dorare il maiale con un filo d'olio evo, in un'altra i cubetti di salsiccia, tanto per sgrassarli un po' e poi li ho avvicinati al maiale.


Prendi ora una casseruola e facci appassire la cipolla, il sedano e l'aglio tritato (e il timo). Quando sono diventati trasparenti aggiungerai i peperoni ed il concentrato di pomodoro. Mescola bene e senza mai smettere di mescolare fa in modo che il pomodoro "caramellizzi" cioè prenda un bel colore mogano dorato (non bruciato però!).


A questo punto versa due tazze di brodo e con un cucchiaio di legno gratta bene il fondo della pentola e mescola bene in modo che tutti gli ingredienti si amalgamino perfettamente tra di loro: deve risultare abbastanza spesso. Certo che se come me usi l'antiaderente le crosticine non le troverai! lol)
Aggiungi ora i tre tipi di pepe, il sale, i pomodori a cubetti e fa cuocere per circa 10 minuti.
Aggiungi poi il pollo e la salsiccia e mescola bene. Versa poi il brodo restante, fagli riprendere il bollore, ed infine aggiungi il riso. Aggiusta di sale e fa cuocere fino a quando il riso avrà assorbito tutto il brodo. A questo punto da una bella mescolata e fa cuocere ancora, non smettendo mai di mescolare fino a quando la Jambalaya avrà raggiunto la giusta consistenza, un poco liquida.
Ecco la mia:

lunedì 14 febbraio 2011

Risotto con frutta 2

Un altro risotto con la frutta! Ma ce n'era proprio bisogno?
Secondo me sì, mangiare un risotto non salato è un'esperienza piacevolissima, e il riso si sposa bene con queste cose, pensa a metterle insieme agli spaghetti!

Comunque il risottino di domenica era così:
un mango, un ananas, un lime, un po' di timo. Tre scalogni. Brodo vegetale, riso Carnaroli, un po' di burro. Un filo di whisky, ho usato un single malt, per i pignoli.

Del lime ho usato solo la buccia, fatta a striscioline, che ha quell'incredibile odore in cui farei il bagno. Chiedo ai miei affezionati lettori se conoscono un qualche profumo maschile al lime.
























Il mango e l'ananas (non tutto, un terzo circa) li ho fatti a cubetti e li ho fatti saltare in padella con un pochino di burro, e poi ho aggiunto il whisky e l'ho fatto evaporare.




Intanto gli scalogni soffriggevano dolcemente, con una fiamma del tutto simile a una candela.

I tre etti e mezzo di riso, questa volta cotti nella padella grossa di rame (ma perchè mi andava così) hanno tostato bene nel burro, hanno ricevuto (fuori fuoco) il vino bianco caldo e poi lo scalogno, ma solo un attimo, dopodichè il brodo èincominciato a colare dolcemente per portare il riso a cottura. Le stiscioline di lime si sono tuffate quasi subito. Più o meno a metà cottura il mango e l'ananas. E il timo
Questo risottino posso ben dire di averlo inventato io, e ne ho grande soddisfazione.
Bon appetit!

domenica 6 febbraio 2011

Risotto con la frutta

Oggi ho fatto una ricettina che mi ha stupito.
La storia è questa: oggi volevo fare un risottino, è un po' che non ne faccio. Ma non il solito risottino!!
Mi stuzzicava l'idea della frutta ma nello stesso tempo non avevo proprio voglia di cercare.......allora ho improvvisato. Sia ben chiaro: sono del tutto convinto che nei libri e nella rete ci siano tante ricette di risotto con la frutta ma ero curioso di vedere, e assaggiare, cosa sarei riuscito a combinare. Come sempre mi succede: detto fatto.

Mi sono comperato due arance vaniglia (wow!), un limone ligure, due mele granny (italiane) e una pera decana, quelle con la ceralacca sul picciolo (chissà poi perchè). Una scatola di Vialone (la prossima volta, che ci sarà presto, userò Carnaroli). Un pezzetto di burro. Il dado vegetale. Un sacchetto di scalogno.

Ho iniziato a fare le striscioline di buccia:




















Poi ho pelato le due arance e il limone al vivo, e ho fatto gli spicchietti:



Bene, fin qua ci siamo, mi sono preparato il brodo vegetale, nel microonde viene presto e bene.

Poi ho messo due spicchi di echalot a soffriggere:













E infine ho fatto le due mele e la pera a cubettini:


E le ho saltate in padella con un po' di burro per ammorbidirle.
E' tutto pronto.
Metti il riso a tostare con un po' di burro, poi il vino bianco (la prossima volta userò lo spumante, per ora il Frascati è andato benissimo) e, appena sfumato, le cipolle. Poi, come sempre e con la solita pazienza, ho incominciato a d aggiungere il brodo.A metà cottura ho aggiunto le mele e la pera assieme alle striscioline.
E ho avuto l'ispirazione di colorare il tutto con un po' di curcuma, mi dicono che non ha sapore:





















Verso la fine gli agrumi.

Finito il tutto ho spento, ho aggiunto il prezzemolo, il burro giusto e ho aspettato quei tre minuti, per poter fare la mia bella foto.
Bon appetit!!!!
(voto che euge si è dato: non meno di 8,5/10, provare per credere).

Commento del mattino dopo: l'ananas ci deve entrare in qualche modo.

giovedì 3 febbraio 2011

Cucina veloce: orecchiette con zucchine e provola affumicata

Càpita spesso, sai che devi cucinare ma sai anche che arrivi tardi a casa. Non ne hai una gran voglia, sei stanco, però hai un ospite a cui tieni, lo devi nutrire bene e soprattutto devi fare la figura almeno di un buon cuoco.
Ecco perché inizio la serie cucina veloce, perché penso che non sia un problema solo mio.
Quindi il primo è: orecchiette con zucchine e provola affumicata.
Conterai un etto di orecchiette a testa, uno zucchino di taglia media, circa 50 grammi di provola affumicata. Il basilico (e il prezzemolo, se ti va di mescolarli) che ci vuole. Olio evo.

Lava, asciuga e taglia a fettine sottili le zucchine. Rosolale in padella, a fuoco dolce, con l'olio extra vergine d'oliva per 10 minuti. Alla fine dei 10 minuti, in rapida successione, versa nella padella la provola affumicata grattugiata grossa, il basilico lavato e asciugato, il prezzemolo lavato, asciugato e tritato, e la pasta cotta al dente e ben scolata. Fa saltare per un paio di minuti e servi ben caldo con un filo d'olio extra vergine d'oliva a crudo.

(n.b.: le orecchiette sono state cucinate mentre la pizzaiola "andava", quindi totale mezzora primo e secondo, niente male!)

Cucina veloce: la pizzaiola

La pizzaiola è perfetta.
E' troppo semplice e troppo buona. Ne mangerei un kilo per volta.
Il profumo dell'origano (ma non ho disdegnato di farla con le erbe di Provenza....) ti avvolge in una nuvola di dolcezza.
E' una cottura che definirei "a riempire".

800 g di colarda (a Napoli, a Genova si chiama cascia o punta di cascia) o colardella di manzo fatta a fette e lasciandoci almeno un po' di grasso, 500 g di pomodori pelati buoni, un cucchiaio di origano, un bicchiere di olio evo, due o tre spicchi d'aglio (ma l'aglio è a piacere!), mezzo bicchiere di vino bianco, sale e pepe.

Si cucina nella padella larga.
Accomoda le fette di carne, salale, unisci i pomodori pelati senza succo divisi a metà, l'olio, il vino, l'aglio a pezzetti o intero, l'origano, il pepe.  Io ci ho aggiunto i capperi di Filicudi (gli ultimi, arghhhhhh)
Copri con il coperchio e cuoci a  fuoco medio: per circa mezz'ora fai dell'altro (sudoku, io).


giovedì 27 gennaio 2011

Malloreddus ai totani in salsa di arancia

Ricetta preparata a un torneo di cucina, per tanti, troppi.....
comunque splendida, provare per credere.

Per sei: sei etti di linguine, ovviamente, due totani, un arancia, la buccia di un limone, uno scalogno, pangrattato, olio evo, sale q.b.

Lava e pulisci bene i totani, tagliandoli a julienne. Nella saltiera fai soffriggere lo scalogno a fettine nell'olio fino a farlo appassire, aggiungi i totani.
Nel frattempo avrai spremuto l'arancia e messo il succo sul fuoco, per farlo ridurre di metà. Quasi a fine cottura dei pesci aggiungi il succo e la scorza del limone grattuggiata,
Amalgama con un po' di pane grattato, aggiungi le linguine e falle saltare un attimo.
Più semplice di così!








Oggi, sabato 29, ho riprovato a farmela, ho aggiunto anche qualche gamberetto, non avendo l'echalot, ho usato la cipolla rossa e non avendo i malloreddus ho usato i bucatini.
Mi sono proprio piaciuto


Tournedos mistral

I tournedos sono quei tondini del filetto del bovino adulto che si ricavano dalla estremità inferiore, prima dei filetti mignon. Dovrebbero pesare circa mezz'etto ciascuno, tre per una porzione. Poi dal macellaio te li danno alti 3-4 centimetri, che un etto e mezzo lo fanno da soli.
Bisognerebbe legarli con uno spago lungo il bordo esterno, così da mantenerli in forma durante la cottura. Poi lo levi prima di portarli in tavola.
Tante sono le ricette con i tournedos ma questa a me fa sballare.


Per sei umani: sei tournedos, sei crostoni di pane fritti nel burro, 4 etti di melenzane, mezzo kilo di pomodori, un etto di olive, Gaeta of course.
Melenzane e pomodori si fanno a pezzetti e si cuociono alla provenzale (=funghetto) assieme alle olive, che avrai snocciolato una ad una, perchè vuoi bene a chi si siede a tavola con te.

I tournedos si possono cuocere in burro, olio o tutti e due, ma io non sono di questa idea, hanno diversi punti di fumo.
Quando saranno pronti, saltati in padella "a gran fuoco" per pochi minuti, si mettono in un piatto di portata ben caldo che aspettava con i crostoni, i tournedos li appoggi sopra e circondi tutto con le melenzane, i pomodori e le olive.
Dài che non è difficile!
Eccolo:

Dimenticavo: uno spruzzo di prezzemolo tagliato al coltello sul momento non può fargli male.

Insalata di astice con purea di finocchi e mele e salsa al mandarino

Un'altra ricetta di una scuola di cucina, questa volta con lo Chef Max Mariola.
E' una ricettina dai gusti compositi, buonissima e veramente originale. Come lui, del resto.

Per dodici persone ci vorranno: sette astici da mezzo kilo ciascuno, sei finocchi, due mele golden delicious, olio evo, burro, due scalogni, aneto (o barba del finocchio), sale e pepe q.b.
Per la salsa al mandarino: sedici mandarini, due arance, due cucchiai di zucchero, timo fresco.

Per fare la purea di finocchi e mele: taglia grossolanamente finocchi e mele, quindi cuoci i finocchi in acqua bollente fino a che non risulteranno morbidi. A parte fai un soffrittino di scalogno, burro e olio a cui, quando lo scalogno è appassito, aggiungerai i finocchi sbollentati e le mele. Fai cuocere fino a che il liquido non sarà esaurito. Quindi frulli e quando avrai una crema liscia e omogenea aggiusti di sale e pepe.
Gli astici li sbatti in acqua bollente per cinque minuti, li scoli e li svuoti bene, anche le chele.
Per fare la salsa al mandarino dovrai semplicemente spremere mandarini e arance e mettere il succo in un pentolino assieme allo zucchero e a tre rametti di timo. Cuoci fino a che non otterrai una salsina molto ristretta.
Ecco il risultato finale, Bon Appetit!

mercoledì 26 gennaio 2011

La quiche, meraviglia di fantasia culinaria

La quiche, anche se purtroppo non è italiana, è uno splendore della cucina, e ogni quiche portata in tavola è un successo di gusto e allegria.
E dire che è il solito piatto di recupero, fatto con gli avanzi del frigorifero. Ma quando vengono messi insieme tutto si trasforma, e ai tuoi amici luccicano un po' gli occhi.

Nel film di James Bond Bersaglio mobile (1985) Roger Moore prepara la "quiche des cabinet" per una biondissima Tanya Roberts, indimenticata Charlie's Angel. Cari lettori vedete bene che anche una misera quiche può avere insperati effetti............

Stasera metto nella quiche melenzane, pomodori e ricotta salata, di recente preparazione.

Dovrai innanzitutto fare la pasta briseè, che è semplicemente una frolla senza zucchero. Nulla di più semplice: per un paio di teglie ci vorranno mezzo chilo di farina, un quarto di burro, un uovo intero, il sale giusto sciolto in pochissima acqua. Bisogna lavorarla a freddo, meglio con i guanti (non di pelle), con il burro fatto a pezzettini piccoli ma non sciolto. Quando si è amalgamata bene si fa la palla e si mette in frigo a raffreddare una buona mezzora.
Tutte le quiche condividono una cosa: una componente liquida che funge da amalgama degli ingredienti. E' l'apparecchio. Son tre uova intere, mezzo litro di latte (o, se preferisci 200 cc di panna e 300 cc di latte), sale, pepe, noce moscata.

E adesso componi la tua quiche: quella di stasera ha come ingrediente principale le melenzane o petonciani che dir si voglia (cfr. Artusi). Dopo che hai messo un paio di melenzane nel forno a scaldare e ad ammobidirsi, quando la pelle è raggrinzita le tiri fuori e le spolpi con un cucchiaio. La polpa la frullerai con un po' di prezzemolo, aglio e sale. Metti la tua bella frullata sulla briseè che hai spianato col il mattarello (e sì, qui ci vuole), tirata a mezzo centimetro e disposta con garbo sulla teglia. Non dimeticherai di punzecchiarla con la forchetta. Se vuoi essere tranquillo le dai così, nuda e cruda, dieci minutini di forno, prima di riempirla.
Adesso ti fai i tuoi bei pomodori concassè, a cubettini, privi di semi e di acqua di vegetazione, e li riversi a ricoprire le melanzane.
Versi l'apparecchio. Grattuggi la ricotta salata.
In forno a 200 °C et voilà, dopo mezzora è pronta. Buona calda, buonissima fredda.

E' un'ora che cerco la foto ma non la trovo. Intanto la ricetta la pubblico, vediamo domani dove sarà la foto, non era granchè, come al solito, ma almeno dava un'idea.
Bonne nuit

ore 8.10
finalmente trovata la foto:

lunedì 24 gennaio 2011

Filetti di branzino in crosta di olive nere e timo con purea di patate all'olio di oliva e scalogno

Ricominciano, con ritardo, le ricette.
I motivi del ritardo sono tanti: una breve vacanza, un impegno di lavoro pressante che ha riempito le mie serate di gennaio. Principalmente però, lo dico senza alcuna vergogna, una difficoltà a ritrovare il piacere di giocare con i pentolini. Questo mi è dispiaciuto, per me e per chi mi legge.
Riprendo quindi stasera, non senza fatica, ma penso che non sia giusto lasciar perdere questa passione e questo blog, che mi sono stati di grande compagnia.

Comincio con una ricetta che mi ha insegnato lo Chef Gusella, persona di grande incontro, che ricordo con tanta simpatia.
Lui ha usato i branzini ma si possono usare le orate tranquillamente, e si possono anche usare, per chi li conosce, quei filetti di quel pesce azzurro di taglia un po' più grossa che, perchè poco conosciuto, è meno comperato e costa quindi meno. Ma è comuqnue buonissimo! L'ho sempre detto che alla base della cucina c'è la merceologia, bisogna conoscere i cibi e le loro qualità. Bisognerebbe avere un amico (o una vecchia nonna) con cui andare a fare la spesa al mercato insieme....


Ci vorranno per 10 persone:
1 - per la purea:
7 etti di patate, un etto di scalogno tritato e 30 g di scalogno a filetti, olio evo q.b. e due cucchiai di aceto
2 - per il branzino:
cinque branzini, una confezione di olive greche grosse, 220 g di semolino o di semola di grano duro, timo q.b., sale e pepe q.b.
3 - rametti di timo per decorare.

Procedimento per la purea: lessa le patate con la buccia e passale allo schiacciapatate, aggiungi sale e pepe e montale energicamente con un filo d'olio. E' evidente che se usi olio molto buono la tua purea avrà un valore aggiunto! Aggiungi lo scalogno e tieni in caldo.
Intanto marini lo scalogno a filetti con olio e aceto per almeno mezz'ora.
Procedimento per il branzino:
fai i filetti e li privi della pelle. Poi ti prepari il patè di olive fresche (come è noto io preferisco le Gaeta, sono troppo buone: certo che se hai il contadino, ligure, pugliese o del Garda o delle Marche forse sono meglio quelle del contadino che quelle comprate, ma questa è cosa straovvia).
Una faccia del tuo filetto la spalmi con il patè delle olive e la impani uniformemente con il semolino che avrai mischiato con le foglioline di timo.
A questo punto rosoli in padella fino a ottenere la doratura della panatura e poi passi in forno per cinque minutini, a 210 °C.
La ricetta dice che devi stendere sul piatto un disco di purea, adagiarvi sopra il filetto di branzino e aggiungere lo scalogno a filetti marinato.Decori infine con i rametti di timo.
Bon appetit!
Eccolo:

domenica 2 gennaio 2011

E' iniziato un altro anno

Eccolo, il 2011.
Piano piano, giorno dopo giorno e ricetta dopo ricetta, il mio blog, giocattolo e figlio"strano" ma desiderato, è cresciuto, e adesso il primo, minimo bilancio lo posso fare. I'm very happy!

E' cresciuto, come il suo papà, con tanti difetti, chiamiamoli nèi se vogliamo essere più garbati, con foto non sempre belle (veramente quasi mai), ma con una grande voglia di buttarsi, anima e corpo, in questa nuova storia, mettendoci ogni energia e ogni buona volontà.  Perché in ogni cosa bisogna tuffarsi, con un colpo di reni e con tutte le energie migliori, anche se residue ;-).

E' cresciuto soprattutto grazie alla presenza di voi tutti, che con le vostre visite e ancor più con i vostri commenti (anche un semplice: "Mi piace!") mi avete incoraggiato a continuare a scrivere, anche in quei momenti, non pochi, in cui la voglia di raccontarsi attraverso le cose che ho cucinato, era "ai minimi storici".

Quindi il blog (e il papà del blog) vi augurano, lettrici e lettori di ogni dove, giovani e meno giovani, dilettanti e professionisti, ogni buona cosa che voi possiate immaginare per questo nuovo anno e vi promettono, soprattutto, di esservi vicini, anche se non tutti i giorni, con una qualche ricettina, scritta con l'esclusiva intenzione di dare anche un minimo contributo per portare i sorrisi sulle vostre tavole.



Anche la foto che metto mi racconta, proviene dalla mia professione.