Andiamo a incominciare

Basta fare un giro al mercato.
Già gli occhi si riempiono di colori, colori di pomodori e peperoni, caldi, rossi e carnosi come certe labbra che si offrono senza vergogna, ma anche caldi come il giallo di pani appena sfornati, sotto la cui crosta si indovina una tenerezza nuova.
E la verdura? ci offre tutte le tonalità dei verdi, che raccontano sommessamente di prati e di orti, innaffiati da uomini tranquilli in maniche di camicia, durante silenziosi tramonti.
Come si fa a non amare il cibo? Semplice, basta non amare gli umani.

venerdì 27 maggio 2011

Cronache Slowfish 2 - finalmente si mette qualcosa in corpo

Camminando incontro uno stand dall'aria simpatica, non foss'altro per il nome: panini d'aMare.
Evvài, questo sarà l'entrèe.
Eccolo, lo stand, gestito in proprio da Slowfood


E questo è il panino che mi sono scelto: 
Note per i lettori:
1 - Triora è un comune più o meno sopra Imperia, famosa per il pane e per le streghe;
2 - Prescinsuea è lìil termine genovese per la cagliata;
3 - i peperoni erano gialli, a striscioline;
4 - la foto fa schifo, è fatta col telefonino e c'è un perchè.
Voto: 11/10.

Intanto mi sono fatto una piccola birra, per digerire il salato, e anche per digerire un certo cartoccino di olive ascolane ripiene di baccalà.

Salgo al piano superiore perchè (chi l'avrebbe mai detto) voglio mangiare ancora qualcosa.

Qui, dopo un qualche giro, incontro il clou della mattinata:





























Non ti posso scrivere la ricetta, così come non ti posso scrivere, perchè non ne sono ancora capace, la sensazione di piacevolezza nel mettere in bocca quel mix.
Comunque la purea è di fave e patate, non direi metà  e metà perchè se no saprebbe troppo di patate, il polpo è fatto in guazzaetto con tanta bella broda rossa.
Voto: eccezionale.

Cronache Slowfish 1

Eccomi, finalmente arrivato. E' nella mia città ma è lo stesso un viaggio, nella vacanza, ovviamente.

Come promesso provo a raccontare qualcosa.
Alle dieci in punto mi hanno fatto entrare. Dopo aver camminato dieci minuti entro finalmente. E' un padiglione della Fiera del Mare in cui non ero mai stato, nuovo per me.
C'è la cerimonia dell'inaugurazione, con la commissaria europea per la pesca, Maria Damanaki.
Parlano un po' tutti, più che altro blaterano, ma forse la testa è altrove, anche la commissaria, che parla a singhiozzo con la traduttrice, non mi dice niente di interessante.
Concetto che euge ha ritenuto: sembra che i bianchetti non si debbano mangiare più, per non fare un torto ai nostri figli e ai loro figli.
Ok, per i ragazzi è giusto fare tutto il possibile......
Dopodichè incomincio a girare a vuoto, il tempo è tanto, troverò ben qualcosa da sfamarmi......


Fotografie, quasi a caso:



eccoli i ragazzi, quelli per cui non dobbiamo mangiare più i bianchetti;












Questa invece è la barchetta che, potendo e volendo, uno qualsiasia dei miei lettori può farsi costruire con il legno della Liguria, praticamente su misura:

mercoledì 25 maggio 2011

Programmi del week end

Domani non so mica se riuscirò a mettere qualcosa......anche se ieri ho fatto una certa quiche con il Montèbore, e non dico altro.

Ma il fine settimana per tutti i miei lettori non di Genova ho in serbo qualcosa di speciale (oddio, si fa per dire): "Le cronache dallo Slowfish".
Mi porterò il mio computer e, praticamente in diretta, cercherò di raccontare  qualcosa della congerie di eventi a cui mi sono iscritto.

Il link di Slowfish è questo:
http://www.slowfish.it/


ciao!!

Ricette piccantissime 1 - la pasta con i friggitelli!

Stasera mi sentivo di mangiare qualcosa di veramente piccante, ma mai avrei immaginato a che punto sarei arrivato!
Domenica in coop ho trovato un sacchettino di cellophane con dentro sei friggitelli, che poi sono quei piccoli peperoni verdolini, e con una bella etichetta adesiva con scritto "piccanti", ma io ho voluto fare il grande.............
Girando un po' in rete adesso non mi pare che l'essere piccante sia una qualità precipua di questi piccoli peperoni verdi, probabilmente sono in genere "normali" ma quelli che ho, più o meno volontariamente, comperato io sono veramente tosti.
Anche perchè mi è successo un piccolo incidente [tagliando i peperoni, in un momento di disattenzione o forse per un gesto automatico, mi sono toccato certi ammenicoli di cui sono forniti i maschietti, ottenendo un quarto d'ora di un bruciore al cui paragone le fiamme dell'inferno sono stille di rugiada...].

La ricetta, che avevo da tanto tempo nella chiavetta, è citata come una ricetta di Fabio Picchi, che non credo proprio usi i peperoni che ho usato io stasera da somministrare nel suo ristorante fiorentino.

Bisogna affettare una cipolla e metterla ad appassire nell'olio, poi tagli a striscioline i peperoni e ce li butti. Adesso viene il bello: aceto e zucchero, il mitico agrodolce, mi fa venire in mette il "cignale dolce forte" di Artusi.
Non ti posso dare le dosi, dipenda da quanta cipolla e da quanti peperoni, andare "a orecchio" non è poi così difficile.

Quando è pronto, che vuol dire quando il peperone è ammorbidito, lo fai raffreddare





Eccolo, avrebbe solo bisogno, quando freddo, di un filo di olio evo e di qualche fogliolina di basilico tritato.











La pasta stasera l'ho voluta cuocere "a risotto", che vuol dire metti la pasta in padella e aggiungi acqua salata a poco a poco, quindi si cuoce solo con l'acqua di cui ha bisogno, non di più. Deve essere girata quasi continuamente, perchè sennò si attacca.
Non ci vuole grande intelligenza per capire che resta più saporita.









Una volta cotta la pasta si mette tutto insieme e si salta in padella.

Eccolo, il mio piatto:






La signora che dorme insieme a me, a differenza del giovinotto che abita in casa nostra, che non è riuscito a finirla, la ha gradita ed è riuscita a finirla. Ed è un giudice parecchio severo.......

sabato 21 maggio 2011

Pasta al sugo

Chi è, fra i miei lettori che hanno una cinquantina d'anni o giù di lì, che non ricorda la pasta al sugo? Non era solo un piatto, era forse un modo di mangiare, diverso da come oggi pensiamo, o almeno io penso, l'alimentarsi. Comunque con la pasta al sugo ci siamo cresciuti, e su questo non ci piove.
Quindi oggi, un po' con l'occhio rivolto al passato e un po' al futuro, vi somministro la ricetta della salsa di pomodoro.
Oibò ma non hai vergogna? Ebbene no, e mi darete ragione alla fine.

Per quattro ci vorranno due o tre (o quattro) pomodori del tipo "a grappolo", belli maturi, e una lattina di pelati. Qualche foglia di basilico. Un quarto di bicchiere di olio evo.

Metti queste cose in pentola e frulli con il tuofrullino a immersione. Accendi il fuoco, aspetti che bolla e conti sei minuti.
Passati i sei minuti aggiusti di sale, di pepe e di zucchero.

Fuori fuoco aggiungi due etti di ciliegini, e rifrulli.

La tua salsa è pronta (e può stare anche quattro giorni in frigo, se ci riesci!).
Hai solo da saltarci la pasta dentro e aggiungere (ma non ce n'è di bisogno) un po' di parmigiano.

La foto allegata si riferisce al fatto che tanta era la gola che mi sono ricordato che ci voleva la foto solo a metà piatto, e anche questo vuol dire qualcosa.


La ricetta è di Fabio Fauraz, chapeau!!!!


giovedì 19 maggio 2011

Rancetto

Stasera posto questa ricettina non solo perchè ho le foto disponibili ma anche perchè è interessante ed è un buon oggetto di discussione. Aspetto quindi notizie da tutti i lettori.

L'ho imparata da Fabio, assieme ad altri sughi per la pasta, ma di tutti questo è quello che ho preferito.
Ricetta regionale umbra, ma, cercando in rete, la notizia veramente interessante salta fuori in molti pochi siti.
Ci vorrà il guanciale (altrimenti detto "barbozzo" in loco. Qui un sito con due notizie carine: http://www.tipicamenteumbria.it/prodotti/norcineria/guanciale.asp

Ma non è tutto!
La ricetta è semplicemente guanciale e pomodoro ma, udite udite, il guanciale non deve essere fresco, cosa che sarebbe troppo semplice avere in frigo, ma UN PO' irrancidito.
Ti prego cara/o Lettrice/ore, non ti alzare e non chiudere la pagina. Abbi fiducia, che sarai ripagato (70x7?).

Certo che raccontare come e quanto deve essere irrancidito il guanciale è cosa al di fuori delle mie capacità, però tutti noi abbiamo tirato fuori, una qualche volta nella nostra vita, un fondello di un qualche salume un po' dimenticato, con quell'odorino non proprio eccellente e quel colore tendente al giallino.
Il guanciale, in my opinion, dovrebbe essere un po' meno di così. Ma accetto opinions di ogni tipo.

Tieni presente questo, paziente Lettrice/ore, secondo certe mie ideuzze, il rancido del guanciale dovrebbe essere addolcito, o per lo meno temperato, dall'acido del pomodoro.Ma anche qui è una mia idea, più che altro da discutere....

La pasta da usare dovrà essere di quelle un po' rugose, di mezza taglia ma anche la pasta lunga non è male. Adoro gli ziti, reginette qui a Genova.
Per quattro ci vorranno tre etti di pomodori maturi, da sugo, san Marzano, che si devono far passare.







Il mio Kenwood Chef è un valido aiutante!














Se proprio vogliamo dare un peso al guanciale, come sopra raccontato, facciamo 150 grammi.
Lo tagliamo a striscioline e lo facciamo sudare, pochi minuti. Osservalo bene, non farlo bruciare.



A quel punto unisci la passata e fai cuocere tutto, a un fuoco normale, regolando di sale, una mezzora, stando anche attento che non si asciughi troppo. Appena hai spento buttaci dentro una manciata di maggiorana, è splendida e profumatissima.

La tua pasta, quando sarà pronta, la salti qualche attimo nel sugo.
Una spolverata di pecorino, romano, penso che sia un degno coronamento.

Eccola, la mia pasta profumatissima.............

Tagliatelle pesche e asparagi

Ebbene sì, è qualche giorno che mi sento parecchio creativo, che ci debbo fare? Ho da tempo imparato a tenermi così, come sono, anche se a volte non mi riesco punto simpatico, come direbbe Collodi.

Ritorniamo al creativo.
Stasera per un caso sono tornato a casa un po' prima e allora mi sono fiondato dalla mia fornitrice preferita di prodotti dell'orto: la Cinzia, che qui saluto e ringrazio.
Intanto che comperavo a poco a poco l'idea si formava..... mi ha detto che aveva bei piselli freschi, evvài con i piselli, freschi sono buonissimi e hanno bisogno di minima cottura; (devo dire che mi è venuta in mente la papalina..) poi mi ha dato certi asparagi,quelli viola, garantiti tenerissimi. Questa pastasciutta si stava formando a poco a poco, mancava il frutto, un frutto un po' "duro" che mi sopportasse un minimo di cottura. Abbiamo optato per le pesche noci, di piccola taglia, diciamo sui due giorni indietro di maturazione.

A casa quindi sono partito: prima di tutto ho pareggiato gli asparagi, li ho legati e li ho messi in idoneo contenitore a cuocere col vapore; poi in padella ho fatto il soffritto di cipolla, una volta imbiondita ho aggiunto i piselli freschi e dopo un poco i cubetti di pesca noce. Dieci minuti circa di cottura e infine ho aggiunto i turioni, belli ammorbiditi dal vapore.
L'aspetto finale della mia padella era questo:


di grande impatto visivo, almeno questo concedetemelo

e il piatto finito era così:





























Al momento dell'assaggio il giudizio verteva pressochè soltanto sull'accostamento pesca-asparago. A me è piaciuto molto, ma io ovviamente non conto. Ogni scarrafone è bello a mamma soja!


Siete voi tutti che dovete provarci!!!!!

mercoledì 18 maggio 2011

Il ristorante che vorrei, che non vorrei, il personale che vorrei, che non vorrei.............

Riso pilaf con calamari e frutta

Stasera volevo fare qualcosa di proprio mio. Ma non è semplice. Non so più dove ho infilato una certa ricettina di risotto con totani e mele, di cui ho come unica vestigia una fotografia, ma la ricetta, anche se ricordo dove l'ho cucinata la prima volta, non la trovo proprio.
Ultimamente quello che mi riesce meno peggio è la cucina, e non so neanche io se esserne contento o no. Ma è così.....
Mi consola il fatto che in casa ho giudici severi, che se faccio un "esperimento" partono con l'ombra del sospetto. Stasera ho vinto io.

L'idea del pomeriggio era: riso, pesce e frutta. Si trattava solo di metterli insieme.
In casa sapevo di avere il basmati (Evvài)
Ho trovato un paio di calamari con l'insegna "freschissimi", con vicino altri pesci con l'insegna "freschi". Sfido chiunque, anche Bocuse al limite, a distinguere i calamari a seconda dei giorni di permanenza nel frigo del pescivendolo: ovvio che tutti siamo capaci a distinguere il calamaro di un giorno da quello di dieci, ma non si tratta di questo. Immagino che i freschissimi potessero essere stati pescati lunedì notte, ma questa è solo una mia idea. Buoni comunque erano buoni.

Ho poi comperato un paio di pere,quelle un po' rosse, decana del comizio è la varietà.
Un bel limone bio, da poterne usare la buccia, sempre se ti fidi e dopo averlo lavato bene bene.

L'idea di fondo era di non fare un risotto, sono un po' stufo di risotti: pensavo di fare il mio"condimento" nella saltiera e quando fosse stato pronto, di versarci sopra il pilaf, e di dare solo una mescolata.

Quindi prima cosa da fare: il pilaf.
Lavi bene il basmati, metti la mezza cipolla steccata col chiodo di garofano nella pirofila assieme a un po' di burro (secondo me è meglio dell'olio, in questo particolare caso), la fai colorare e tosti il tuo riso.
Una volta tostato aggiungi il brodo e lo sbatti in forno fino ad assorbimento totale del liquido. Regola empirica della quantità di brodo, che ho letto oggi sulla rete ma non ricordo più dove: moltiplicare il peso del riso per 2,2. Quindi 250 g di riso assorbono 550 cc di brodo (lo so, il brodo non ha proprio il peso specifico dell'acqua, non mi rompete per favore,  ;-)

Eccolo il mio pilaf, nel cui brodo ho anche versato una bustina di zafferano, ad abundantiam
da cui fanno capolino la cipolla e il chiodo di garofano.
Bene, una cosa è fatta.




Ripartiamo: due echalot direttamentenella saltiera,questa volta l'olio (evo, ligure) è giusto: non mi piace cucinare il pesce col burro.

Non appena è pronto ci butto dentro i due calamari, che ho rapidamente pulito, del resto con i calamari si fa prestissimo.



Intanto che i calamari vanno mi grattuggio la buccia del limone


e mi preparo un paio di spicchi, tagliati in due pezzi











Quando i calamari sono pronti (e qui stasera sono stato un po' troppo affrettato, avrei dovuto assaggiarli!!) ci butto le pere affettate, aspetto tre minuti di numero e poi il limone e la scorza grattuggiata. Pochissimi minuti ancora. Poi dentro il pilaf, e solo mescolare.

E' pronto, solo uno spolvero di prezzemolo. Col senno di poi, le avevo in cartella ma me le sono dimenticate: mandorle tostate, non possono non starci bene!

Ecco il risultato di tanto impegno:

martedì 17 maggio 2011

Fragole in agrodolce

Questa ricettina l'ho incontrata ieri sera, e fin a che non l'ho fatta, cioè stasera, non quetavo.
Adesso che l'ho fatta sono troppo contento.

L'ho pescata nel blog "La melagranata", http://melagranata.it/
che è molto bello, direi proprio tanto più bello del mio, ma questo non mi preoccupa affatto. Sono contento per chi lo fa, con grande sincerità e ammirazione. Io faccio un po' quello che posso, che, come già detto, corrisponde a fare tante cose insieme nell'illusione di accontentare tutti.

Quindi la ricettina ve la andate a leggere direttamente lì: http://melagranata.it/2011/indice/dessert/bicchierini-dolci/fragole-allaceto-e-pepe-nero/

Mi scuso in anticipo se mi sono permesso di cambiargli il titolo.
Comunque sia l'ho fatta, è piuttosto piaciuta, le dosi sono perfette, forse, se uno proprio vuole fare una modifica, potrebbe usare (quello che viene venduto come) aceto balsamico. Ma anche così, con l'aceto bianco (qualsiasi), ti viene una certa curiosità di berti il succo. E l'ho fatto.

Quindi mi resta solo da mettere la mia foto, meno bella ma comunque testimone del mio impegno.

Bon appetit!

Cappelletti con mango e prosciutto crudo

Si avvicina per tutti l'estate e una bella pasta fredda è un modo di incominciare il pasto della sera di tutto rispetto, specie se si mescola dolce e salato, che è uno dei miei pallini.


La ricetta l'ho imparata da Barbara, che non finirò mai di ringraziare per tutte le belle cose che mi ha insegnato, e potrei dire anche quando, l'11 giugno del 2008. Perchè io sfoglio e risfoglio le mie dispense, alla ricerca di sempre nuove suggestioni per il nostro blog.
Veramente Barbara la ricetta la faceva con le farfalle, ma questo è un dettaglio. Sono andato da un certo negozietto genovese, EVO si chiama, dove non solo ho comperato un pane calabrese con un profumo d'infanzia, ma ho anche trovato la pasta di un pastificio di Torre Annunziata, direi un prodotto di nicchia (nel senso che alla Coop non la trovi proprio), ma con un sapore e una tenuta di cottura notevoli. E poi, guardando nel sito, trovi tante forme strane, che stimolano la tua fantasia ai piatti più divertenti. Quindi vi metto la foto della pasta, anche se non so bene se posso farlo, la metterò piccolina.



Incominciamo quindi con la ricetta: la pasta quella che ci vuole per 4 umani, prosciutto crudo (il Parma secondo me è perfetto) uno o due etti, un mango bello maturo, un mazzetto di rucola, la citronette.














Cuoci la tua pasta in tanta acqua salata, la scoli e la fai raffreddare con un filo di olio perchè non diventi un'inutile palla. Sbucci e fai a cubetti il mango, tagli il prosciutto a striscioline (e perchè no a cubetti?), aggiungi la rucola lavata e la tua citronette (dose cho ho usato stasera: 25 cc di succo di limone, 75 di olio riviera ligure, sale, agitati nel biberone, ovviamente, per fare l'emulsione).


Mescoli, ovviamente, e con un po' di garbo. Versi nei piatti, eccola,


domenica 15 maggio 2011

La quiche profumata: menta e fiori di zucchine (e mozzarella grattuggiata)

Oggi bisogna fare qualcosa che dia il senso della festa, cioè della contentezza di non dover andare a lavorare: e credetemi, è veramente tanta!

[In effetti ultimamente quest'idea di aprire un ristorantino "come dico io" mi frulla per la testa sempre più spesso.
Già che hai letto fina qui ti racconto il ristorantino "come dico io":
1 - apertura tre o quattro sere alla settimana;
2 - cinque tavoli da quattro;
3 - metà cucina e metà sala, separate da un vetro che, dal lato della sala, si trasforma in un bancone, per chi non può proprio fare a meno di vedermi cucinare, ah ah ah
4 - e soprattutto: si mangia quello che dico io, nel senso che venire a mangiare da me dovrà essere un atto di fede.

So bene che questi sono solo sogni e che, facendo così, non solo non guadagnerei almeno quello che mi passa il mio attuale datore di lavoro, ma andrei velocemente in malora.....
Il vantaggio è che non ci sarebbe di bisogno di tanto personale, solo amici ovviamente, uno in cucina e uno in sala, bastano e avanzano.
Le mattine servirebbero per andare a fare la spesa.
Il nome del ristorante è "Cucinare per amore", ma questo era anche implicito.
Ecco, vi ho partecipato dei miei sogni......se qualcuno ce ne avesse di simili si faccia avanti, almeno li condividiamo.
Se poi qualche ameno lettore avesse dei soldi da investire, o da buttare, o da spendere, a seconda dei punti di vista ....].

La realtà di oggi è la solita quiche, fatta con la brisèe alla ricotta (200 farina, 100 ricotta, 50 burro, un uovo intero) dentro cui, oltre al solito "apparecchio" (300 di latte, 200 di panna, tre uova, sale, pepe e noce moscata) ho messo i fiori delle zucchine e la menta piperita. E un po' di mozzarella pugliese grattuggiata).


Tutto lì.
Mi raccomando imburrare la teglia di sotto.
Provare per credere, eccola:




Le colature di brisèe mi piacevano molto!

sabato 14 maggio 2011

Cucina straveloce: orecchiette con le cime di rapa

Lo so bene, le ricette bisognerebbe studiarle un po', documentarsi, confrontare varie lectiones.......
Però è anche vero che se arrivi a casa tardi, e hai comperato un bel mazzo di cime di rapa il tempo per fare tutte queste cose non ti è concesso, e allora? Vai a orecchio, vorrà dire che qualche anno di attività in cucina ti dovrà ben servire a qualcosa. E allora sono andato a orecchio.

Cime di rapa cotte al vapore, sono buonissime, hanno un loro profumino amarognolo semplicemente unico.
 L'acqua delle cime di rapa, poca ma bella concentrata, la allungo con acqua normale, e ci cuocio le orecchiette; le ho comperate fresche, cioè al banco frigo della Coop, mezzo kilogrammo perchè noi siamo in tre   ;-)
Intanto che le cime di rapa si impregnano di vapore ho messo in padella: olio evo, oggi avevo sotto mano quello siciliano, aglio schiacciato due spicchi (ma questo dipende dai gusti di ciascuno), una decina di filetti acciughe sott'olio, un peperoncino secco e ho fatto rosolare il tutto, con un fuoco che ho imparato deve essere dolce.
Quando le cime di rapa si sono belle invaporate le ho buttate nell'olio: hanno dato un po' di acqua ma non mi sono preoccupato, la cottura di qualche minuto (meno di dieci) me la ha fatta evaporare. Forse sarebbe meglio strizzarle, ma erano bollenti!
Ecco ilmio sugo, con le gocciole di acqua colorate di marrone dall'acciuga

A questo punto ho solo dovuto aspettare che le orecchiette finissero di cuocere e le ho a loro volta saltate nel sugo.

Il piatto finale è rimasto così:


venerdì 13 maggio 2011

La frittata fatta nel forno

Questa è la seconda portata che ho preparato stasera. La prima è poco più sotto, i fusilli con i peperoni.

Era tanto che volevo fare la frittata nel forno, ci avevo già provato ma con risultato scadente, vuoi per la scelta degli ingredienti vuoi per qualcosa che mi mancava.
Ho chiesto aiuto. E' bello avere amici che ti danno una mano. Questa volta la mano l'ho ricevuta da Anna the Nice, patrona del mio blog, mi ha infatti spinto a incominciare quando io ero ancora titubante, e blogger lei stessa di grande qualità, eccola: http://www.annathenice.com/    andatela a vedere tutti, è un blog bellissimo. Specie in confronto al mio. Ma io cerco di fare mille cose insieme!

Comunque la ricetta di Anna,mandata via mail, è questa, che io virgoletto, come è giusto e bello:
"Frittata al forno (ingredienti di base)
- uova [euge: otto per cinque persone]
- pane duro bagnato in acqua o latte, [io ho usato pane di pasta dura, poco più di un panino]
- aglio
- prezzemolo
- formaggio piccantino [io ho usato pecorino sardo stagionato, grattuggiato, circa un'etto]
- sale e pepe

(ingredienti per l'eventuale arricchimento, se ne può mettere solo uno o più di uno o, in caso
di gola sfrenata, tutti)
- pancetta affumicata tagliata a dadini
- zucchina saltata in padella
- fiori di zucchina
- mozzarella sfilacciata o a cubetti [io purtroppo il caseificio sotto casa non ce l'ho cara Anna!]
- scamorza affumicata
- [io ho usato cinque carciofi, tagliati fini fini e saltati in padella con un po' di olio e uno spicchio di aglio]
-------------------------------------------------------------------------------------------
dopo aver mescolato gli ingredienti, versarli in una teglia oliata e cosparsa di pangrattato.
[e qui casca l'asino, non si direbbe ma è proprio il pangrattato l'idea vincente!]
 
Coprire quindi anche sulla superficie di pangrattato e un filo d'olio
Gnam".
 
Questa èla mia:
Si noti per inciso che il bello di questa "frittata" che forse "frittata" non si dovrebbe chiamare, è che, senza alcun bisogno di essere girata, resta cotta bene sia sopra che sotto, si gonfia meravigliosamente ed è certamente più digeribile della sua sorella in padella, perchè è meno "unta". 
Provare per credere, immagino che ogni verdurina sarà una scusa per farla.
A tutti i miei lettori genovesi e ad Anna the Nice che sa bene: provarla con il "Preboggion"!
 

Fusilli casarecci ai peperoni

Posto una ricettina, magari non molto originale ma se fatta  con ingredienti di eccellenza splendida.
Proviene dal mio libro e l'ho scritta nell'ormai lontano 2003: ieri me l'ha ricordata il mio amico Maurizio, a cui piace anche la mia prosa.
E quindi la metto qui, senza cambiare una virgola.

"(Cena calabrese,  aprile 2003)
I bucatini per quattro persone: c’è chi ne mette 200 grammi c’è chi ne mette 600. Non sto io a dire quanti. Due grossi peperoni di colore diverso.
300 g di pomodori scottati e sbucciati e aperti per eliminare l’acqua e i semi (quindi ce ne vorrà a occhio 750g).  - Chi ci mette i pelati è meglio che lasci perdere e vada in trattoria -.
100 g di guanciale - chi ci mette la pancetta è meglio che lasci perdere e vada in trattoria assieme a quello che usa i pelati -. Due spicchi d’aglio.
Foglie di basilico (di passaggio si noti che in Calabria non c’è il basilico profumato come quello di Prà ma c’è il basilico che sa di menta, quindi per non imbastardire la ricetta usarne proprio pochino). Olio, quello buono. Sale.
Si fa a cubetti il guanciale e si fanno a strisce i peperoni e gli si fa dare l’acqua.
Si mette in padella l’olio e l’aglio, poi, a imbionditura, il guanciale per farlo sciogliere un po’ e poi i peperoni e si cuociono una cinquina di minuti.



Poi si aggiungono i pomodori a pezzettini e proprio verso la fine il basilico.
La salsa è pronta, se vuoi ci puoi mettere un po’ di sardo."

Ecco quella che ho fatto stasera:

martedì 10 maggio 2011

Carpaccio di polpo

Cara/o Lettrice/ore, non iniziare a sbuffare dopo avere letto il titolo, lo sappiamo entrambi che il carpaccio di polpo è strainflazionato sulla rete......ma il blog serve a un'altra cosa, a condividere un'esperienza fatta.
(e anche a un'altra cosa, serve a raccontarsi perchè questa è una cosa che piace, e a questo fine le ricette di cucina valgono tanto quanto l'elenco della spesa o gli ingredienti del lucido da scarpe...)

Per cui stasera vi cuccate il carpaccio di polpo, e va bene così.

Fra l'altro il libro da cui l'ho preso è un gran bel libro, ricco di foto di gran lunga più belle delle mie, "le basi della cucina italiana", Tommasi editore, vedi la mia pagina dei libri di cucina.

Allora:
prima di tutto pulire bene un polpo sui 2,5 kg, levare occhi, becco e quant'altro.
Poi ti prepari il tuo solito brodino vegetale, con cipolla carota, sedano, prezzemolo, una o due foglie di lauro, sale grosso in giusta quantità e i grani di pepe. Quando bolle butti il polpo delicatamente e lo cuoci un'oretta a fuoco medio. Quando lo stecchino entra agevolmente nei tentacoli lo fai raffreddare nell'acqua della sua cottura.

Dopodichè tagli il collo a una bottiglia dell'acqua e fai 3 o 4 buchi nel fondo. Usa la bottiglia di plastica, il vetro ti procurerebbe ulteriori difficoltà.
Nella bottiglia ci stipi il tuo polpo, e lo schiacci con un bel peso, e lo tieni così in frigo per una notte, che per lui sarà ovviamente una notte "buia e tempestosa". Dato che la bottiglia "perde" la metterai in piedi dentro una boulle.

Il giorno dopo è pronto, puoi sfogarti a distruggere la stupida bottiglia: ti resterà in mano un bel cilindro che con uno dei tuoi meravigliosi coltelli affetterai a fettine le più sottili possibile.
Fagli una salsina,dài, è ancora presto. E' solo una citronette, tre di olio, uno di succo di limone, sale e pepe, aggiungi un o' di prezzemolo tritato. Non potrà che starci bene.

Daì che hai finito davvero.Metti nel piatto le fettine di polpo, un po' di rucola, pezzettini di sedano che sono buonissimi e profumatissimi, olive di Gaeta. Condisci con la citronette al prezzemolo.

Eccolo:

























N.B. non è detto che se devi uscire di casa, e non ti vuoi privare del piacere del tuo carpaccio, tu non ti possa fare una fetta spessa diciamo un centimetro e piazzarla fra due fette di pane.........

lunedì 9 maggio 2011

Tiramisu alla fragola

Stasera un altro dessert.
Enrico, cuoco negletto, ma non per questo meno interessante, iersera mi ha portato questo buonissimo, che grande ammirazione mi ha prodotto, e curiosità, e voglia di farlo anche io, insomma.... una libidine.
Gli ho chiesto la ricetta con la promessa di metterla qui. E infatti adesso lo sto facendo.

La premessa è però questa: la ricetta non è originale, proviene da questa pagina del sito mezzokilo.it, che è doveroso citare: http://www.mezzokilo.it/ricetta/tiramisu-alla-fragola-una-splendida-versione-tutta-fragole

Naturalmente Enrico, che non è sprovveduto, ha ritenuto di fare certe modifiche, e in queste sta la sua originalità.
Per giudicare le modifiche bisognerebbe aver assaggiato entrambi i tiramisu ma io non l'ho fatto, quello fatto da Enrico è comunque spettacoloso.

Eccola qui la ricettina, con una mia piccola aggiustata formale, e con alcune parti virgolettate.

Nota bene: un cucchiaio raso di zucchero vale 15 grammi, provare per credere.

1 - frulla col mixer 400 g di fragole, (macerate un'oretta con 30 g di zucchero) 70 g di zucchero e 300 cc di acqua. Enrico avrebbe aggiunto, come sua idea, mezzo bicchiere di limoncello invece del maraschino della ricetta, ma non ce l'ha messo perchè non aveva voglia di andarlo a comperare. Fa bollire 10 minuti e fai raffreddare. Poi aggiungi il succo di due limoni e la buccia grattuggiata di uno (nota di euge: "io il succo dei due limoni lo metterei da subito a macerare con le fragole").

2 – monta bene bene 4 rossi con 75 g di zucchero e poi incorpori 375 g di mascarpone.
3 - monti gli albumi a neve (senza zucchero) e li unisci ai rossi.
(nota di euge: "i punti 2 e 3, uniti fra loro, fanno quindi una crema che si alternerà agli strati di savoiardi imbevuti").

4 - nè Enrico nè la ricetta citata dicono quanti savoiardi usare. Nota di euge: "quanti ne riesci ad ammorbidire con la bagna che hai fatto".

5 - "affinchè i caporali fossero ben zuppi ( a me il tiramisu piace inzuppato) ho comprato uno yogurt drink alla fragola (del tipo molto liquido) e ne ho usato circa 150 grammi per dare una ripassata ai caporali dopo averli già bagnati nella bagna di fragole". Ipse dixit.

(altra nota di euge: "il numero degli strati dipende ovviamente dalla dimensione del contenitore, comunque direi almeno tre di savoiardi e due di crema").

6 - “ho aggiunto 250ml di panna, da montare anch’essa senza zucchero, da usare come ultimo strato di copertura, per far meglio risaltare il rosso della fragola di guarnizione”. Non possiamo non essere d'accordo!

7 - finalmente lo strato di guarnizione delle fragole!!!!


Eccola la meraviglia delle meraviglie!

 Ed ecco il suo fattore, che guarda caso legge ricette di cucina con grande interesse.........



Addendum del giorno dopo la pubblicazione:
ho espresso a Enrico una mia riserva circa il biodrink.
Mi risponde così:
"invece lo yogurt liquido va bene perché la bagna tende a solidificare
e un disaggregante acido a mio avviso ci vuole. Non ci puoi mettere troppi limoni 
per il loro effetto astringente. Seppoi invece mi vuoi dire che al posto dello 
yougurt ci stavano bene 2 flutes di brut ... allora concorderei con te
 Proponila ai tuoi cari lettori come variabile afrodisiaca".
 
(nota di euge: se bastassero.......) 

domenica 8 maggio 2011

Bavarese agli agrumi

Domenica, ore 16, anticipo di ricetta

Ecco un'altra piccola ricettina, ma grande nel risultato e, soprattutto nella semplicità.
E' un dolce che mi ha passato Luisa, compagna di tornei di cucina diventati storici, che ringrazio per la ricetta e soprattutto per l'amicizia.
L'ho fatta poco fa, e la presenterò fra un tempo e l'altro del derby, perchè tutti gli amici presenti hanno  ancora speranze significative per la loro squadra e non sono ancora arrabbiati.

La mia dose vale per 15, ma mi correggerò dopo aver visto quanta ne è rimasta.
195 g di zucchero, 180 di acqua, 15 g di colla di pesce, 375 g di panna fresca, un limone e mezzo, tre arance, un pompelmo e mezzo (oppure: due limoni e un pompelmo), le foglioline di menta per decorare oggi non le ho trovate ma fanno sicuramente un bell'effetto, ancora fettine di agrumi e di fragole per decorare.


Io ho messo a bollire acqua, zucchero, e le striscioline della buccia di un solo arancio e di un limone.



Intanto la colla di pesce l'ho messa ad ammorbidire nell'acqua fredda.
L'acqua e lo zucchero e le zeste devono bollire tre minuti.
Intanto ti spremi tutti gli agrumi, e intanto che spremi gli agrumi (è divertente cercare di avere occhi per tutto contemporaneamente!) ti monti la panna con l'idoneo strumento.

E' tutto pronto? Allora strizzi la colla di pesce e la butti nella pentola, mescoli un po' e aggiungi la spremuta. Io ci ho dato una botta di mixer. Adesso mescoli insieme alla panna montata.
Riempi il tuo stampo.



Sbatti in frigo, qualche oretta, stasera alle nove e tre quarti sarà sicuramente a tiro.
Se resta in piedi bene ci metterò sopra stecchini con fettine di fragole e di arancio, se dovesse essere un po' molla la sbatterò nei bicchieri.
A poi.......

ore 23, è finito il derby, contenti e scontenti ......
io sono parzialmente scontento. Buono era buono, anzi buonissimo, ma l'idea di metterlo nello stampo era sbagliata. C'è stata una separazione fra la parte "pannosa" e quella "gelatinosa". Avrei dovuto metterlo da subito nei bicchieri. Pazienza, sbagliando si impara.
Ecco i bicchieri con quello che sono riuscito a salvare.

venerdì 6 maggio 2011

I pizzi cu niebitu

Non potevo esimermi dal segnalare una ricettina che si porta con sè un mondo di ricordi e tanta malinconia.....
I miei cugini di Amantea mi hanno mandato un pacchettino pasquale ricco di leccornie, fra cui queste, dolce tipicissimo e del luogo e del periodo pasquale.
Ne avevo mangiati tanti nel passato ma questi, forse anche perché manco da alcuni anni, mi sono così spaventosamente piaciuti che ho insistito per farmi mandare la ricetta, perché voglio che siano nel mio blog, a testimonianza non solo delle mie origini ma anche del mio affetto per la Calabria.
Intanto mettiamo la foto:


Poi, virgolettato, il racconto che mi ha fatto mia cugina.
"Per circa 100 dolcetti (!)
Ingredienti della pasta:
12 uova di cui 6 intere e sei solo tuorli
500 g di olio di oliva di qualità o di semi ( come suggerisce la tasca)
700 g di zucchero
1 bustina di lievito tipo Pane degli angeli
2 kg di farina all'incirca ( qui si dice: quantu ni riceve).

Ingredienti della farcitura:
1 kg di mostarda d'uva ( qui si fa in casa in autunno appositamente)
Zucchero (lei dice a piacere, secondo il grado che si desidera, o senza, secondo la tradizione)
300 g di cioccolato fondente
100 g di cacao amaro in polvere
250 g di uva passa
un pizzico di chiodi di garofano
2 cucchiai di cannella
400g di mandorle tostate finemente sbriciolate.
Questi ingredienti devono essere semplicemente incorporati in modo da formare
un composto cremoso ma ben consistente.

Procedimento per la pasta:
Sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere gradatamente olio, farina e bustina di lievito lavorando bene l'impasto di morbida consistenza. Stendere quindi una sfoglia dello spessore di qualche millimetro secondo il
gusto, se la si preferisce più o meno sottile. Con l'aiuto di un bicchiere o di una tazza capovolta tracciare dei cerchi, rimpastando e riutilizzando i rimasugli. Farcire ogni cerchio con il ripieno avvolgendolo in modo da formare una mezza luna quindi saldare bene il bordo con l'aiuto di una forchetta oppure della rondella.
Spennellare i dolcetti con il tuorlo d'uovo. Infornare a 150 gradi per 15/16 minuti o comunque il tempo per una giusta doratura".

Grazie Elvira!

p.s. segnalo anche un sito con una ricetta fotografica degli stessi, sontuosa.
http://www.amantea3.it/tradizioni/attivita/pizzi%20cu%20niebitu/pizzi%20cu%20niebitu.htm

lunedì 2 maggio 2011

Risotto con gli avanzi

Trascrivo e ricopio una ricetta che quasi un anno fa avevo pubblicato su Facebook, quando ancora non avevo il "mio" blog. Rileggendola per caso oggi l'ho reimmaginata carina, e domani la farò.
Eccola, virgolettata.

"Come è noto, la domenica, ultimamente tutte le domeniche, devo cucinare, prescindendo dalla voglia o dal divertimento. Non voglio dire che preferirei lavorare ma dover fare qualcosa non scelto da me non è proprio il massimo.
Il riso si presta meglio di altro a questo stato d'animo per cui anche oggi, cara/o amica/o di fb, ti troverai il risottino.
Non ha fatto la spesa per il risotto e ho dovuto “saccheggiare” il frigorifero: come chi ha il mio libro già saprà, la cucina “di ricupero” è uno dei miei pallini.
Non ci sono le dosi, non ce n'è bisogno.

Intanto si parte con la cipolla, affettata e messa ad ammorbidire nel giusto burro, per conto proprio, con calma, ma con la coda dell'occhio sempre vigile.
Dal freezer è saltato fuori un sacchetto di funghi secchi: a mollo in acqua tiepida.
Parte anche il brodo, su un altro fornello, con il miglior dado che ho trovato in casa.
Il burro in padella e si parte a tostare il riso. Un attimo prima che sia a tiro ci rovescio le cipolle, e aspetto un altro attimo, dopodiché parte la cottura con il brodo.
Si ha un paio di minuti per ulteriori ricerche.
Saltano fuori dal frigo le croste del parmigiano: ce le metto? Si, male non faranno. Ancora qualche mestolo di brodo.
Perché non dare un po' di colore? Un cucchiaio di concentrato di pomodoro non può certo rovinare tutto.
C'è della bresaola: 50 grammi a striscioline, la posso mettere subito.
Giunto verso la fine, diciamo 15 minuti di cottura, ci butto i funghi strizzati.
A sedici minuti spengo.
Mantecatura burro e formaggio.
A 18 minuti porto in tavola.

Non voglio e non devo farmi i complimenti, però non ne è avanzato.
Per ultimo: ci stava bene secondo me qualche fogliolina di erba salvia.
Bon appetit!"

domenica 1 maggio 2011

Flan di borragini e zucca

La scuola dei flan che ho fatto da Fabio Fauraz continua a produrre effetti di grande soddisfazione, non solo la mia.....
Ho comperato quattro bei mazzi di borragini, erbetta splendida e saporitissima. Mi piace, per chi non la conoscesse, mettere qui un link a un sito di Leontini, in Sicilia: http://www.lentinionline.it/erbe/borragine.htm
Dopo una sommaria rimozione degli steli più grossi le ho messe nel cestello e le ho cotte al vapore. Dopo averle strizzate erano solo due etti e 40 grammi! Attimo di panico: non bastano. Allora, anche per un motivo cromatico, mi sono comperato un bel pezzo di zucca.
La zucca (quella francese, me la hanno garantita più morbida di quella mantovana) l'ho fatta a cubetti, rosolata con la cipolla e portata a cottura con un po' di acqua, incoperchiata, circa un quarto d'ora.
Dopo frullata me ne è venuta sul mezzo chilo. La regola aurea è sempre la stessa: per un etto di purea di verdure 50 g di panna e un uovo. Alla passata di zucca un pochino di parmigiano gratuggiato l'ho aggiunto, mi sembrava veramente un po' troppo liquida.

La mia ciambella l'ho imburrata bene e, memore di passate recenti esperienze, l'ho anche rivestita internamente di pellicola trasparente.
Prima ho messo la passata di borragine e poi ho messo quella di zucca.
Una ciambella dentro l'altra, e l'altra piena di acqua quasi bollente. In forno a 150 °C per una mezzoretta.
Eccolo, fotografato al buio sul terrazzo, messo a raffreddare










Lo sformatino è stato accompagnato da una salsina al gorgonzola (gorgonzola sciolto in un po' di latte, sul fuoco), di cui nessuno si è lamentato.

Pesto di fave, sardo e salame

Una ricettina di un antipasto degna di una grande cucina, infatti chi me la ha passata è una grande cuoca, la "mitica", perchè non potrebbe essere diversamente, Elena. Grazie di cuore.

Si parte da una ricetta, se così può essere chiamata, storicamente presente nelle nostre tavole, fave, salame e formaggio sardo fresco. Non è proprio una ricetta, piuttosto è un accostamento di cibi che gratifica il palato, l'occhio e il cuore (degli italiani). Nessuno potrebbe dire "non l'ho mai assaggiato". Entrèe tipica della gita del primo maggio, ad esempio. Per noi genovesi il salame è il Sant'Olcese. Trovate due notizie su questo link: http://www.tryitaly.com/prodotti/salame_santolcese.htm

Ma torniamo a noi. La ricetta prima si smonta e poi si rimonta.L'idea di fondo è che sbucciare le fave è una grande seccatura. La trovata, geniale, è "facciamo il pesto con le fave".
Detto fatto.
La sera prima ti metti di buona lena e ti sbucci un bel kilo e mezzo di fave, levi il picciolo e se proprio non ti piace (ma a me piace) anche la prima buccia.
Nel tuo robot metterai l'aglio a tuo piacimento, l'olio evo, i pinoli. Frulli e fai la cremina. Ora aggiungi le tue fave e continui a frullare aggiungendo olio e parmigiano/pecorino alternativamente fino a quando avrai raggiunto la consistenza cremosa che ti serve e ti piace. Assaggia un attimo, devi capire come è di sale.
Hai quasi finito, dovrai farti i cubetti di sardo e di salame.

Io l'ho fatto così e iersera il successo è stato garantito.

lunedì 25 aprile 2011

Créme caramel

Ovverossia "crema (francese) al caramello".
Pensavo che fosse una cosa semplice: Barbara, che mi aveva dato la ricetta, mi aveva garantito la buona riuscita.
E in effetti è riuscito bene, non posso negarlo.
Eccolo:

C'è però qualcosa che non mi andava, la ricetta era semplicissima, ma c'era qualche cosa che non mi tornava.
Allora mi sono armato di pazienza e in questi tre giorni ho cercato di studiare, in maniera analitica, il problema. Non è detto che ci sia riuscito, mi manca ancora qualche piccolo particolare da sistemare, però le idee me le sono lucidate.
Chiedo ai miei lettori di aiutarmi a capire i particolari mancanti. Grazie in anticipo.

Mi scuso ma per capire dove voglio arrivare devo fare una premessa, su un argomento che sembra che non c'entri niente, ma non è così.
In tutti i libri di cucina la maionese è descritta come fatta con i rossi d'uovo. Io non l'ho mai fatta così, e quindi non potrei dire che gusto abbia. Io la faccio così, me l'ha insegnata Ivan Messuri (Grazie!!!!!) e non mi è mai impazzita:
300 cc di olio (di arachide), un rosso, un uovo intero, sale e pepe, limone/aceto. Tutto alla stessa temperatura. La frulli col minipimer e in un battibaleno è pronta. Garantita. Immagino pertanto che l'albume aggiunto "aiuti" l'emulsione a farsi e a stabilizzarsi. Ma il gusto? Peggiora o è indifferente? Questo proprio non saprei dirlo.

Adesso possiamo tornare al nostro crème caramel.
Il crème caramel è un dolce che ha un suo perchè, che è fatto di delicatezza, di (giusta) dolcezza, di sciogliersi in bocca, di sapere che ne puoi ingurgitare un numero illimitato, è un dolce che ha una sua caratterizzazione ben precisa e un'unicità assoluta.
Non ci sono altri dolci al cucchiaio come il crème caramel, con quel suo amaro di zucchero appena bruciato.

Allora mi sono cercato come lo fanno i "grandi" della cucina francese, Pellaprat, Escoffier, italiana, Marchesi, Artusi e ho cercato di capire il "fil rouge" della preparazione.

Io la ricetta ve la propongo così, che non è come l'ho fatta ma è come la farò quanto prima.
Si dà per scontato che uno un po' di caramello se lo sappia fare: cuoci lo zucchero con poca acqua, aggiungi 2 o3 goccine di limone. Il caramello lo userai per foderare le tue pirottine poco prima di versarvi il tuo composto  e metterlo ad aspettare una notte in silenzio.

Allora solo rossi o uova intere? Non sapendo l'effetto fisico e chimico (e secondo me l'inevitabile modificazione del gusto) mi limito a citare i suddetti maestri di cucina, e quasi tutti fanno un po' degli uni e un po' delle altre. Una buona media mi sembra 2 uova intere e 3 rossi (Escoffier). Dopo averli rotti ci metti un solo etto di zucchero e mescoli bene con la frusta fino a che "scriva"....
Intanto il tuo mezzo litro di latte è stato messo a bollire con la stecca di vaniglia, e/o la scorzetta di limone.
Quando è bello caldo (levi la stecca e/o la scorzetta)  lo versi delicatamente sullo zucchero e mescoli bene.
E' praticamente pronto. Lo devi soltanto schiumare e versare con il colino nelle pirottine, già pronte di caramello.
Adesso le tue (circa sei) pirottine sono pronte per la rostiera piena di acqua quasi bollente, sbatti tutto in forno a 180 °C per tre quarti d'ora, curando che l'acqua di immersione sia molto calda ma non raggiunga mai il bollore.
Se poi vuoi fare una strafinezza ogni pirottina dovrebbe avere un coperchietto di carta con un buchetto per far uscire il vapore, così la superficie non si brucia. Ma tanto poi li rovesci............

Buon divertimento.......

domenica 24 aprile 2011

Involtini di petto di pollo

Oggi ho fatto anche questa ricetta e tutti quelli che la hanno assaggiata ne sono rimasti entusiasti. E anche io, quando l'ho assaggiata da Marta e Donatella di Chef per caso l'ho molto apprezzata.
Non solo perchè è buona ma perchè è anche semplice da farsi, e questa è una cosa importante....

La racconto come l'ho fatta oggi, chiedendo scusa anzitempo per le imprecisioni.
La prima cosa da fare è quella di comperarsi un bel mazzo di asparagi, e di cucinarli al vapore. Dopodichè ti comperi una ventina di fettina di prosciutto crudo dolce, un bel Parma secondo me è una scelta quasi obbligata. Ci vuole anche un po' di erba salvia. E il petto di pollo, evidentemente.
Si tratta di fare delle fettine di petto di pollo molto sottili. La soluzione più intelligente e che consiglio ai miei lettori è quella di farsele fare direttamente dal pollivendolo, che in questo è sicuramente bravissimo. Lo spessore perfetto direi è 5 millimetri. Quelle che ho fatto io oggi non erano nè così sottili e neanche regolari, ma sono state buone lo stesso.
Quando avrai preparato tutto sul tavolo davanti a te incominci così: una fettina di petto di pollo, una spennellata di olio, una presina di sale, una fettina di prosciutto crudo, una o due foglioline di salvia, l'asparago.
Arrotoli come se dovessi arrotolare un sigaro. Questo sigaro andrà sigillato dentro una caramella di carta alluminio e sbattuto in forno a 210 °C per 10 o 12 minuti.

Quando tiri fuori dal forno la caramella la tagli a fettine oblique (scaloppare), un goccio di olio buonissimo e quelle meravigliose palline nere che sono i semi di papavero.

Eccola, la mia, non è splendida ma posso sicuramente migliorare.....


sabato 23 aprile 2011

Uffa, la solita colomba!!!!

Non se ne può più della solita colomba.
A parte il fatto che dal supermercato alla pasticceria il prezzo aumenta di un fattore 10, e questo dovrà pur dire qualcosa, la colomba è sempre un po' troppo asciutta, e fa fatica a scendere per il gargarozzo.

La mitica Elena, mentore di questo blog, mi suggerisce qualcosa che aiuta la deglutizione della colomba, anche se forse non la digestione, ma non è detto che non ci si possa dormire sopra.

Si tratta di un zabaione al Brachetto [adorato da Charles M. Schultz; ah no, pardon, a lui piaceva quello al Bracchetto].

Lo racconto così come come l'ho ricevuto.
Mezzo litro di brachetto con una cucchiaiata di zucchero, 7,5 rossi d'uovo con 200 gr di zucchero (meno la cucchiaiata), 50 gr di farina forte (manitoba). Metti a bollire il brachetto con lo zucchero, nel frattempo mischi bene i rossi delle uova, lo zucchero e la farina. Quando bolle il vino unisci le uova e il resto e con la frusta mescoli bene. Cuoci uno o due minuti, stando bene attento a non superare gli 80 °C: le uova farebbero la stracciatella!


Per far vedere la consistenza e il colore questa è la foto:





per capire quanto ne viene con queste dosi questa è la foto:



























Un bel bicchierone da 800 cc circa. Io penso che tirato fuori dal frigo sia più buono che a temperatura ambiente ma è solo una mia idea.

Carciofi carciofi carciofi!!!!!!

A chi non piacciono i carciofi?
Io stesso che sono un po' infastidito dagli ortaggi fibrosi trovo che i carciofi abbiano un gusto unico.
Anche ieri ho fatto carciofi, e li farò anche domani.
Il fatto è che adesso li compero a 25 per volta, quelli di Albenga, qui, senza muovermi da casa......
http://www.agricolaleale.it/agricola_leale/La_nostra_storia.html

Mi hanno anche fatto un bel regalino, una specie di vaso da notte di plastica, con quattro zampe e due manici, debbo dire più che carino, eccolo:


avrete ben capito, care/i Amiche/Amici, trattarsi di "pentola a pressione per forno a microonde".

Debbo dire che è proprio una figata (ma nei blog si possono dire certe parole? boh!), con il suo bel ricettario, e mi sono messo subito a usarla.
Ho impiegato più tempo a pulire quattro carciofi che a cucinarli. Una volta puliti li ho messi a testa in giù assieme a 1/3 cup di acqua (lo so, dovrei tradurlo in cc, ma vado di corsa, e poi io ho un aggeggino in un cassetto che misura in cups), un tablespoon di olio evo, un teaspoon di limone spremuto e un filino di erbe di Provenza.
13 minuti a 850 watt.

Tu mi dirai: "tutto qui"? Certo non è la Paella però cucinare presto e bene, specie quando arrivi tardi la sera, è comunque un valore aggiunto.

Eccoli, nel loro splendido vaso da notte:


E con questa ricetta vi siete anche presi una videata della mia mitica cucina.......

venerdì 22 aprile 2011

Sformatino di carciofi

Iersera sono andato a scuola da Fabio. E' giusto che segnali il suo sito:  http://www.fabiofauraz.com/
Regola generale degli sformati di verdure:per un etto di purèe di verdura, mezzo etto di panna e un uovo intero. Il parmigiano non è necessario.

Allora stasera mi sono messo e farmene uno io. Però non volevo farne uno eguale a iersera, non sarebbe stato elegante!
Allora ho fatto la crema di carciofi della ricetta dei raviolini di burrata di chef per caso (anche di Chef per caso è giusto e bello segnalare il sito, perchè è una scuola dove si sta "troppo" bene e dove si imparano tante cose. http://www.chefpercaso.it/
La crema di carciofi sarebbe circa così: quattro carciofi, una patata (ma buona, l'avevo in casa!, quelle di Belnome), un'echalot, un po' di olio evo, un po' di brodo vegetale e dopo un quarto d'ora di padella erano pronti. L'ho frullata con il minipimer. Ne sono venuti quattro etti. Ho aggiunto due etti di panna, e avrei dovuto aggiungere quattro uova, ma ne ho aggiunte tre, perchè  Fabio ieri ha detto che le uova si possono diminuire così da far risaltare meglio il sapore della verdura. Ho imburrato due volte lo stampo e ho messo a bagno maria in acqua calda nel forno a 150 °C per mezzora.
eccolo appena tirato fuori dal forno:
Poi ho fatto la salsina al parmigiano, panna e parmigiano sciolti nel pentolino.
A parte il fatto che rovesciandolo si è un po' abbassatoun po'


(e secondo me questa è colpa del quarto uovo mancante),era buonissimo, una cosa di una delicatezza veramente notevole.

Questo è come l'ho messo in tavola

giovedì 21 aprile 2011

Risotto con il cavolfiore verde

Ieri è arrivato a casa un bel cavolfiore romano, quelli verdi e appuntiti, e io, rovistando fra i neuroni residui, cercavo una ricetta di un risottino che avevo fatto una volta a Bologna, direi nel 2005, ma né lì né, più semplicemente, fra le mie tante carte malriposte, è saltata fuori.
Ma il cavolfiore era comunque sul tavolo, e mi chiamava con impeto.
Allora ho cercato sulla rete, dove c'è tutto per definizione, ma "quella" ricettina non l'ho più trovata.
Ho ripiegato su questa, del sito www.bioexpress.it, che cito e quindi ringrazio.
La mia non è proprio eguale, ma da essa prende l'aire.

Gli ingredienti per quattro saranno il riso, diciamo quattro etti, mezzo chilo di cavolfiore verde come sopra citato, 150 g di formaggio fresco di capra, bello morbido e cremoso, uno spicchietto d'aglio, due foglie di alloro, la buccia e il succo di un'arancia, olio evo, sale, pepe. Un litro  e mezzo di brodo.

Io ho dato una botta di vapore alle cimette del cavolfiore, non mi sentivo di sbatterle in padella così, ma un minimo, solo per ammorbidirle leggermente. Poi sono volate in padella con l'olio, l'aglio e l'alloro e le ho fatte finire di insaporire.
Il riso: come al solito. L'ho raccontato tante volte che ho quasi vergogna. Tostare con il burro, il vino bianco a temperatura ambiente e la cottura con il brodo, un poco per volta. I minuti sono sempre sedici. A dieci aggiungi il cavolfiore. A dodici il succo e la buccia dell'arancia grattugiata. A quattordici il caprino. A sedici spegni.
Due o tre minuti di riposino. Nel piatto un filo d'olio e una grattata di pepe nero sul momento.
Semplice, carino, gustoso.
Bon appetit!