E non solo....
Oggi è stata giornata di prove. Mi giravano in testa i cinque gusti...
E allora nel mio risottino ho messo:
- amaro: il radicchio rosso, passato sulla griglia e tagliato a fettine
- salato: il bacon
- dolce: le nocciole, tritate
n.b.: per la prossima volta comperare e tostare le nocciole intere, poi tritarle.
n.b.b.: nel piatto mi sono anche provato di aggiungere un po' di salsa di soya, per l'umami.
Aggiungere un po' di lime per l'aspro non ce l'ho fatta, ah ah ah
Il risottino l'ho fatto come al solito, con una cipolla rossa, un bicchiere di vino bianco a temperatura ambiente e un litrozzo di brodo, avevo quello di pollo, sgrassato, in frigo. Un pezzetto di burro per mantecare. Eccolo, non è stato proprio niente male!
Un blog fatto a uso e consumo degli amici, vecchi e nuovi, per trascinarli in questa grande passione, e perché "invitare qualcuno a mangiare da te significa incaricarsi della sua felicità per tutto il tempo che sta sotto il tuo tetto", e anche perché "cucinare per le persone alle quali si vuole bene significa impegnare del tempo pensando ai loro gusti, alla loro crescita e al loro benessere".
Andiamo a incominciare
Basta fare un giro al mercato.
Già gli occhi si riempiono di colori, colori di pomodori e peperoni, caldi, rossi e carnosi come certe labbra che si offrono senza vergogna, ma anche caldi come il giallo di pani appena sfornati, sotto la cui crosta si indovina una tenerezza nuova.
E la verdura? ci offre tutte le tonalità dei verdi, che raccontano sommessamente di prati e di orti, innaffiati da uomini tranquilli in maniche di camicia, durante silenziosi tramonti.
Come si fa a non amare il cibo? Semplice, basta non amare gli umani.
Già gli occhi si riempiono di colori, colori di pomodori e peperoni, caldi, rossi e carnosi come certe labbra che si offrono senza vergogna, ma anche caldi come il giallo di pani appena sfornati, sotto la cui crosta si indovina una tenerezza nuova.
E la verdura? ci offre tutte le tonalità dei verdi, che raccontano sommessamente di prati e di orti, innaffiati da uomini tranquilli in maniche di camicia, durante silenziosi tramonti.
Come si fa a non amare il cibo? Semplice, basta non amare gli umani.
lunedì 30 luglio 2012
domenica 29 luglio 2012
Pizzette.....
Chi l'ha detto che se voglio la pizza buona devo farmi la pasta in casa? Quando esco dal lavoro ho fretta e se qualcuno mi aiuta ben venga.
Ecco quindi che vado dal mio solito forno e mi compero la pasta del pane, mezzo chilo.
[poi ho comperato un po' di gnocchi e un po' di pane ai cereali. Totale 5,97 euro. Con fare noncurante ma con gli occhi illuminati, da vero goloso, pagando ho detto "Si tenga i tre centesimi e mi dia un grissino". Sigh, lo so, finirò malissimo....]
A casa la pasta di pane l'ho divisa in quattro e l'ho allargata un po, ma non mi è riuscita tanto bene, per cui le mie quattro pizzette avevano le forme più singolari, ma NON rotonde. Me ne sono fatta una ragione. Ci ho messo sopra i ciliegini tagliati a metà, un po' di fiordilatte, le melenzane grigliate come al solito (vedi rotolo-con-speck-e-melenzane), l'origano calabrese e un filo d'olio.
In forno a stecca, 10-12 minuti, mi sembra di ricordare...
Adesso che le scrivo penso che le chiamerò "Pizzette brutte ma buone".
Foto fatta col telefonino....
P.s.: la prossima ricettina sarà un risotto "particolare".
STAY TUNED!
Ecco quindi che vado dal mio solito forno e mi compero la pasta del pane, mezzo chilo.
[poi ho comperato un po' di gnocchi e un po' di pane ai cereali. Totale 5,97 euro. Con fare noncurante ma con gli occhi illuminati, da vero goloso, pagando ho detto "Si tenga i tre centesimi e mi dia un grissino". Sigh, lo so, finirò malissimo....]
A casa la pasta di pane l'ho divisa in quattro e l'ho allargata un po, ma non mi è riuscita tanto bene, per cui le mie quattro pizzette avevano le forme più singolari, ma NON rotonde. Me ne sono fatta una ragione. Ci ho messo sopra i ciliegini tagliati a metà, un po' di fiordilatte, le melenzane grigliate come al solito (vedi rotolo-con-speck-e-melenzane), l'origano calabrese e un filo d'olio.
In forno a stecca, 10-12 minuti, mi sembra di ricordare...
Adesso che le scrivo penso che le chiamerò "Pizzette brutte ma buone".
Foto fatta col telefonino....
P.s.: la prossima ricettina sarà un risotto "particolare".
STAY TUNED!
Rotolo 2 - funghi, porchetta ed emmenthal
La mia fantasia spesso vaga in un aere pieno di profumi e sapori....
Il rotolo che mi sono fatto l'altro giorno mi è così piaciuto che ho pensato di ripeterlo. Del resto questi rotoli di sfoglia ripieni sono buonissimi anche a temperatura ambiente, il giorno dopo, se uno riuscisse ad arrivarci.
Mi sono comperato una confezione di funghi coltivati, o champignons che dir si voglia e, dopo averli puliti, li ho saltati in padella con olio e uno spicchio di aglio. Interi, soltanto separando il gambo dalla cappella. Poi li ho affettati e li ho messi a strati sulla mia sfoglia, assieme a fette di porchetta e a fette di emmenthal.
Ho anche provato a tagliare a metà la sfoglia, come dissi nel precedente rotolo.
Diciamo che continuo ad avere qualche problemino in questo senso ma vi garantisco che questo rotolo mi ha fatto impazzire.
Voi tutti che siete più bravi di me lo farete senza dubbio esteticamente migliore, e di gran lunga.
Eccolo, comunque
Il rotolo che mi sono fatto l'altro giorno mi è così piaciuto che ho pensato di ripeterlo. Del resto questi rotoli di sfoglia ripieni sono buonissimi anche a temperatura ambiente, il giorno dopo, se uno riuscisse ad arrivarci.
Mi sono comperato una confezione di funghi coltivati, o champignons che dir si voglia e, dopo averli puliti, li ho saltati in padella con olio e uno spicchio di aglio. Interi, soltanto separando il gambo dalla cappella. Poi li ho affettati e li ho messi a strati sulla mia sfoglia, assieme a fette di porchetta e a fette di emmenthal.
Ho anche provato a tagliare a metà la sfoglia, come dissi nel precedente rotolo.
Diciamo che continuo ad avere qualche problemino in questo senso ma vi garantisco che questo rotolo mi ha fatto impazzire.
Voi tutti che siete più bravi di me lo farete senza dubbio esteticamente migliore, e di gran lunga.
Eccolo, comunque
venerdì 27 luglio 2012
Sgombri con cipolle in agrodolce
Sono troppo contento di avere preparato questa ricetta!
Un po' la conoscevo già, un po' l'ho letta sul libro di Gordon Ramsay, un po' l'ho letta sul sito di Tigulliovino. Ho messo tutto insieme ed è venuto un piattino di grandissima soddisfazione.
Io ho usato gli sgombri ma si possono tranquillamente usare gli altri pesci azzurri (vedi il mio precedente post, questo). Li ho fatti un po' sobbollire ma non è detto che debbano cuocere per forza, Gordon Ramsay non li precuoce. Una volta cotti gli devi levare la pelle e fare i filetti, seccatura inevitabile. Ma ne vale la pena.
Ecco che incominci ad affettare le tue quattro cipolle di Tropea, e anche una carotina, a spicchietti piccoli piccoli. Li metti a soffriggere in un po' di olio extravergine. Aggiungerai, per profumare il tuo agrodolce (saor, scabeccio, escabeche, come lo vorrai chiamare), un pizzico di semi di anice stellato e un cucchiaino di semi di coriandolo pestati. Due cucchiaini di uvetta, che altri, non Ramsay, mettono. Intanto che cuociono metti nel bicchiere graduato 100 cc di aceto bianco e 300 cc di vino bianco secco, a temperatura ambiente, come al solito. Un attimo prima di versarlo nel soffritto ci rovesci dentro una bustina di zafferano. Fa la differenza.
A questo punto la prima sera in cui ho fatto la preparazione ho preparato due cucchiai di zucchero per finirla e li ho orgogliosamente versati. Solo che non era zucchero, era sale fino. In cucina non piango ma dai miei polmoni sono uscite certe grida.....
La seconda sera è andato tutto come doveva. Controllato l'intingolo con le cipolle, e aggiustato di sale e di pepe, l'ho versato sopra gli sgombri, e poi in frigo fino alla sera dopo, momento del trionfo e della gioia.
Eccoli, i miei sgombri,
Un po' la conoscevo già, un po' l'ho letta sul libro di Gordon Ramsay, un po' l'ho letta sul sito di Tigulliovino. Ho messo tutto insieme ed è venuto un piattino di grandissima soddisfazione.
Io ho usato gli sgombri ma si possono tranquillamente usare gli altri pesci azzurri (vedi il mio precedente post, questo). Li ho fatti un po' sobbollire ma non è detto che debbano cuocere per forza, Gordon Ramsay non li precuoce. Una volta cotti gli devi levare la pelle e fare i filetti, seccatura inevitabile. Ma ne vale la pena.
Ecco che incominci ad affettare le tue quattro cipolle di Tropea, e anche una carotina, a spicchietti piccoli piccoli. Li metti a soffriggere in un po' di olio extravergine. Aggiungerai, per profumare il tuo agrodolce (saor, scabeccio, escabeche, come lo vorrai chiamare), un pizzico di semi di anice stellato e un cucchiaino di semi di coriandolo pestati. Due cucchiaini di uvetta, che altri, non Ramsay, mettono. Intanto che cuociono metti nel bicchiere graduato 100 cc di aceto bianco e 300 cc di vino bianco secco, a temperatura ambiente, come al solito. Un attimo prima di versarlo nel soffritto ci rovesci dentro una bustina di zafferano. Fa la differenza.
A questo punto la prima sera in cui ho fatto la preparazione ho preparato due cucchiai di zucchero per finirla e li ho orgogliosamente versati. Solo che non era zucchero, era sale fino. In cucina non piango ma dai miei polmoni sono uscite certe grida.....
La seconda sera è andato tutto come doveva. Controllato l'intingolo con le cipolle, e aggiustato di sale e di pepe, l'ho versato sopra gli sgombri, e poi in frigo fino alla sera dopo, momento del trionfo e della gioia.
Eccoli, i miei sgombri,
domenica 22 luglio 2012
Pasta con triglie e melanzane
Ricetta "originale" di euge, nel senso che mi si è accesa una lampadina quando ho visto le triglie, stamattina al supermercato. Niente ricettari, libri o internet. Solo il mio gusto personalissimo.
Se poi sulla rete si trova, cosa strafacile, vi giuro che non l'ho copiata.
In effetti trovarsi i filetti di triglie già puliti è un bel risparmio di tempo! Basta solo tagliarli a rettangolini....
Ho anche comperati un paio di kili di san Marzano belli maturi, che ho passato e fatto un po' asciugare
Una mezza melanzana l'ho tagliata a cubetti e l'ho saltata in padella, con uno spicchio d'aglio
poi, incoperchiata, ha finito come al solito di cuocere a fuoco dolce.
nella saltiera ho messo l'olio e un paio di echalot, tanto da non sovrastare il sapore delle triglie, che ho fatto saltare pochissimo davvero, con l'aggiunta di due dita di vino bianco. A quel punto le melenzane erano pronte e le ho versate sulle triglie. Una bella manciata di quell'origano calabrese profumato. Tre cucchiai di salsa di pomodoro, per profumare, non per colorare.
Quando la pasta (fresca) è arrivata al dente l'ho buttata nella saltiera per tre minutini ancora e poi ho impiattato.
Tragicamente il sole estivo mi ha seccato tutto il timo nel terrazzo......
Idee per la prossima volta: aggiungere olive di Gaeta? Aggiungere funghi Champignon? Che ne pensate?
p.s. commento familiare: "da ristorante!"
Evvài....................
Se poi sulla rete si trova, cosa strafacile, vi giuro che non l'ho copiata.
In effetti trovarsi i filetti di triglie già puliti è un bel risparmio di tempo! Basta solo tagliarli a rettangolini....
Ho anche comperati un paio di kili di san Marzano belli maturi, che ho passato e fatto un po' asciugare
Una mezza melanzana l'ho tagliata a cubetti e l'ho saltata in padella, con uno spicchio d'aglio
poi, incoperchiata, ha finito come al solito di cuocere a fuoco dolce.
nella saltiera ho messo l'olio e un paio di echalot, tanto da non sovrastare il sapore delle triglie, che ho fatto saltare pochissimo davvero, con l'aggiunta di due dita di vino bianco. A quel punto le melenzane erano pronte e le ho versate sulle triglie. Una bella manciata di quell'origano calabrese profumato. Tre cucchiai di salsa di pomodoro, per profumare, non per colorare.
Quando la pasta (fresca) è arrivata al dente l'ho buttata nella saltiera per tre minutini ancora e poi ho impiattato.
Tragicamente il sole estivo mi ha seccato tutto il timo nel terrazzo......
Idee per la prossima volta: aggiungere olive di Gaeta? Aggiungere funghi Champignon? Che ne pensate?
p.s. commento familiare: "da ristorante!"
Evvài....................
sabato 21 luglio 2012
Involtini rapidi
Eccoli, rapidi e indolori, anche perché ho usato un artificio di cottura.....
Mi restavano quelle quattro fettine di fesa, con le quali era anche possibile farsi un po' di pizzaiola, ma non ne avevo punto voglia.
Un peperone me lo sono affettato e, come sempre, gli ho fatto dare l'acqua in padella. Poi ho fatto a striscioline l'avanzo di quella provola dei Nebrodi e infine mi sono fatto anche a striscioline l'avanzo di melenzana. Perfect, due foglie di basilico, anche quelle in fondo al frigorifero.
La prossima volta che faccio gli involtini li cucio (specie se dentro ci metto del formaggio) ma questa volta ho ancora messo gli stecchini.
Di corsa a rosolare bene in padella, e poi, udite udite, 10 minuti di microonde a 750 watt.Cottura perfetta, il termine involtini "rapidi" è quindi appropriato, "gustosi" è altro termine che c'azzecca....
Eccoli:
Mi restavano quelle quattro fettine di fesa, con le quali era anche possibile farsi un po' di pizzaiola, ma non ne avevo punto voglia.
Un peperone me lo sono affettato e, come sempre, gli ho fatto dare l'acqua in padella. Poi ho fatto a striscioline l'avanzo di quella provola dei Nebrodi e infine mi sono fatto anche a striscioline l'avanzo di melenzana. Perfect, due foglie di basilico, anche quelle in fondo al frigorifero.
La prossima volta che faccio gli involtini li cucio (specie se dentro ci metto del formaggio) ma questa volta ho ancora messo gli stecchini.
Di corsa a rosolare bene in padella, e poi, udite udite, 10 minuti di microonde a 750 watt.Cottura perfetta, il termine involtini "rapidi" è quindi appropriato, "gustosi" è altro termine che c'azzecca....
Eccoli:
mercoledì 18 luglio 2012
Rotolo con speck e melanzane
Ricetta ultrarapida e di sicuro successo. Fatta di recente perchè mangiata fuori di casa e, come è ovvio, memorizzata. Rifatta con qualche modifica, così come la modifico adesso nella descrizione, dopo averla preparata la prima volta.
Antipasto o secondo, a piacere.
Ti comperi una sfoglia già pronta. Se poi sei bravo a fartela ancora meglio, ma non tutti ne hanno voglia. Per questa preparazione la sfoglia rettangolare già pronta basta e avanza.
Metti la griglia sul fuoco a scaldare. Intanto che scalda bene affetti una dodicina di fettine di melenzana, sottili, 2 o 3 millimetri, le grigli rapidamente da ambo i lati e le strofini in un piatto dove hai messo un po' di olio e di origano, se ti piace anche un pezzettino di aglio. Dopo di che riponi il tutto.
Un'ora prima dal tuo salumiere di fiducia ti eri fatto affettare due etti di speck e due di provola affumicata, che adesso apri e ti metti sul tavolo.
Non c'è più molto da raccontare, fai gli strati dei tre ingredienti, avvolgi, spennelli di rosso d'uovo e sbatti in forno a stecca, fino a che la sfoglia non è cotta.
Un'accorgimento, legato alla prima preparazione, è che se avvolgi la sfoglia in tante spire quelle più interne cuociono male: furbo sarà quindi tagliare la sfoglia a metà e fare due rotoli, con una o due spire.
Lo servirai, affettato, nel piatto ove hai strofinato le melenzane di olio e origano......
Come sempre, buon appetito a tutti
Antipasto o secondo, a piacere.
Ti comperi una sfoglia già pronta. Se poi sei bravo a fartela ancora meglio, ma non tutti ne hanno voglia. Per questa preparazione la sfoglia rettangolare già pronta basta e avanza.
Metti la griglia sul fuoco a scaldare. Intanto che scalda bene affetti una dodicina di fettine di melenzana, sottili, 2 o 3 millimetri, le grigli rapidamente da ambo i lati e le strofini in un piatto dove hai messo un po' di olio e di origano, se ti piace anche un pezzettino di aglio. Dopo di che riponi il tutto.
Un'ora prima dal tuo salumiere di fiducia ti eri fatto affettare due etti di speck e due di provola affumicata, che adesso apri e ti metti sul tavolo.
Non c'è più molto da raccontare, fai gli strati dei tre ingredienti, avvolgi, spennelli di rosso d'uovo e sbatti in forno a stecca, fino a che la sfoglia non è cotta.
Un'accorgimento, legato alla prima preparazione, è che se avvolgi la sfoglia in tante spire quelle più interne cuociono male: furbo sarà quindi tagliare la sfoglia a metà e fare due rotoli, con una o due spire.
Lo servirai, affettato, nel piatto ove hai strofinato le melenzane di olio e origano......
Come sempre, buon appetito a tutti
domenica 15 luglio 2012
Minestrone senza verde
Non avrei mai pensato di comperare un libro di Gordon
Ramsay eppure….quando ho visto la copertina in cui lui ha in mano un mazzo di
cavolo nero non ho resistito alla curiosità. E ho fatto bene.
Tutte le idee sul personaggio televisivo, che mi è sempre
sembrato parecchio sgradevole (forse perché è un po' troppo un "vincente"), sono svanite e hanno lasciato il posto a un
cuoco che applica principi a cui tengo anche io.
Per cui il libro è finito nella mia lista.
Naturalmente la ricetta che ho preparato non è perfettamente
la sua ma l’idea di fondo sì, per cui la racconto come l’ho fatta io.
Solito soffritto di sedano carota e cipolla, che per me vuol dire non con
il trito ma a pezzettini piccoli: lo so che ci impiega un po’ di più a cuocere
però poi in bocca mi fanno più piacere. Ho cercato di usare un po’ meno olio
del solito (il titolo del libro è: "Un sano appetito").
Quando è stato pronto ho versato nella pentola due scatole
di “Legumi & Cereali Cirio”, che io adoro, contenenti borlotti, lenticchie,
orzo e farro, e dieci pomodori ciliegini tagliati in quattro. Una bella girata
e poi tre mestoli di brodo (pietà, l’ho fatto col dado, in vacanza non si va
tanto per il sottile).
Ecco che in pochi minuti tutto si amalgama e i pomodori si
ammorbidiscono.
Versi nel piatto, un filo ancora di olio, una girata di pepe nero e una spolverata di
parmigiano.
Crostini a piacere
Presto e buono.
Eccezionale per il pasto successivo, se ne restasse.
Bon appetit!
sabato 14 luglio 2012
Carne all'uccelletto
Tutto è cominciato qualche tempo fa. Facendo la spesa, ho
trovato una confezione di carne di bovino adulto tagliata a striscioline, con sopra scritto “per uccelletto”.
Bene, questa è una delle centomila cose che devo imparare.
Ne ho comperate due.
Mal me ne incolse!
In effetti bisogna prima studiare, poi comperare (e poi cucinare). Se si
fa come me si rischia di pigliare delle facciate.
Arrivato a casa, con la carne nella borsa, mi sono messo a
cercare. Avevo certi vaghi ricordi di carne con le cipolle, ma veramente troppo vaghi.
Nel mio librone sulla cucina ligure ho trovato questa:
“Vitella (ahi, ahi!) all’uccelletto
Ingredienti: 600 g di vitella “da fare all’uccelletto” e già
tagliati a pezzettini (i pezzettini dovrebbero ricavarsi strappandoli con le
mani dalle fette di carne tagliate sottilissime), vino bianco, noce di burro, 4
cucchiai di olio, due foglie di alloro, due di salvia, sale e pepe.
Esecuzione: nella padella far soffriggere appena a fuoco
lento il burro, l’olio, l’alloro e la salvia. Alzare il fuoco e unire la carne.
Pepare, salare e scottare appena. Spruzzare la carne con il vino bianco e
lasciare che evapori. Servire.
Vengono segnalate due varianti non ortodosse: aggiungere,
prima della carne, due carciofi di Alberga tagliati a fettine ovvero, quasi
alla fine, una manciata di olive nere liguri (taggiasche, nota di euge).
Servire su un letto di rucola che verrà condita dal sugo di cottura”.
Perfect, ho solo sbagliato la carne, me ne farò una ragione.
Di cipolle noto che non se ne parla. Noto anche la (dannosa) abitudine di
cucinare con olio e burro.
Poi sulla rete ho trovato qualcos’altro: nel sito di
Tigullio vino, ho trovato la ricetta spiegata molto nel dettaglio da
uno chef, che, ma guarda i casi della vita, prima di fare il cuoco ha fatto il
medico: deve essere un segno premonitore, ah ah ah.
Il link è comunque questo, vitello all'uccelletto.
Tigullio vino è un sito molto
interessante, andate a darci un’occhiata.
“VITELLO ALL' UCCELLETTO
Per 6
Fettine di vitello g. 600, olio ex ligure, aglio 3 spicchi, erba aromatica della guarnizione, sale, pepe bianco
- Pulire le fettine dai cordoni tendinei
- Battere le fettine di carne a carpaccio col pestacarne e stracciarle a mano in piccole pezzature
- Marinare la carne in olio, aglio schiacciato, erba aromatica della guarnizione per 10 minuti
- Versare la marinata in padella, scaldarla ad alta temperatura e saltare velocemente e continuamente la carne
- Toglierla appena inizia a dare liquidi o fare la schiuma e terminare la cottura col calore residuo della padella
- Regolare di sale e pepe e servire immediatamente
Guarnire con:
Carciofi salatati con aglio e alloro
Porcini salati con aglio e nepitella
Patate saltate morbide con aglio e rosmarino”.
Per 6
Fettine di vitello g. 600, olio ex ligure, aglio 3 spicchi, erba aromatica della guarnizione, sale, pepe bianco
- Pulire le fettine dai cordoni tendinei
- Battere le fettine di carne a carpaccio col pestacarne e stracciarle a mano in piccole pezzature
- Marinare la carne in olio, aglio schiacciato, erba aromatica della guarnizione per 10 minuti
- Versare la marinata in padella, scaldarla ad alta temperatura e saltare velocemente e continuamente la carne
- Toglierla appena inizia a dare liquidi o fare la schiuma e terminare la cottura col calore residuo della padella
- Regolare di sale e pepe e servire immediatamente
Guarnire con:
Carciofi salatati con aglio e alloro
Porcini salati con aglio e nepitella
Patate saltate morbide con aglio e rosmarino”.
Bene, bene. Il burro per fortuna se ne è andato. Le
fettine sottili da stracciare dovrei averle già pronte. La marinatura mi pare
un’ottima idea. La cottura breve mi pare un’idea ancora più geniale. Di
guarnizione farò le patate, che (a scuola ho imparato che) sono sempre buone.
Cosa cambierà mai se uso il
manzo, del resto il vitello non lo uso, ho paura degli ormoni.
Primo errore! Se c’è
scritto vitella ci sarà un motivo!!!! Ma questo l’ho imparato solo con il senno
di poi. Secondo errore: se c'è scritto stracciata non vuol dire tagliata a strisce più o meno spesse.
Quindi, previa marinatura
con le mie adorate erbe di Provenza, olio e aglio, ho versato la carne nella
saltiera, e dato che sono un uomo che vive di ricordi ho pensato che fare un soffritto di cipolla non potesse starci male.
Forse il manzo, forse il taglio, forse non so cosa, la carne stentava
a cuocere e poi cedeva liquido, e più cuoceva e più cedeva. E i minuti passavano. Quando in cucina mi succede qualcosa che non ho previsto/immaginato mi arrabbio di brutto. Ho tirato su la carne l’ho messa nel
piatto con le patate e l’ho servita così, all’uso non era neanche poi così
male. La prossima volta compero il vitello.
Eccola:
Mi restava la brodazza, che
peraltro era profumata e saporita, era un peccato alienarla………
In realtà il vero post di
oggi è questo che vi sto per raccontare, a cui non saprei dare il nome, perchè "sugo di avanzo liquido di carne all'uccelletto sbagliata" mi sembra lungo.
Bastava addensarla e allora
ho fatto un roux con 20 grammi di burro e 20 di farina e la cremina, voilà, è
venuta perfetta.
Una fettina di bacon
spessa, tagliata a cubetti e rosolata in padella con un minimo di olio e il
sugo per i maccheroni del giorno dopo ha fatto faville.
Come si può cominciare
malaccio e finire in gloria
Bon appetit!
giovedì 12 luglio 2012
Astice alla catalana
Chi legge il mio blog sa che non faccio pubblicità, per scelta, giusta o sbagliata che sia.
Ritengo però di fare un'eccezione e di segnalare un piatto e un ristorantino che, nella mia personalissima classifica, valgono un bel 10/10.
Intanto mettiamo la foto, fatta col telefonino, tanto per avere un'idea di cosa si parla:
Il problema non è la ricetta, è la materia prima. Io l'astice non riesco proprio a procurarmelo. Non lo trovo al mercato, anzi ai mercati che frequento, e quindi a casa non riesco a prepararlo.
Comunque sia la ricetta è presto detta: l'astice lo immergi nell'acqua bollente per tre minuti. Ed è pronto, si tratta solo di tagliarlo lungo l'asse longitudinale. Lo metti nel piatto e lo riempi di frutta e di verdura, segnatamente pomodoro concassè, finocchio a fettine, sedano a fettine, qualche fogliolina di basilico, gamberetti già puliti, strisce di melone, di ananas, fettine di mela, fragole.
Dovrà essere condito con una citronette fatta con un olio il più delicato possibile, ovviamente.
Il ristorante è Iseo, a Portovenere. Per chi mi legge dalla Toscana, ad esempio, ritengo che possa valere la gita.
Il prezzo, beh, non lo dico. Alto ma coerente.
Se chi mi legge ha la fortuna di trovarlo, vivo naturalmente, che se lo provi a fare, è uno spettacolo.
Bon appetit!
lunedì 11 giugno 2012
Pasta con spinaci e fagiolini
Un po' è il periodo, in cui mi sento "creativo", almeno più del solito, un po' è la prima tranche delle ferie............
Ma non sono creativo! Ci mancherebbe. Diciamo che svuoto il freezer con buon senso e sono un ragazzo fortunato.
Ecco che quindi stamattina ho tirato fuori un mezzo chilo di fagiolini e un altro mezzo di spinaci. Anche la verdura surgelata ci guadagna, con la cottura al vapore, non dubitare.
Una volta ben strizzato il verde è finito nella saltiera, in cui erano già, belli caldi, l'olio, l'aglio (NON incamiciato), un mezzo peperoncino e qualche acciughina sott'olio.
Intanto che saltavano il frigo mi ha restituito un tubetto di triplo concentrato, a cui ho levato gli ultimi trenta centimetri: non sia mai detto che spinaci e fagiolini stiano male col pomodoro. Alla fine ho asciugato, e tostato, il tutto con una mega spolverata di pangrattato.
La pasta intanto lavora, ma questa volta l'ho cotta a risotto e dentro l'acqua della verdura.
Ho scelto i maccheroncini al pettine (che poi sono gargamelli) paglia e fieno marchio Coop fiorfiore, che essendo all'uovo cuociono anche rapidamente. Se li comprerete non guardate la tabella nutrizionale che è falsa e bugiarda, nel riquadro ove segnala che una porzione è 60 grammi. Tutte palle ;-)
Se vuoi la spolverata di formaggio gratuggiato, anche se forse è meglio un filo di olio a crudo,magari forte, quello calabrese.
Per il resto sono rimasto piacevolmente sorpreso anche io, specie nella fase della digestione, che è stata rapida e indolore.
Per tutti questi motivi qui ve li sottopongo:
e anche la foto mi sembra discreta: si vede che sto imparando a usare il mio nuovo 25mm f 1,4.
Ma non sono creativo! Ci mancherebbe. Diciamo che svuoto il freezer con buon senso e sono un ragazzo fortunato.
Ecco che quindi stamattina ho tirato fuori un mezzo chilo di fagiolini e un altro mezzo di spinaci. Anche la verdura surgelata ci guadagna, con la cottura al vapore, non dubitare.
Una volta ben strizzato il verde è finito nella saltiera, in cui erano già, belli caldi, l'olio, l'aglio (NON incamiciato), un mezzo peperoncino e qualche acciughina sott'olio.
Intanto che saltavano il frigo mi ha restituito un tubetto di triplo concentrato, a cui ho levato gli ultimi trenta centimetri: non sia mai detto che spinaci e fagiolini stiano male col pomodoro. Alla fine ho asciugato, e tostato, il tutto con una mega spolverata di pangrattato.
La pasta intanto lavora, ma questa volta l'ho cotta a risotto e dentro l'acqua della verdura.
Ho scelto i maccheroncini al pettine (che poi sono gargamelli) paglia e fieno marchio Coop fiorfiore, che essendo all'uovo cuociono anche rapidamente. Se li comprerete non guardate la tabella nutrizionale che è falsa e bugiarda, nel riquadro ove segnala che una porzione è 60 grammi. Tutte palle ;-)
Se vuoi la spolverata di formaggio gratuggiato, anche se forse è meglio un filo di olio a crudo,magari forte, quello calabrese.
Per il resto sono rimasto piacevolmente sorpreso anche io, specie nella fase della digestione, che è stata rapida e indolore.
Per tutti questi motivi qui ve li sottopongo:
e anche la foto mi sembra discreta: si vede che sto imparando a usare il mio nuovo 25mm f 1,4.
Verdure in agrodolce
Càpita che ti trovi a mezzogiorno con poche idee, hai fretta e soprattutto hai in testa l'apericena della sera. E l'apericena ti ha fatto perdere anche due ore di vita al supermercato, e arrivi a casa stremato, e non c'è neanche tuo figlio a darti una mano con i pacchi della spesa.
Ebbene, anche in quel momento puoi avere un guizzo che ti permette di farti un piattino carino, e di rimetterti in pace col mondo, e di affrontare la preparazione dell'apericena pieno di entusiasmo. Ma questa è un'altra storia.
Due ingredienti: due peperoni, uno rosso e uno giallo, e un broccolo, stazionanti entrambi in frigo e desiderosi si uscirne. Il peperone ormai viene sistematicamente tagliato a fettine e messo in padella col sale per fargli dare l'acqua: è un trucco digestivo, molto efficace.
L'idea iniziale era di saltarli in padella con uno spicchio d'aglio vestito,olio e peperoncino.
Intanto che allegramente saltano mi viene in mente di provare se l'agrodolce ci possa star bene. Detto fatto. Il mio è stato un agrodolce estremamente rapido casalingo e dosato a occhio, ma fatto con il mio aceto rosso e lo zucchero, e basta. Quindi le dosi non le posso scrivere.
Però sono andato, per amor di completezza, a vedere sulla Garzantina di Allan Bay e dato che la ricetta mi sembra interessante la riporto virgolettata: "Fate ammollare 80 g di uvetta e 80 g di albicocche secche nel tè tiepido per 30' poi scolatele, strizzatele e tritatele. Versate 50 g di zucchero in un pentolino, fatelo caramellare a fuoco bassissimo mescolando con un cucchiaio di legno e uniteci 2 dl di aceto di mele, e la frutta tritata. Portate a bollore e lasciate sobbollire per 5', mescolando. Infine aromatizzate la salsa con pepe, noce moscata e cannella".
(nota di euge: sono certo che sia buonissimo e molto profumato. Non è certo una ricetta da farsi estemporaneamente mentre ne prepari un'altra. Secondo me il top è prepararselo in un pomeriggio di relax, farne tanto, conservarlo nei barattoli chiusi come le marmellate e metterlo per una settimana sulle pietanze più svariate......)
Ebbene, anche in quel momento puoi avere un guizzo che ti permette di farti un piattino carino, e di rimetterti in pace col mondo, e di affrontare la preparazione dell'apericena pieno di entusiasmo. Ma questa è un'altra storia.
Due ingredienti: due peperoni, uno rosso e uno giallo, e un broccolo, stazionanti entrambi in frigo e desiderosi si uscirne. Il peperone ormai viene sistematicamente tagliato a fettine e messo in padella col sale per fargli dare l'acqua: è un trucco digestivo, molto efficace.
L'idea iniziale era di saltarli in padella con uno spicchio d'aglio vestito,olio e peperoncino.
Intanto che allegramente saltano mi viene in mente di provare se l'agrodolce ci possa star bene. Detto fatto. Il mio è stato un agrodolce estremamente rapido casalingo e dosato a occhio, ma fatto con il mio aceto rosso e lo zucchero, e basta. Quindi le dosi non le posso scrivere.
Però sono andato, per amor di completezza, a vedere sulla Garzantina di Allan Bay e dato che la ricetta mi sembra interessante la riporto virgolettata: "Fate ammollare 80 g di uvetta e 80 g di albicocche secche nel tè tiepido per 30' poi scolatele, strizzatele e tritatele. Versate 50 g di zucchero in un pentolino, fatelo caramellare a fuoco bassissimo mescolando con un cucchiaio di legno e uniteci 2 dl di aceto di mele, e la frutta tritata. Portate a bollore e lasciate sobbollire per 5', mescolando. Infine aromatizzate la salsa con pepe, noce moscata e cannella".
(nota di euge: sono certo che sia buonissimo e molto profumato. Non è certo una ricetta da farsi estemporaneamente mentre ne prepari un'altra. Secondo me il top è prepararselo in un pomeriggio di relax, farne tanto, conservarlo nei barattoli chiusi come le marmellate e metterlo per una settimana sulle pietanze più svariate......)
lunedì 4 giugno 2012
Pasta al sugo
Oibò? Come si permette il blogger a pubblicare una ricetta così modesta? Tutti, ma dico tutti, sanno farsi un po' di pasta al sugo. E' solo un pochino più difficile della pasta al burro........
Scrivendo queste due righe mi sono venuti in mente Aldo Palazzeschi e la sua "Lasciatemi divertire":
Non metto il link a ragion veduta: tutti vogliono commentarla, anche a sproposito. Andate a rigustarvela per intero sulla vostra vecchia antologia di letteratura italiana....
Questa pasta al sugo ha in sé qualcosa di assolutamente meritevole di essere pubblicato e io semplicemente la assecondo.
Tutto dovrà essere perfetto. La salsa di pomodoro fatta con i san Marzano più maturi e pregni di sapore, la cipolla, il basilico.
Le tagliatelle fresche, con otto o magari dieci uova per kilo di farina, solo con un goccio di vino bianco.
E poi?
Poi ti preparerai la besciamella più buona che tu abbia mai fatto, con la farina del mulino e il burro che ti sei fatto apposta venire dalla campagna.
L'idea è semplice ma perfetta: mescolare la salsa di pomodoro e la besciamella, diciamo fra di loro in rapporto di 1:1.
Manca solo il formaggio, per esempio le vacche rosse.
Rifletto, prima di andare a scuola per l'ultimo giorno dell'anno scolastico 2011-2012, che esiste una grande cucina della semplicità. Teniamolo presente per il futuro.
Scrivendo queste due righe mi sono venuti in mente Aldo Palazzeschi e la sua "Lasciatemi divertire":
... ma giovinotto,
diteci un poco una cosa
non è la vostra una posa,
di voler con così poco
tenere alimentato
un sì gran foco?.....
Non metto il link a ragion veduta: tutti vogliono commentarla, anche a sproposito. Andate a rigustarvela per intero sulla vostra vecchia antologia di letteratura italiana....
Questa pasta al sugo ha in sé qualcosa di assolutamente meritevole di essere pubblicato e io semplicemente la assecondo.
Tutto dovrà essere perfetto. La salsa di pomodoro fatta con i san Marzano più maturi e pregni di sapore, la cipolla, il basilico.
Le tagliatelle fresche, con otto o magari dieci uova per kilo di farina, solo con un goccio di vino bianco.
E poi?
Poi ti preparerai la besciamella più buona che tu abbia mai fatto, con la farina del mulino e il burro che ti sei fatto apposta venire dalla campagna.
L'idea è semplice ma perfetta: mescolare la salsa di pomodoro e la besciamella, diciamo fra di loro in rapporto di 1:1.
Manca solo il formaggio, per esempio le vacche rosse.
Rifletto, prima di andare a scuola per l'ultimo giorno dell'anno scolastico 2011-2012, che esiste una grande cucina della semplicità. Teniamolo presente per il futuro.
martedì 29 maggio 2012
Stufato di asino
Finalmente trovo il tempo per raccontare questa mia ultima, fonte di grande soddisfazione ed elogi.
La ricetta l'ho mutuata dall'enciclopedia di Repubblica (vedi miei libri), ove viene citata come "Asino alla friulana". Mi sono permesso di fare qualche piccola modifica.
Per fare questa ricetta la cosa principale è: procurarsi l'asino ;-). E io ci sono riuscito. Non è difficile: basta avere l'amico giusto che te lo porta. E io ce l'ho.
Diciamo che le mie dosi sono per otto persone.
1,200 kili di polpa di asino tagliata a cubettoni e altrettanti di cipolle bianche, mezzo kilo di scalogno, qualche chiodo di garofano, maggiorana e timo tritati in abbondanza, un paio di bottiglie di Ramandolo (ma io ho usato il mio Pinot Grigio), sale e pepe.
Noterete per inciso che non c'è il pomodoro.
Debbo dire che ci vuole un contenitore veramente capiente, per esempio una padella sui 40 centimetri, altrimenti dimezzate tutto.
Cipolle e scalogni devono essere fatti a pezzi grossolani e messi a soffriggere, insieme ai chiodi di garofano e al trito aromatico. Quando saranno giustamente dorati e ammorbiditi potrai aggiungere la polpa di asino, facendola rosolare bene. A questo punto il più è fatto: basterà che la porti a cottura con il vino, che ci vorranno circa tre ore.
Se ti sembrerà interessante potrai, come ho fatto io, aggiungere allo scadere della seconda ora, la scorza di due arance: asino all'arancia.
sabato 19 maggio 2012
Pastiera napoletana
Ogni promessa è debito.....
stasera la foto viene prima della ricetta, perché le dosi descritte ti permetteranno di farne tre, appunto, da mangiare e regalare.
Incomincia la sera prima, cioè ieri sera. Devi fare bollire a fuoco lento 0,7 litri di latte intero, 30 g di burro, 50 di zucchero, la buccia di un limone di cui ti puoi fidare e un barattolo di grano per pastiera, che ce n'è circa mezzo kilo.
Dopo un'oretta levi la buccia del limone e frulli con il minipimer. Se proprio fossi un cuoco pignolo la dovrai passare al passaverdure, disco con i fori piccoli. Poi lo metti in frigo.
Devi quindi far passare un'ora: nulla di meglio che farsi la frolla, che domani sarà già pronta. Ogni umano ha la sua ricetta della frolla: ovvero tutti sanno che la frolla si fa 3:2:1. Ma intorno a questa troppo semplice proporzione si aprono danze in cui ognuno diventa capace di mettere sprazzi di originalità. Questa ricetta non è mia, naturalmente, per cui la frolla ve la vendo così come è scritta: 450 grammi di farina 00, 175 grammi di zucchero, 230 grammi di burro e tre uova intere. Incominci a lavorare le uova con lo zucchero poi aggiungi il burro tagliato a pezzetti e la farina. E impasti molto rapidamente. Così anche la palla di frolla finisce a dormire in frigo.
Il giorno dopo ti comperi: mezzo kilo di ricotta pecorina, sei uova, un altro limone fratello del precedente, 80 grammi di acqua di fior d'arancio e due etti di cedro e arancio canditi. Già che sei in giro ti comperi anche i contenitori usa e getta, sempre che tu non abbia in casa "o' ruoto" di latta.
Incominci a tagliarti i canditi a cubettini e li metti nell'acqua di fior d'arancio cosicchè non si attacchino fra di loro. Operazione alquanto seccante (note di euge). Ti metti dietro all'impasto: lavori i tuorli con lo zucchero fino a quando scrivono, aggiungi la ricotta setacciata, i canditi con la loro acqua e grattugi la buccia del limone. Quattro albumi delle tue sei uova li avevi furbamente conservati: li monterai a neve ferma e li incorporerai alla fine, col massimo della delicatezza: porteranno sofficità alla tua pastiera.
Hai fatto tutto: dividi la frolla in tre pezzi, li tiri, ci versi sopra un terzo del tuo composto meraviglioso e fai le striscioline (altra attività che non sopporto, le mie fanno veramente schifo...., a vedersi).
Cuoci in forno caldo a 180 °C per un'oretta e mezzo.
Quando mangi penserai a tre cose: il grano, la ricotta, gli agrumi.
E deciderai di trasferirti a Napoli.
Semmai fammi un fischio.
stasera la foto viene prima della ricetta, perché le dosi descritte ti permetteranno di farne tre, appunto, da mangiare e regalare.
Incomincia la sera prima, cioè ieri sera. Devi fare bollire a fuoco lento 0,7 litri di latte intero, 30 g di burro, 50 di zucchero, la buccia di un limone di cui ti puoi fidare e un barattolo di grano per pastiera, che ce n'è circa mezzo kilo.
Dopo un'oretta levi la buccia del limone e frulli con il minipimer. Se proprio fossi un cuoco pignolo la dovrai passare al passaverdure, disco con i fori piccoli. Poi lo metti in frigo.
Devi quindi far passare un'ora: nulla di meglio che farsi la frolla, che domani sarà già pronta. Ogni umano ha la sua ricetta della frolla: ovvero tutti sanno che la frolla si fa 3:2:1. Ma intorno a questa troppo semplice proporzione si aprono danze in cui ognuno diventa capace di mettere sprazzi di originalità. Questa ricetta non è mia, naturalmente, per cui la frolla ve la vendo così come è scritta: 450 grammi di farina 00, 175 grammi di zucchero, 230 grammi di burro e tre uova intere. Incominci a lavorare le uova con lo zucchero poi aggiungi il burro tagliato a pezzetti e la farina. E impasti molto rapidamente. Così anche la palla di frolla finisce a dormire in frigo.
Il giorno dopo ti comperi: mezzo kilo di ricotta pecorina, sei uova, un altro limone fratello del precedente, 80 grammi di acqua di fior d'arancio e due etti di cedro e arancio canditi. Già che sei in giro ti comperi anche i contenitori usa e getta, sempre che tu non abbia in casa "o' ruoto" di latta.
Incominci a tagliarti i canditi a cubettini e li metti nell'acqua di fior d'arancio cosicchè non si attacchino fra di loro. Operazione alquanto seccante (note di euge). Ti metti dietro all'impasto: lavori i tuorli con lo zucchero fino a quando scrivono, aggiungi la ricotta setacciata, i canditi con la loro acqua e grattugi la buccia del limone. Quattro albumi delle tue sei uova li avevi furbamente conservati: li monterai a neve ferma e li incorporerai alla fine, col massimo della delicatezza: porteranno sofficità alla tua pastiera.
Hai fatto tutto: dividi la frolla in tre pezzi, li tiri, ci versi sopra un terzo del tuo composto meraviglioso e fai le striscioline (altra attività che non sopporto, le mie fanno veramente schifo...., a vedersi).
Cuoci in forno caldo a 180 °C per un'oretta e mezzo.
Quando mangi penserai a tre cose: il grano, la ricotta, gli agrumi.
E deciderai di trasferirti a Napoli.
Semmai fammi un fischio.
venerdì 18 maggio 2012
Ratatouille
Ecco, l'ho fatta anche io.
Che poi la possiamo chiamare un po' come vogliamo, anche stufatino di verdure, tutto sta a intendersi.
Già qualche tempo fa avevo pensato questa ricetta. Stasera il vento ha portato con sé l'insopprimibile desiderio di prepararla.
Due premesse:
1 - cito virgolettato da Wikipedia: "La ratatouille era originariamente un piatto per contadini poveri, preparato in estate con verdure fresche. L'originale ratatouille niçoise non conteneva le melanzane essendo reperibili nello stesso periodo dell'anno altre verdure. Gli ingredienti originari della ratatouille tradizionale sono pomodori, zucchine, peperoni, cipolle ed aglio". Questa mancanza delle melenzane, che io adoro, mi ha comunque acceso una lampadina di curiosità.
2 - tutte le ricette, in giro e nei miei libri, raccontano che le verdure devono essere separatamente soffritte e poi solo dopo messe insieme e stufate.
Allora io l'ho fatta così: prima di tutto ho affettato due peperoni gialli, li ho salati e gli ho fatto dare l'acqua in padella incoperchiata. Ci guadagnano in digeribilità. Poi ho messo nel coccio olio e vino bianco. Due spicchi di aglio interi. Ho buttato le verdure a pezzi tutte insieme. Ho trovato dei San Marzano bellissimi, che mi hanno dato la loro acqua per cuocere il tutto. Il sale giusto.
Ecco la foto di come sono partito a cuocere.
dimenticavo l'origano. Oddio, le herbès de Provence sarebbero state il top.
Dopo un'ora e un paio di rimescolate (e 20 cm di concentrato di pomodoro, mi dà un colore più intenso, come lo voglio io) siamo arrivati a così
una bella zuppa con la sua giusta liquidità, e una gran manciata di basilico fresco.
Ho pensato che, oltre al pane, poteva starci bene un po' di quel cous cous della Palestina che tengo gelosamente riposto, che non è come quello del supermercato (specie nel prezzo), perchè ha bisogno di tostare e di cuocere un quarto d'ora per assorbire il doppio del suo volume di acqua.
Il piattino "compilato" è questo: non devi paragonarlo a quello soffritto, non sarebbe onesto, ma è comunque un piattino che ha un suo profumo di terra e un fascino di estate solatìa.
p.s. domani pastiera napoletana. Stay tuned.
Che poi la possiamo chiamare un po' come vogliamo, anche stufatino di verdure, tutto sta a intendersi.
Già qualche tempo fa avevo pensato questa ricetta. Stasera il vento ha portato con sé l'insopprimibile desiderio di prepararla.
Due premesse:
1 - cito virgolettato da Wikipedia: "La ratatouille era originariamente un piatto per contadini poveri, preparato in estate con verdure fresche. L'originale ratatouille niçoise non conteneva le melanzane essendo reperibili nello stesso periodo dell'anno altre verdure. Gli ingredienti originari della ratatouille tradizionale sono pomodori, zucchine, peperoni, cipolle ed aglio". Questa mancanza delle melenzane, che io adoro, mi ha comunque acceso una lampadina di curiosità.
2 - tutte le ricette, in giro e nei miei libri, raccontano che le verdure devono essere separatamente soffritte e poi solo dopo messe insieme e stufate.
Allora io l'ho fatta così: prima di tutto ho affettato due peperoni gialli, li ho salati e gli ho fatto dare l'acqua in padella incoperchiata. Ci guadagnano in digeribilità. Poi ho messo nel coccio olio e vino bianco. Due spicchi di aglio interi. Ho buttato le verdure a pezzi tutte insieme. Ho trovato dei San Marzano bellissimi, che mi hanno dato la loro acqua per cuocere il tutto. Il sale giusto.
Ecco la foto di come sono partito a cuocere.
dimenticavo l'origano. Oddio, le herbès de Provence sarebbero state il top.
Dopo un'ora e un paio di rimescolate (e 20 cm di concentrato di pomodoro, mi dà un colore più intenso, come lo voglio io) siamo arrivati a così
una bella zuppa con la sua giusta liquidità, e una gran manciata di basilico fresco.
Ho pensato che, oltre al pane, poteva starci bene un po' di quel cous cous della Palestina che tengo gelosamente riposto, che non è come quello del supermercato (specie nel prezzo), perchè ha bisogno di tostare e di cuocere un quarto d'ora per assorbire il doppio del suo volume di acqua.
Il piattino "compilato" è questo: non devi paragonarlo a quello soffritto, non sarebbe onesto, ma è comunque un piattino che ha un suo profumo di terra e un fascino di estate solatìa.
p.s. domani pastiera napoletana. Stay tuned.
domenica 13 maggio 2012
Yogurt greco con i frutti di bosco
Adoro lo yogurt greco. Direi che mi piace di più del mascarpone, che compero di rado. E' buono con tutto: infatti ho appena visto che nel mio blog le ricette dove compare sono svariate.
Questa è un'altra.
Non c'è bisogno di dosi, puoi andare tranquillamente a naso.
La crema di yogurt greco se la mescoli con i frutti di bosco resta un po' troppo compatta: ecco come ti puoi regolare.
Per sei etti di yogurt greco ci vorranno 200 cc di panna che monterai a parte.
Un cestino di fragole lo mondi e lo frulli.
Quindi unisci yogurt e fragole e poi, con la migliore delicatezza, la panna, affinchè non si smonti.
Si tratta a questo punto di buttarci dentro i frutti di bosco: certo che se tu sei un lettore del Trentino non andrai a comperare quelli cileni (mirtilli) e spagnoli (lamponi, more) come sono obbligato a fare io.... e il tuo dessert sarà uno splendore, magari solo con il ribes rosso e le fragoline, di bosco, appunto.
Qui ci dobbiamo contentare.
Dopo l'ultima mescolata ce ne sbatti sopra qualcuna a mo' di decoro e, se ti ricordi, ricopri con un po' di zucchero di canna, ma non è sostanziale.
Eccola
Questa è un'altra.
Non c'è bisogno di dosi, puoi andare tranquillamente a naso.
La crema di yogurt greco se la mescoli con i frutti di bosco resta un po' troppo compatta: ecco come ti puoi regolare.
Per sei etti di yogurt greco ci vorranno 200 cc di panna che monterai a parte.
Un cestino di fragole lo mondi e lo frulli.
Quindi unisci yogurt e fragole e poi, con la migliore delicatezza, la panna, affinchè non si smonti.
Si tratta a questo punto di buttarci dentro i frutti di bosco: certo che se tu sei un lettore del Trentino non andrai a comperare quelli cileni (mirtilli) e spagnoli (lamponi, more) come sono obbligato a fare io.... e il tuo dessert sarà uno splendore, magari solo con il ribes rosso e le fragoline, di bosco, appunto.
Qui ci dobbiamo contentare.
Dopo l'ultima mescolata ce ne sbatti sopra qualcuna a mo' di decoro e, se ti ricordi, ricopri con un po' di zucchero di canna, ma non è sostanziale.
Eccola
venerdì 11 maggio 2012
Pasta col radicchio
A breve distanza dal precedente posto questo mio ultimissimo esperimento, che ha allietato la pausa pranzo.
Quando ti prende la scimmia della cucina devi andare a casa di corsa, non c'è santo. Volevo fare un po' di pasta fresca, non solo perchè mercoldì l'ho fatta anche a scuola, ma soprattutto perchè impastare, toccare, schiacciare, tirare sono tutte cose che ti rilassano, e vedere nascere da un cumulo di farina e qualche uovo la pasta fresca, anche se sono i tuoi soliti MALtagliati, ti dà un piccolo momento di esaltazione, che migliora la tua giornata.
Tre etti di farina e tre uova, il sale e un goccio di vino, dài che va bene. Ci ho buttato dentro quei venti centimetri di concentrato di pomodoro, inibendomi così dal metterlo nel sugo.
Già, che sugo? Intanto che la palla riposava ho aperto con grande fiducia il mio frigo e l'ho composto così: un porro a soffriggere insieme a certe strisce di peperone giallo già lì pronte per la solita insalata. Intanto che andavano ho affettato un cespo di radicchio, dividendo la parte alta, più morbida, da quella bassa, più dura, in modo da dare loro una cottura differenziata. La parte più morbida sarà stata in padella non più di tre minuti. Ho cercato di far amalgamare bene il tutto e ho spento.
Quando faccio i MALtagliati c'è farina dappertutto, poi me la trovo addosso nelle pieghe più riposte. E' che ho delle tirchierie strane: mi sparo sempre lo stipendio a stecca, anzi ogni mese un po' di più, sennò che gusto c'è, ma i rulli per i tagliolini da mettere al mio Kenwood non li ho ancora voluti comperare. In realtà, se tagliassi bene, non ce ne sarebbe bisogno. Ma non taglio bene, e ogni fettuccina ha una larghezza diversa dalla precedente. Ma forse è questo il mio bello, l'imprevedibilità. Bah........
Quando dio ha voluto che fossero pronti (meno male che il sugo era spento) li ho buttati, ho aspettato che fossero cotti e li ho conditi dentro la loro pentola, con una manciata di prezzemolo e un filo di olio evo.
Oggi il voto me lo do da me: non meno di 8/10.
Eccoli, provare per credere
Quando ti prende la scimmia della cucina devi andare a casa di corsa, non c'è santo. Volevo fare un po' di pasta fresca, non solo perchè mercoldì l'ho fatta anche a scuola, ma soprattutto perchè impastare, toccare, schiacciare, tirare sono tutte cose che ti rilassano, e vedere nascere da un cumulo di farina e qualche uovo la pasta fresca, anche se sono i tuoi soliti MALtagliati, ti dà un piccolo momento di esaltazione, che migliora la tua giornata.
Tre etti di farina e tre uova, il sale e un goccio di vino, dài che va bene. Ci ho buttato dentro quei venti centimetri di concentrato di pomodoro, inibendomi così dal metterlo nel sugo.
Già, che sugo? Intanto che la palla riposava ho aperto con grande fiducia il mio frigo e l'ho composto così: un porro a soffriggere insieme a certe strisce di peperone giallo già lì pronte per la solita insalata. Intanto che andavano ho affettato un cespo di radicchio, dividendo la parte alta, più morbida, da quella bassa, più dura, in modo da dare loro una cottura differenziata. La parte più morbida sarà stata in padella non più di tre minuti. Ho cercato di far amalgamare bene il tutto e ho spento.
Quando faccio i MALtagliati c'è farina dappertutto, poi me la trovo addosso nelle pieghe più riposte. E' che ho delle tirchierie strane: mi sparo sempre lo stipendio a stecca, anzi ogni mese un po' di più, sennò che gusto c'è, ma i rulli per i tagliolini da mettere al mio Kenwood non li ho ancora voluti comperare. In realtà, se tagliassi bene, non ce ne sarebbe bisogno. Ma non taglio bene, e ogni fettuccina ha una larghezza diversa dalla precedente. Ma forse è questo il mio bello, l'imprevedibilità. Bah........
Quando dio ha voluto che fossero pronti (meno male che il sugo era spento) li ho buttati, ho aspettato che fossero cotti e li ho conditi dentro la loro pentola, con una manciata di prezzemolo e un filo di olio evo.
Oggi il voto me lo do da me: non meno di 8/10.
Eccoli, provare per credere
giovedì 10 maggio 2012
Polpettone con la prescinsêua
Polpettone, ancora polpettone!
Eppure ogni volta che lo faccio ha qualche cosa di nuovo e di diverso. Questo poi..........
La ricetta mi viene da un compagno di scuola della signora che abita in casa mia, col quale canta, balla e recita ogni lunedì sera, mentre io cucino.... del resto a ognuno l'hobby che più gli confà.
Qualche volta fanno delle riunioni mangerecce e ognuno porta qualcosa: all'ultima la signora ha portato quella quiche menta, zucchine e fiori di zucchine, che è nel blog, riscontrando buon successo. E' tornata a casa dopo avere mangiato questa, che le è così piaciuta da farsi dare la ricetta.
E io la ricopio.
"Polpettone Enrico (Grazie ancora!).
Per una teglia grossa 3/4 di kilo di fagiolini freschi e 1/4 di patate (io avevo le quarantine...). Farli cuocere (al vapore) e poi passarli in padella con olio e cipolle. (I fagiolini andranno tagliati a pezzettini piccoli, le patate un po' schiacciate).
Dopodichè versi tutto nella boulle e aggiungi quattro uova, due vasetti di prescinsêua*, aglio tritato (in quantità a piacere), parmigiano gratuggiato e parecchio origano.
(La mescoli bene e la spalmi nella teglia). Sopra ancora altro origano e un po' di pane grattato.
45 minuti in forno a 180 °C".
Da urlo.
* due link per la prescinsêua: il solito wikipedia
e quello del mio amico e compagno di Scuola Riccardo Collu:
Questa è la mia versione. Bon appetit!!!!
domenica 29 aprile 2012
Linguine con i piselli
La pasta con le fave è inopinatamente entrata nella top ten dei post più visti. Miracoli della rete! Non saprei dire il perchè anche se mi fa un gran piacere.
Ecco che quindi cercherò di riproporre questo successo.
Nulla di più semplice: nella saltiera metti l'olio, qualche rametto di timo, una cipolla tritata e qualche carotina, quelle piccine, più morbide. Quando vedi che avranno preso il colore butti gli zucchini che ti erano avanzati in frigo dall'ultima preparazione, e dopo qualche minuto ancora i piselli. Piselli ne ho messi di più, dovevano essere il sapore principale del mio sugo. Inutile dire che un bicchiere di vino è finito dentro il tutto ed è servito per finire di cuocere i piselli. Quando ci salti la pasta aggiungerai le foglioline di basilico.
Finito, solo un filo d'olio nel piatto.
Piaciuto tanto.
Ecco che quindi cercherò di riproporre questo successo.
Nulla di più semplice: nella saltiera metti l'olio, qualche rametto di timo, una cipolla tritata e qualche carotina, quelle piccine, più morbide. Quando vedi che avranno preso il colore butti gli zucchini che ti erano avanzati in frigo dall'ultima preparazione, e dopo qualche minuto ancora i piselli. Piselli ne ho messi di più, dovevano essere il sapore principale del mio sugo. Inutile dire che un bicchiere di vino è finito dentro il tutto ed è servito per finire di cuocere i piselli. Quando ci salti la pasta aggiungerai le foglioline di basilico.
Finito, solo un filo d'olio nel piatto.
Piaciuto tanto.
giovedì 26 aprile 2012
Risotto aux fruits de mer
Ah, ah, ah, dovrò ben far vedere che a scuola studio anche il francese......
Mi sono accorto che nel blog manca questo risotto, di recente rifacimento, e devo pertanto mettercelo.
Sarà soltanto una delle innumerevolissime ricette: non mi importa poi granchè, ma è come lo faccio io e ai miei commensali dà sempre grande contentezza. Tanto mi basta.
Oltretutto è una delle ricette imparate alla mia prima scuola, svariati anni fa.
Per quattro.
I frutti di mare che devi comperare potrebbero essere: un calamaro, tre etti di gamberi (o mazzancolle), tre etti di vongole e mezzo chilo di muscoli: è ovvio che qui la scelta è legata alla disponibilità del giorno del tuo fornitore. Penso che le cozze e le vongole non debbano però mancare.
Intanto puliamo queste. Per le vongole è opportuno il "metodo dello Chef", che non mi ha mai tradito. Gli unici che non lo potranno usare sono i miei lettori ipoacusici. Se fai cadere nella plonge le tue vongole, da un'altezza di circa 50 centimetri, becchi subito quella (o quelle) con la sabbia dentro: fa un rumore ben diverso. Per le cozze basterà una spazzolata e lo strappo della barba tirandola verso l'alto.
Io le metto in due pentole con due dita di vino bianco, non vedo perchè debba essere vino da poco. E un po' di gambi di prezzemolo. Si accende il fuoco e si incoperchia. Si apriranno tutte rapidamente. Si leva da entrambe il frutto e SI CONSERVA IL LIQUIDO DELLA LORO COTTURA, FILTRANDOLO COL VECCHIO FAZZOLETTO DA NASO DI COTONE. E' IL MARE, ed è il sapore del tuo risotto.
Il calamaro lo pulisci e lo tagli a pezzetti. Lo rosoli con un cucchiaio di olio evo, gli regali anche a lui due dita dello stesso vino bianco e uno spicchio d'aglio incamiciato. Lo finisci di cuocere con un pomodoro San Marzano, bello maturo. Non ha bisogno di diventare stramollo, finirà di cuocere nel riso.
Le mazzancolle (o i gamberi) hanno bisogno soltanto di un tuffo, in abbondante acqua bollente salata, pochi secondi. Poi li tiri su e li raffreddi.
Ricordati anche che hai bisogno di un po' di brodo vegetale: sii un gran Signore, fattelo la sera prima con le verdurine fresche.......... altrimenti usa il maledetto dado.
Ecco che puoi partire col riso.
Carnaroli o Vialone è un eterno dilemma che ognuno decide di risolvere a modo suo.
Tre etti per quattro sono comunque veramente pochi.
Lo tosti con l'olio e lo bagni col vino. Quando non senti più l'odore alcoolico inizi a cuocerlo con il brodo, e fai partire il contaminuti. Dopo la prima mestolata di brodo potrai aggiungere il mare, come sopra detto.
A metà cottura butti nel risotto i gamberi e il calamaro e anche uno o due altri San Marzano, schiacciati forte nel pugno così da sprizzare il loro sugo rosso sulle pareti della cucina e sulla tua Lacoste bianca, se non sarai così accorto da mettere la mano dentro la pentola.
Vongole e muscoli entreranno nella pentola solo a due minutini dalla fine.
Spegni, ma non è finito.
Prezzemolo tritato, tanto.
Un filo d'olio, il più buono che hai.
Tre minuti di silenziosa attesa, piena di speranza.
Se sei stato previdente ti sei tenuto un gambero a piatto, per decoro.
Mi sono accorto che nel blog manca questo risotto, di recente rifacimento, e devo pertanto mettercelo.
Sarà soltanto una delle innumerevolissime ricette: non mi importa poi granchè, ma è come lo faccio io e ai miei commensali dà sempre grande contentezza. Tanto mi basta.
Oltretutto è una delle ricette imparate alla mia prima scuola, svariati anni fa.
Per quattro.
I frutti di mare che devi comperare potrebbero essere: un calamaro, tre etti di gamberi (o mazzancolle), tre etti di vongole e mezzo chilo di muscoli: è ovvio che qui la scelta è legata alla disponibilità del giorno del tuo fornitore. Penso che le cozze e le vongole non debbano però mancare.
Intanto puliamo queste. Per le vongole è opportuno il "metodo dello Chef", che non mi ha mai tradito. Gli unici che non lo potranno usare sono i miei lettori ipoacusici. Se fai cadere nella plonge le tue vongole, da un'altezza di circa 50 centimetri, becchi subito quella (o quelle) con la sabbia dentro: fa un rumore ben diverso. Per le cozze basterà una spazzolata e lo strappo della barba tirandola verso l'alto.
Io le metto in due pentole con due dita di vino bianco, non vedo perchè debba essere vino da poco. E un po' di gambi di prezzemolo. Si accende il fuoco e si incoperchia. Si apriranno tutte rapidamente. Si leva da entrambe il frutto e SI CONSERVA IL LIQUIDO DELLA LORO COTTURA, FILTRANDOLO COL VECCHIO FAZZOLETTO DA NASO DI COTONE. E' IL MARE, ed è il sapore del tuo risotto.
Il calamaro lo pulisci e lo tagli a pezzetti. Lo rosoli con un cucchiaio di olio evo, gli regali anche a lui due dita dello stesso vino bianco e uno spicchio d'aglio incamiciato. Lo finisci di cuocere con un pomodoro San Marzano, bello maturo. Non ha bisogno di diventare stramollo, finirà di cuocere nel riso.
Le mazzancolle (o i gamberi) hanno bisogno soltanto di un tuffo, in abbondante acqua bollente salata, pochi secondi. Poi li tiri su e li raffreddi.
Ricordati anche che hai bisogno di un po' di brodo vegetale: sii un gran Signore, fattelo la sera prima con le verdurine fresche.......... altrimenti usa il maledetto dado.
Ecco che puoi partire col riso.
Carnaroli o Vialone è un eterno dilemma che ognuno decide di risolvere a modo suo.
Tre etti per quattro sono comunque veramente pochi.
Lo tosti con l'olio e lo bagni col vino. Quando non senti più l'odore alcoolico inizi a cuocerlo con il brodo, e fai partire il contaminuti. Dopo la prima mestolata di brodo potrai aggiungere il mare, come sopra detto.
A metà cottura butti nel risotto i gamberi e il calamaro e anche uno o due altri San Marzano, schiacciati forte nel pugno così da sprizzare il loro sugo rosso sulle pareti della cucina e sulla tua Lacoste bianca, se non sarai così accorto da mettere la mano dentro la pentola.
Vongole e muscoli entreranno nella pentola solo a due minutini dalla fine.
Spegni, ma non è finito.
Prezzemolo tritato, tanto.
Un filo d'olio, il più buono che hai.
Tre minuti di silenziosa attesa, piena di speranza.
Se sei stato previdente ti sei tenuto un gambero a piatto, per decoro.
domenica 22 aprile 2012
Marmellata di limoni e arance
Non ho mai messo nel blog una marmellata, e questa è quindi la volta buona. Mi sono trovato "regalato" i limoni "buoni", tirati giù dalla pianta e non trattati. Ho comperato dei bei tarocchi IGP, uno l'ho anche assaggiato.
E' stata anche l'occasione per tirare fuori dagli scaffali della mente quell'aureo libriccino, numero 138 del mio personalissimo elenco, intitolato "Tempo di marmellate". Andate a vedere l'elenco che c'è qualche novità......
La ricetta è questa: ci vogliono un kilo di arance e due di limoni. Le arance le ho lavate con il bicarbonato, i limoni, della cui provenienza ero sicuro, li ho lavati, bene, solo con l'acqua.
Devi fare la frutta a pezzettini e levare i semi ma non le bucce. Io l'ho frullata ma, ridiscutendone con gli assaggiatori, avrei anche potuto tenere qualche pezzettino di buccia a parte. In pentola con due bicchieri di acqua. Cuoci a fuoco lentissimo per 40 minuti dall'inizio della bollitura. Mi sono permesso di aggiungere una stecca di vaniglia, intera. Dopo 40 minuti si presume che la parte acquosa sia evaporata. Trovi quindi un qualche sistema per pesare quello che resta e aggiungi 700 g di zucchero semolato per kilo di polpa cotta.
Altri 20 minuti di cottura potranno bastare, mescolando sempre che lo zucchero non si attacchi.
Riscalda i vasi nel forno e riempili.
Facile, no? Ma soprattutto solo ingredienti genuini, che poi è l'unica cosa che mi interessa.
E' stata anche l'occasione per tirare fuori dagli scaffali della mente quell'aureo libriccino, numero 138 del mio personalissimo elenco, intitolato "Tempo di marmellate". Andate a vedere l'elenco che c'è qualche novità......
La ricetta è questa: ci vogliono un kilo di arance e due di limoni. Le arance le ho lavate con il bicarbonato, i limoni, della cui provenienza ero sicuro, li ho lavati, bene, solo con l'acqua.
Devi fare la frutta a pezzettini e levare i semi ma non le bucce. Io l'ho frullata ma, ridiscutendone con gli assaggiatori, avrei anche potuto tenere qualche pezzettino di buccia a parte. In pentola con due bicchieri di acqua. Cuoci a fuoco lentissimo per 40 minuti dall'inizio della bollitura. Mi sono permesso di aggiungere una stecca di vaniglia, intera. Dopo 40 minuti si presume che la parte acquosa sia evaporata. Trovi quindi un qualche sistema per pesare quello che resta e aggiungi 700 g di zucchero semolato per kilo di polpa cotta.
Altri 20 minuti di cottura potranno bastare, mescolando sempre che lo zucchero non si attacchi.
Riscalda i vasi nel forno e riempili.
Facile, no? Ma soprattutto solo ingredienti genuini, che poi è l'unica cosa che mi interessa.
martedì 10 aprile 2012
Pasta con le fave
Lo so bene, prima di postare una ricetta, foss'anche la più semplice, dovrei andare a cercare sulla rete, sui libri, bisognerebbe insomma fare un minimo di ricerca.
Ma il tempo mi è tiranno e allora la scrivo come mi è stata raccontata e con qualche mia personalissima aggiunta.
Gli è che oggi avevo a portata di mano fave appena raccolte, e non potevo farmele sfuggire.
Quindi le ho sbucciate, saranno state poco più di un etto. Ho trovato tre cipollotti e li ho affettati. Li ho messi a soffriggere con un cucchiaio di olio evo, uno spicchio d'aglio incamiciato e due foglie di alloro. Non appena hanno preso il colore ho buttato le fave. Un minutino di riscaldamento, le fave erano piuttosto piccole. Ho ritenuto, per finire di cuocerle e per non distruggere il loro dolce, di aggiungere un dito di vino bianco secco.
(A proposito, questo connubio olio-vino mi fa impazzire. Perché è così buono?)
Si è trattato soltanto di di far evaporare il vino e di saltare la pasta.
Ecco una ricettina che fatta con i migliori ingredienti diventa un piatto speciale. Davvero.......
Ma il tempo mi è tiranno e allora la scrivo come mi è stata raccontata e con qualche mia personalissima aggiunta.
Gli è che oggi avevo a portata di mano fave appena raccolte, e non potevo farmele sfuggire.
Quindi le ho sbucciate, saranno state poco più di un etto. Ho trovato tre cipollotti e li ho affettati. Li ho messi a soffriggere con un cucchiaio di olio evo, uno spicchio d'aglio incamiciato e due foglie di alloro. Non appena hanno preso il colore ho buttato le fave. Un minutino di riscaldamento, le fave erano piuttosto piccole. Ho ritenuto, per finire di cuocerle e per non distruggere il loro dolce, di aggiungere un dito di vino bianco secco.
(A proposito, questo connubio olio-vino mi fa impazzire. Perché è così buono?)
Si è trattato soltanto di di far evaporare il vino e di saltare la pasta.
Ecco una ricettina che fatta con i migliori ingredienti diventa un piatto speciale. Davvero.......
domenica 8 aprile 2012
Orzotto pasquale
Questa ricetta l'ho trovata sulla rivista Zafferano, "periodico di ristorazione e gastronomia" riservato ai professionisti del settore, che io ricevo in qualità di "studente di istituto alberghiero", e questo mi riempie di gioia.
Ecco che l'ultimo numero è una monografia dedicata ai carciofi.
Iersera ho preparato questa ricetta ed è piaciuta sia a me sia a chi ha mangiato con me. Motivo per cui qui la ripropongo. E' una ricetta dello Chef Agostino Curreli.
Nota bene: le dosi che scriverò sono quelle della ricetta originale, che viene detta "per dieci" (bah.....)
Intanto ti prepari un pentolino dove metti 250 cc di aceto bianco, 70di aceto balsamico, 250 g di mele renette a fettine, 25 g di zucchero, bacche di ginepro, una stecca di cannella, pepe in grani e una presa di sale. Dopo che le mele sono cotte scoli e fai ridurre il liquido a uno sciroppo.
In un padellino metti 150 g di guanciale affettato a julienne e lo fai rosolare fino a che non diventi croccante.
Poi prendi otto carciofi e ne ricavi otto cuori, li tagli a spicchi e li fai rosolare con olio evo e uno spicchio d'aglio incamiciato.
Intanto ti metti su quattro (?) litri di brodo.
Affetti una cipolla e la fai soffriggere in un tegame largo con 30 grammi di burro: quando è pronta versi 300 grammi di orzo perlato, lavato e scolato e lo fai tostare. Poi versi 100 cc di vino bianco secco e lo fai sfumare. Cuoci, mescolando continuamente, per otto minuti, aggiungendo il brodo. Indi aggiungi i carciofi e cuoci per altri otto minuti.
Mantechi con mezz'etto di burro, 100 g di parmigiano, e il guanciale. Salare e pepare.
Nella fondina metterai una spennellata di sciroppo, l'orzo e qualche fettina di guanciale croccante che avevi riservato.
Questa è la foto di come sono riuscito a prepararla, non è proprio come la foto della rivista ma è anche vero che i mezzi erano limitati.....
Ecco che l'ultimo numero è una monografia dedicata ai carciofi.
Iersera ho preparato questa ricetta ed è piaciuta sia a me sia a chi ha mangiato con me. Motivo per cui qui la ripropongo. E' una ricetta dello Chef Agostino Curreli.
Nota bene: le dosi che scriverò sono quelle della ricetta originale, che viene detta "per dieci" (bah.....)
Intanto ti prepari un pentolino dove metti 250 cc di aceto bianco, 70di aceto balsamico, 250 g di mele renette a fettine, 25 g di zucchero, bacche di ginepro, una stecca di cannella, pepe in grani e una presa di sale. Dopo che le mele sono cotte scoli e fai ridurre il liquido a uno sciroppo.
In un padellino metti 150 g di guanciale affettato a julienne e lo fai rosolare fino a che non diventi croccante.
Poi prendi otto carciofi e ne ricavi otto cuori, li tagli a spicchi e li fai rosolare con olio evo e uno spicchio d'aglio incamiciato.
Intanto ti metti su quattro (?) litri di brodo.
Affetti una cipolla e la fai soffriggere in un tegame largo con 30 grammi di burro: quando è pronta versi 300 grammi di orzo perlato, lavato e scolato e lo fai tostare. Poi versi 100 cc di vino bianco secco e lo fai sfumare. Cuoci, mescolando continuamente, per otto minuti, aggiungendo il brodo. Indi aggiungi i carciofi e cuoci per altri otto minuti.
Mantechi con mezz'etto di burro, 100 g di parmigiano, e il guanciale. Salare e pepare.
Nella fondina metterai una spennellata di sciroppo, l'orzo e qualche fettina di guanciale croccante che avevi riservato.
Questa è la foto di come sono riuscito a prepararla, non è proprio come la foto della rivista ma è anche vero che i mezzi erano limitati.....
venerdì 6 aprile 2012
Petti di pollo profumati
Ricetta piccolissima, che evidenzia come non solo i sapori ma anche i profumi abbiano un ruolo di primo piano in cucina.
Dovrai soltanto andare dal tuo pollivendolo di fiducia e farti preparare delle fettine di petto di pollo, le più sottili che lui riuscirà a fare. Devi stimolarlo a dare il meglio di sé stesso.....
La ricetta nasce col passaparola: una paziente, in ospedale, sentendomi parlare col Collega di cucina (guarda caso!), mi ha chiesto se conoscevo questa ricetta. Alla mia risposta negativa me la ha raccontato, così come te la racconto.
Ripensandoci in questi giorni trovo parecchia vicinanza col salmoriglio siciliano.
Non dovrai far altro che stendere le tue fettine di petto di pollo e ricoprirle con succo di limone, pangrattato finissimo, origano e pecorino grattugiato. IO ci aggiungerei anche una strofinata di aglio, ma lei non me lo ha detto.
Una volta chiusi gli involtini con lo stecchino li puoi grigliare. Fine. Very easy and speedy.
Io li ho di nuovo ricoperti di pangrattato e li ho sbattuti sulla vetroceramica, per far prima.
La prossima volta li metto in forno.
Comunque sia, mi ripeto, il bello sarà il profumino che ti si sprigionerà in bocca. Et de hoc satis.
Bon appetit!
Dovrai soltanto andare dal tuo pollivendolo di fiducia e farti preparare delle fettine di petto di pollo, le più sottili che lui riuscirà a fare. Devi stimolarlo a dare il meglio di sé stesso.....
La ricetta nasce col passaparola: una paziente, in ospedale, sentendomi parlare col Collega di cucina (guarda caso!), mi ha chiesto se conoscevo questa ricetta. Alla mia risposta negativa me la ha raccontato, così come te la racconto.
Ripensandoci in questi giorni trovo parecchia vicinanza col salmoriglio siciliano.
Non dovrai far altro che stendere le tue fettine di petto di pollo e ricoprirle con succo di limone, pangrattato finissimo, origano e pecorino grattugiato. IO ci aggiungerei anche una strofinata di aglio, ma lei non me lo ha detto.
Una volta chiusi gli involtini con lo stecchino li puoi grigliare. Fine. Very easy and speedy.
Io li ho di nuovo ricoperti di pangrattato e li ho sbattuti sulla vetroceramica, per far prima.
La prossima volta li metto in forno.
Comunque sia, mi ripeto, il bello sarà il profumino che ti si sprigionerà in bocca. Et de hoc satis.
Bon appetit!
martedì 3 aprile 2012
Pasta con verdure e mandorle
E' noto che la necessità aguzza l'ingegno. E non solo la necessità, anche l'urgenza.
In una giornata fra le peggiori, quelle in cui non vorresti più avere il collo tanto ti fa male, e neanche la testa per non vedere certi ceffi e non sentire certe telefonate, il dover preparare qualcosa perché hai fatto un invito è una fatica supplementare che non ci voleva proprio.
Eppure...... solo il cercare di inventare una ricettina nuova, nuova solo per me naturalmente, è diventato cura e gioco allo stesso tempo, e la serata si è raddrizzata.
E adesso son qui che scrivo, anche se sono stanchissimo. Ma soddisfatto.
Tralasciamo le riflessioni.
Sono andato dalla mia negoziante preferita, la Cinzia, (preferita perché ha frutta e verdura di eccellente qualità, oltre a certi vasetti.....) e ho composto così il mio primo: una melenzana a boccia, un peperone rosso e uno giallo, mezzo chilo di pomodori i più maturi che aveva, due pugni di olive calabresi, un pugno di mandorle pelate.
La pasta l'avevo in casa, ho usato questa. Non voglio ovviamente fare pubblicità ma la forma si adattava all'idea che avevo in testa: è facile che l'idea inconscia di questo piatto ci fosse già da giorni.
Un quarto di melenzana l'ho fatto a cubettini e l'ho fritto nell'olio di arachide.
Poi ho fatto dare l'acqua a due mezzi peperoni, questi
infine ho messo in padella, dopo aver sostituito l'olio di arachide con quello evo, i pomodori tagliati in quattro con l'aglio e le olive, oltre a una presa di sale
e quando i pomodori si sono un po' cotti ho mescolato tutto insieme, aggiungendovi le mandorle tostate pochissimi minuti
non mi sembra un brutto sugo, anche perchè è una citazione della caponata........
La pasta doveva cuocere otto minuti: dopo sei l'ho mescolata al sugo e l'ho versata nella pirofila.
Una spolverata di parmigiano (ma il pecorino è meglio) e un po' di pane grattuggiato.
E poi via in forno, un quarto d'ora.
Sono io il primo a dire che non sarà questo grande piatto ma mi sono divertito e questa è la cosa importante.
In una giornata fra le peggiori, quelle in cui non vorresti più avere il collo tanto ti fa male, e neanche la testa per non vedere certi ceffi e non sentire certe telefonate, il dover preparare qualcosa perché hai fatto un invito è una fatica supplementare che non ci voleva proprio.
Eppure...... solo il cercare di inventare una ricettina nuova, nuova solo per me naturalmente, è diventato cura e gioco allo stesso tempo, e la serata si è raddrizzata.
E adesso son qui che scrivo, anche se sono stanchissimo. Ma soddisfatto.
Tralasciamo le riflessioni.
Sono andato dalla mia negoziante preferita, la Cinzia, (preferita perché ha frutta e verdura di eccellente qualità, oltre a certi vasetti.....) e ho composto così il mio primo: una melenzana a boccia, un peperone rosso e uno giallo, mezzo chilo di pomodori i più maturi che aveva, due pugni di olive calabresi, un pugno di mandorle pelate.
La pasta l'avevo in casa, ho usato questa. Non voglio ovviamente fare pubblicità ma la forma si adattava all'idea che avevo in testa: è facile che l'idea inconscia di questo piatto ci fosse già da giorni.
Un quarto di melenzana l'ho fatto a cubettini e l'ho fritto nell'olio di arachide.
Poi ho fatto dare l'acqua a due mezzi peperoni, questi
infine ho messo in padella, dopo aver sostituito l'olio di arachide con quello evo, i pomodori tagliati in quattro con l'aglio e le olive, oltre a una presa di sale
e quando i pomodori si sono un po' cotti ho mescolato tutto insieme, aggiungendovi le mandorle tostate pochissimi minuti
non mi sembra un brutto sugo, anche perchè è una citazione della caponata........
La pasta doveva cuocere otto minuti: dopo sei l'ho mescolata al sugo e l'ho versata nella pirofila.
Una spolverata di parmigiano (ma il pecorino è meglio) e un po' di pane grattuggiato.
E poi via in forno, un quarto d'ora.
Sono io il primo a dire che non sarà questo grande piatto ma mi sono divertito e questa è la cosa importante.
sabato 31 marzo 2012
Risotto con i topinambur
Scrivo da scuola, mentre i miei compagni finiscono la verifica di francese. Io l'ho appena consegnata. Chissa' se l'ho fatta bene come al solito. Essendo il più vecchio ho questa (auto)condanna, non posso prendere sei. Vabbè, un'oretta ho studiato.
Intanto incomincio a scrivere. Il tempo è sempre meno, e bisogna ottimizzarlo.
Questi topinambur sono una cosa molto carina e molto buona, credo che li chiamino anche patate francesi. A questo proposito condivido un cartello trovato da uno dei miei fornitori, troppo simpatico.
Il link su Wikipedia è questo: topinambur.
Quindi me li sono puliti e li ho affettati sottili, dopodichè li ho saltati in padella con aglio e rosmarino, non tanto, solo per rosolarli e fargli perdere un po' di acqua.
A questo punto mi sono messo a fare il mio risottino come al solito, come l'ho scritto qui tante e tante volte. I topini li ho messi un attimo dopo che ho incominciato a versare il brodo.
La cosa bella dei topini è che in bocca ricordano un po' i carciofi.
Eccolo qui, sembrano funghi.....
p.s.: se vuoi fare un piatto unico la salsiccia non ci starà certo male.......
Intanto incomincio a scrivere. Il tempo è sempre meno, e bisogna ottimizzarlo.
Questi topinambur sono una cosa molto carina e molto buona, credo che li chiamino anche patate francesi. A questo proposito condivido un cartello trovato da uno dei miei fornitori, troppo simpatico.
Il link su Wikipedia è questo: topinambur.
Quindi me li sono puliti e li ho affettati sottili, dopodichè li ho saltati in padella con aglio e rosmarino, non tanto, solo per rosolarli e fargli perdere un po' di acqua.
A questo punto mi sono messo a fare il mio risottino come al solito, come l'ho scritto qui tante e tante volte. I topini li ho messi un attimo dopo che ho incominciato a versare il brodo.
La cosa bella dei topini è che in bocca ricordano un po' i carciofi.
Eccolo qui, sembrano funghi.....
p.s.: se vuoi fare un piatto unico la salsiccia non ci starà certo male.......
domenica 18 marzo 2012
Marco Polo 7 - uova affogate alla fiorentina
Si prepara a scuola e si rifà a casa, sia perché è una buona ricetta sia perché così te la fissi in testa.
Questa ricetta ha l'unico inconveniente di essere di preparazione relativamente lunga e di spazzolamento ultrarapido, per cui, anche se sei contento, vedi la tua fatica sparire dai piatti in meno di tre minuti. Come gli applausi per l'attore questo è proprio il pane del cuoco.
Bando alle ciance.
Ringraziamento: al nostro Chef di scuola, che anche questa volta mi ha stupito.
Intanto ti fai la besciamella come al solito, che poi ti servirà. Con mezzo litro di latte. Ultimamente ho la fissa di spremerci dentro un po' di concentrato di pomodoro, diciamo che è la moda del momento.
Poi ti comperi il pane carrè, per fare la base dei tuoi crostoni. Ma non è detto che non vada bene anche una adeguata fetta di pane toscano, anzi, il pan carrè è forse più .... da albergo.
I tuoi crostoni li condisci con un filo d'olio, sale e poco pepe e un po' di parmigiano grattugiato, e li sbatti in forno a diventare croccanti.
Sopra il pane carrè ci vanno gli spinaci, freschi, se vuoi che sappiano di qualche cosa, e quindi ti dovrai sobbarcare l'onere di pulirli bene. Poi li cuoci diciamo tre minuti con il cestello del vapore. Li strizzi e li raffreddi e li salti in padella con un po' di burro.
Quando sono pronti li cospargi di parmigiano e li disponi sui tuoi crostoni, facendo una piccola "culla" per l'uovo che arriverà.
Adesso puoi metterti dietro all'uovo in camicia. La solita acqua acidulata con pepe e alloro, che sobbolle, tre minuti. E' opportuno riempire la pentola a pochi centimetri dall'orlo, per due buoni motivi: 1) più è l'acqua e più e facile controllare la temperatura; 2) più alta è l'acqua e più delicatamente riesci a farci scivolare dentro l'uovo.
Passati i tre minuti lo metti in acqua ghiacciata per bloccare la cottura. E lo metti nella sua culla.
Dài, che hai quasi finito. Ricopri il tutto con la besciamella e fai gratinare in forno.
Bon appetit!!!
Questa ricetta ha l'unico inconveniente di essere di preparazione relativamente lunga e di spazzolamento ultrarapido, per cui, anche se sei contento, vedi la tua fatica sparire dai piatti in meno di tre minuti. Come gli applausi per l'attore questo è proprio il pane del cuoco.
Bando alle ciance.
Ringraziamento: al nostro Chef di scuola, che anche questa volta mi ha stupito.
Intanto ti fai la besciamella come al solito, che poi ti servirà. Con mezzo litro di latte. Ultimamente ho la fissa di spremerci dentro un po' di concentrato di pomodoro, diciamo che è la moda del momento.
Poi ti comperi il pane carrè, per fare la base dei tuoi crostoni. Ma non è detto che non vada bene anche una adeguata fetta di pane toscano, anzi, il pan carrè è forse più .... da albergo.
I tuoi crostoni li condisci con un filo d'olio, sale e poco pepe e un po' di parmigiano grattugiato, e li sbatti in forno a diventare croccanti.
Sopra il pane carrè ci vanno gli spinaci, freschi, se vuoi che sappiano di qualche cosa, e quindi ti dovrai sobbarcare l'onere di pulirli bene. Poi li cuoci diciamo tre minuti con il cestello del vapore. Li strizzi e li raffreddi e li salti in padella con un po' di burro.
Quando sono pronti li cospargi di parmigiano e li disponi sui tuoi crostoni, facendo una piccola "culla" per l'uovo che arriverà.
Adesso puoi metterti dietro all'uovo in camicia. La solita acqua acidulata con pepe e alloro, che sobbolle, tre minuti. E' opportuno riempire la pentola a pochi centimetri dall'orlo, per due buoni motivi: 1) più è l'acqua e più e facile controllare la temperatura; 2) più alta è l'acqua e più delicatamente riesci a farci scivolare dentro l'uovo.
Passati i tre minuti lo metti in acqua ghiacciata per bloccare la cottura. E lo metti nella sua culla.
Dài, che hai quasi finito. Ricopri il tutto con la besciamella e fai gratinare in forno.
Bon appetit!!!
domenica 11 marzo 2012
Piatto unico del mezzogiorno della domenica: cannelloni
Unico perché ci sono, oltre agli zuccheri, anche le proteine, le vitamine, i sali minerali e una buona dose di calorie.
Non è proprio del mezzogiorno, ci ho lavorato due ore, quindi lo mangiamo all'una e un quarto. Ma non è troppo tardi. E comunque ne è valsa la pena.
La farcia dei cannelloni l'ho fatta così: quattro etti di salsiccia piemontese, aperta con la forbice e saltata in padella con un po' di vino bianco e una punta di cucchiaino di cumino (adoro quel profumo). Assieme ci sono andati quattro broccoletti già cotti al vapore e frantumati al coltello, che hanno cotto solo due o tre minuti. Tolta la saltiera dal fuoco ci ho messo dentro tre etti di ricotta, quella di Santo Stefano d'Aveto. Questa è la mia farcia, quasi finita.
Poi ho dovuto prepararmi i cannelloni. Quelli del commercio vengono venduti con l'indicazione di andare in forno direttamente, sempre che tu abbia una besciamella molto liquida. Non era il mio caso, motivo per cui li ho precotti qualche minuto.
Mi sono infine preparato la besciamella come al solito, 70 + 70 e un litro di latte, il sale e la noce moscata. Due mestoli di besciamella sono finiti nella farcia, per ammorbidirla.
Una volta riempiti li ho posizionati nella pirofila e ricoperti di besciamella, a cui ho aggiunto, per motivo più che altro estetico, un cucchiaio di concentrato di pomodoro. Venti minuti di forno saranno più che bastevoli.
Eccoli:
Non è proprio del mezzogiorno, ci ho lavorato due ore, quindi lo mangiamo all'una e un quarto. Ma non è troppo tardi. E comunque ne è valsa la pena.
La farcia dei cannelloni l'ho fatta così: quattro etti di salsiccia piemontese, aperta con la forbice e saltata in padella con un po' di vino bianco e una punta di cucchiaino di cumino (adoro quel profumo). Assieme ci sono andati quattro broccoletti già cotti al vapore e frantumati al coltello, che hanno cotto solo due o tre minuti. Tolta la saltiera dal fuoco ci ho messo dentro tre etti di ricotta, quella di Santo Stefano d'Aveto. Questa è la mia farcia, quasi finita.
Poi ho dovuto prepararmi i cannelloni. Quelli del commercio vengono venduti con l'indicazione di andare in forno direttamente, sempre che tu abbia una besciamella molto liquida. Non era il mio caso, motivo per cui li ho precotti qualche minuto.
Mi sono infine preparato la besciamella come al solito, 70 + 70 e un litro di latte, il sale e la noce moscata. Due mestoli di besciamella sono finiti nella farcia, per ammorbidirla.
Una volta riempiti li ho posizionati nella pirofila e ricoperti di besciamella, a cui ho aggiunto, per motivo più che altro estetico, un cucchiaio di concentrato di pomodoro. Venti minuti di forno saranno più che bastevoli.
Eccoli:
Ancora pane alla birra
Oggi mi sono di nuovo fatto il pane alla birra.
Stessa identica ricetta del pane alla Guinness, ho cambiato solo due cose: la farina e la birra.
Come sfarinato ho usato la semola rimacinata di grano duro, come birra ho usato la Moretti rossa.
Ecco che quindi non sono capace a dire quale dei due sia più buono, e forse l'ho fatto apposta. Provali entrambi.
La prossima volta ci metterò qualcosa dentro. Olive? Mandorle? Chi può sapere cosa girerà per la testa....
Eccolo, in tutto il suo splendore
Stessa identica ricetta del pane alla Guinness, ho cambiato solo due cose: la farina e la birra.
Come sfarinato ho usato la semola rimacinata di grano duro, come birra ho usato la Moretti rossa.
Ecco che quindi non sono capace a dire quale dei due sia più buono, e forse l'ho fatto apposta. Provali entrambi.
La prossima volta ci metterò qualcosa dentro. Olive? Mandorle? Chi può sapere cosa girerà per la testa....
Eccolo, in tutto il suo splendore
martedì 6 marzo 2012
Un nuovo pesto
Ma in cucina non c'è nulla di nuovo......
ci può essere soltanto il desiderio di ripetere, con qualche piccola modifica, ricette lette o ascoltate, o mangiate altrove.
L'imperativo categorico è però quello di usare gli ingredienti migliori che trovi, ma questo lo scrivo sempre.
Questo pesto, rispetto a quello genovese, ha due cambiamenti il basilico e i pinoli, rispettivamente sostituiti con la trevigiana tardiva (o anche il radicchio rosso) e le noci. Per il resto è uguale. Eppure il gusto è sinceramente diverso. Non si tratta di giudicare cosa è più buono, si tratta di fare esperimenti.
Però questo pesto ha il vantaggio, non indifferente, di essere preparato un poco più rapidamente di quell'altro.
Le mie dosi possono essere dimezzate, diciamo che possono andare bene per sei.
Trevigiana due etti puliti, anche due e mezzo. Noci un etto già pulite. 50 grammi di parmigiano e 50 di pecorino. uno spicchio d'aglio o mezzo. Il sale e l'olio evo (riviera ligure) giusti.
Nel mixer metti prima noci, aglio e un po' di olio e fai la cremina. Poi aggiungi la trevigiana già fatta a pezzettini e il formaggio grattugiato. Frulli, aggiusti di olio e di sale et voilà
Bon appetit
ci può essere soltanto il desiderio di ripetere, con qualche piccola modifica, ricette lette o ascoltate, o mangiate altrove.
L'imperativo categorico è però quello di usare gli ingredienti migliori che trovi, ma questo lo scrivo sempre.
Questo pesto, rispetto a quello genovese, ha due cambiamenti il basilico e i pinoli, rispettivamente sostituiti con la trevigiana tardiva (o anche il radicchio rosso) e le noci. Per il resto è uguale. Eppure il gusto è sinceramente diverso. Non si tratta di giudicare cosa è più buono, si tratta di fare esperimenti.
Però questo pesto ha il vantaggio, non indifferente, di essere preparato un poco più rapidamente di quell'altro.
Le mie dosi possono essere dimezzate, diciamo che possono andare bene per sei.
Trevigiana due etti puliti, anche due e mezzo. Noci un etto già pulite. 50 grammi di parmigiano e 50 di pecorino. uno spicchio d'aglio o mezzo. Il sale e l'olio evo (riviera ligure) giusti.
Nel mixer metti prima noci, aglio e un po' di olio e fai la cremina. Poi aggiungi la trevigiana già fatta a pezzettini e il formaggio grattugiato. Frulli, aggiusti di olio e di sale et voilà
Bon appetit
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