Andiamo a incominciare

Basta fare un giro al mercato.
Già gli occhi si riempiono di colori, colori di pomodori e peperoni, caldi, rossi e carnosi come certe labbra che si offrono senza vergogna, ma anche caldi come il giallo di pani appena sfornati, sotto la cui crosta si indovina una tenerezza nuova.
E la verdura? ci offre tutte le tonalità dei verdi, che raccontano sommessamente di prati e di orti, innaffiati da uomini tranquilli in maniche di camicia, durante silenziosi tramonti.
Come si fa a non amare il cibo? Semplice, basta non amare gli umani.

domenica 17 febbraio 2013

Tortino di baccalà gratinato - Little cake of salted cod - Petit gateau de morue salè

Buono, buono, buono, sotto tutti i punti di vista. La ricetta la trovate in questo splendido blog, qui.


Commenti e minime modifiche, secondo le mie personalissime idee:
1 - le patate le cuocio al vapore;
2 - l'alloro è perfetto, il limone troppo giusto
3 - sono assolutamente d'accordo che il baccalao non si debba frullare: del resto dopo 20 minuti di bollo si disfa bene sotto la forchetta
4 - io la besciamella l'ho fatta un po' più liquida: il roux con 15 e 15 secondo me va bene, se no cosa serve dare sofficità con gli albumi montati a neve ferma?
5 - il formaggio parmigiano lo metto nella farcia di patate e baccalao e non nella besciamella.
6 - quando è il momento di amalgamare il tutto mi dispiace ma uso le mie mani
7 - la gratinatura è perfetta, anche senza il parmigiano
8 - io ho triplicato le dosi (ovviamente non dell'olio)
9 - SUCCESSO GARANTITO!!!!



è ovvio che questa foto è stata fatta alla fine della serata, quando l'ho portato in tavola ero così contento che ho dimenticato di farne una migliore.  Ma comunque rende l'idea.




POST SCRIPTUM: ecco sette nuovi libri comperati che arricchiranno la mia collezione.....

  1. Pane fatto in casa – P. Loaldi – Gribaudo, 2011
  2. Se vuoi fare il figo usa lo scalogno – C. Cracco – Rizzoli, 2012 (regalato...)
  3. Oste e cuoco – F. La Mantia – Fabbri, 2012
  4. La pasta madre – A. Scialdone – Edagricole, 2012
  5. Le ricette di Osterie d'Italia – Slow Food, 2011
  6. I miei menù da 30 minuti, ricette per chi ha poco tempo ma ama la buona cucina – J. Oliver – TEA 2011
  7. Il mio corso di cucina: Tecniche da Chef, 75 ricette illustrate passo passo – K. Black – Tommasi 2012.


Risotto bacon e trevigiana tradiva - Risotto with bacon and late radicchio - Risotto avec le bacon et le radicchio tardif

Risotto del mezzogiorno della domenica.
Ho come l'idea che a spulciare il blog ci possa essere qualcosa di simile, se non addirittura eguale, ma non ho la benché minima intenzione di farlo. Prendetela così, ricetta del 17 febbraio.

Rosoli la cipolla col bacon tagliato a cubetti e poi versi il riso. Le solite cose, quando è tostato ci metti il vino scaldato col microonde, aspetti che vada via l'odore alcoolico e lo porti a cottura con il brodo. Nel frattempo metti sulla griglia due cespi di trevigiana tardiva e la fai appassire e nel padellino piccolo metti una manciata di chicchi di sesamo.



Quando la trevigiana è appassita la tagli a pezzettini e la butti nel risotto due minuti prima che sia pronto. Il sesamo tostato lo puoi buttare anche prima.
Finito ma....
il tocco della chef: mantechi con il Castelmagno, e poi ce ne metti qualche scheggia sopra.



Non sarà questo gran piatto ma non è neanche un cesso.

A domani a tutti, ci sono ancora un paio di ricettine.... stay tuned






sabato 16 febbraio 2013

Salmone alla griglia - Saumon grillè - Grilled salmon

Oggi mi scateno, e meno male che ho il tempo per farlo.....
Altra ricetta fonte di gioia, mia in tutto e per tutto.
Una sera mi sono arrivati, quasi simultaneamente, sei uova da un pollaio genovese ("di ieri!!") e un mazzo di asparagi, evidentemente di serra.
Non mi sono fatto scappare l'occasione e a mezzogiorno ho confezionato una splendida frittatina con le teste, o meglio i turioni, dei miei asparagi. Solo un po' di olio evo, uova, sale, ricotta e asparagi cotti in piedi al vapore, ma pochi minuti.
Carina e buonissima, eccola.

Ma la ricetta non è questa, ovviamente.
Già dal pomeriggio i gambi degli asparagi mi guardavano tristemente.
In cucina c'è un principio fondamentale: non buttare via mai niente.
Sono andato a fare la spesa, con gli asparagi nel cuore. 
I tranci già fatti di salmone mi hanno, per così dire, illuminato.

A casa mi sono fatto la mia crema di asparagi, con un soffritto di scalogno e il brodo avanzato per il risotto della sera prima. Il minipimer ha avuto la sua parte, e anche il colino cinese. Alla fine sale e quel po' di farina di riso, per aggiustare la densità.

Il salmone l'ho sbattuto sulla griglia, semplicemente.
Due capperini, due olivette e due cipolline borettane per completare il mio piatto.

Eccolo, lo regalo a tutti i miei lettori perché lo provino, fiduciosi.....










La torta di rose - La tarte de roses - The cake of roses

La torta di rose, o delle rose, merita una piccola intro.
C'è un negozio a Genova che ne fa una famosa, che io, per tutta una serie di motivi, non ho ancora assaggiato, anche se l'eco della sua fama mi ha raggiunto. Ma questo negozio, naturalmente, non ne diffonde la ricetta, ancorché abbia mandato a chiedergliela persone a cui penso non avrebbe potuto rifiutarla, in spirito di amicizia.
Dimodoché ho sparso la voce in giro, e una ricetta è arrivata, anche se non so se è quella "giusta".
Bene. La prima prova è stata un disastro, anche perché la ricetta è molto sintetica (e io non sono troppo intelligente). Valentina, maestra e scolara a un tempo, l'ha fatta e mi ha spiegato dove avevo sbagliato.
Oggi l'ho rifatta e devo dire che il look non è niente male. Stasera la assaggerò, se me ne rimarrà un cubetto, altrimenti vorrà dire che era buonissima.

Passiamo al dunque: dosi per una torta per otto crani: 350 g di farina 00, tre rossi d'uovo, due cucchiai di zucchero, la scorza di un limone gratuggiata, 150 cc di latte, un cubetto di lievito di birra, tre cucchiai di olio di semi, la stecca di vaniglia perché io mi rifiuto di usare la bustina di vanillina, un pizzico di sale.

Metti tutto insieme nell'impastatore o impasti a mano. La prima lievitazione è di quattro ore, in ambiente tiepido e coperta.

Intanto ti prepari la crema, che è costituita da 150 g di burro e 150 di zucchero. Il burro lo dovrai fare ammorbidire fuor di frigo.

Passate le quattro ore prendi il tuo impasto e lo tiri col mattarello fino ad ottenere una forma (circa) rettangolare, e lo spalmi con la crema di burro e zucchero. Formi quindi un rotolo e lo tagli in pezzi di circa tre dita di larghezza. Ogni pezzo verrà un po' schiacciato a un'estremità e appoggiato in piedi sulla teglia da forno, in modo che ognuno sostenga quelli vicini.
Altre due ore di lievitazione non potranno fargli male, perché le "rose" cresceranno ancora un po.



In forno a 180 °C per mezzora, ma a venti minuti incomincia a dare attente occhiate.
Poi spolveri con lo zucchero a velo.

Eccolo, il mio piccolo capolavoro, di cui vado, per i motivi già detti, molto fiero.













Torta di bietole "come la fanno a scuola" - Chard pie - Quiche de blettes


Per queste torte di verdura la pasta da usare è la pasta matta, che, all'origine, era costituita solo da farina e acqua. Ciò permetteva di fare un prodotto talmente elastico da poterlo tirare fin quasi a diventare trasparente.
Ci vogliono: mezzo kilo di farina di grano tenero 00 e mezzo kilo di Manitoba, un decilitro di olio evo, 6 decilitri di acqua, 20 grammi di sale.
Fai la tua bella fontana, versi l'acqua e l'olio e impasti fino a che la pasta diventi liscia e si stacchi dalle mani. Un'ora in frigorifero coperta da un panno umido. Naturalmente per la tua torta per quattro persone basterà metà di questo impasto.

Adesso ti dedichi alla farcia: soffriggi una cipolla tritata (se ti piace anche uno spicchio d'aglio, eventualmente "vestito") e quando è morbida aggiungi quattro etti di bietole tagliate a listarelle e lavate. Non hai bisogno di strizzarle troppo: cuoceranno con la loro acqua di lavaggio. Ritirale e cospargile di parmigiano. Quando saranno fredde aggiungi tre etti di prescinseua (o ricotta se hai la sfortuna di non vivere in Liguria ;-) e un pugnetto di funghi secchi, spugnati e tritati. Lega tutto con un paio di rossi d'uovo e aggiungi la maggiorana tritata (tanta!). Aggiusti di sale e pepe.
Metà della pasta matta servirà per il "sotto". Versi la farcia. Un altro velo, o più di uno, sopra. Se ne vuoi mettere più di uno ti dovrai procurare una cannuccia per mettere un cuscino d'aria fra uno e l'altro. Rimbocca bene i due orli all'indentro. Spennella la superficie con l'olio. In forno a 200 °C per tre quarti d'ora. E questa è fatta.















e questa è la porzione....








lunedì 4 febbraio 2013

Insalata russa - Olivier salad - Salade russe

Come al solito nulla di nuovo. Può esserci però un motivo di interesse, in quanto la cucina per amore impone che tutto ciò che ci metterai dentro sia fresco di mercato, compresa la tua" salsa mayonesa", come la chiamano i miei compagni di scuola dell'America latina.

In più mi sono divertito a fare i cestini di pasta briseé, che hanno fatto un antipastino monoporzione che ha riempito l'occhio prima della bocca.

Direi che per la briseé la ricetta che ho fatto posso considerarla definitiva. 250 grammi di farina, 125 di burro che è stato un po' lì sul tavolo, un uovo intero, dieci grammi di sale e 40 cc di acqua fredda. Aggiungine subito metà dell'acqua, potrebbe bastare. Dopo che l'hai impastata la sbatti in  frigo e vai a dormire. Con questa dose ho fatto 12 cestini, che ho cotto in forno a 190 °C nelle pirottine di silicone e ripieni di ceci secchi. Eccoli



















e qui sono cotti:




Il giorno dopo mi sono messo dietro alle verdure, che ho preso, fresche, al mercato. Patate, carote, fagiolini, cavolfiore. Tutto tagliato a cubetti (più o meno) e cotto al vapore, appena pronto raffreddato subito sotto l'acquafredda. La verdura deve essere croccante, come noto. Il cavolfiore, l'ho imparato a scuola, lo puoi mettere in piedi nella pentola, con l'acqua che arriva al limite delle infiorescenze.
Eccolo:

Così intanto puoi usare il cestino per un'altra cosa.
Io direi di non mescolarla, la verdura, perchè ogni tipo ha il proprio tempo di cottura.

La mayonesa te la risparmio perchè c'è sul blog, qui.

A questo punto dovresti avere tutto pronto.
Ti restano da aggiungere, se la vuoi fare come l'ho fatta io, un po' di giardiniera "giusta", non quella del supermercato ma quella del tuo fornitore "speciale" che ti darà anche qualche capperino di Pantelleria sotto sale, un pugno, e tre o quattro acciughe sotto sale, che pulirai e tagliarai a pezzettini.
Nella capiente boulle immergi le manine e incominci a mescolare, mentre il tuo secondo poco per volta aggiunge la salsa.

Riempirai infine i cestini decorandoli con un quarto di uovo bollito e qualche funghetto.




Tutto qui, ma ragazzi, che soddisfazione!!!







sabato 2 febbraio 2013

Frittata con ricotta fresca, cannella e pomodori secchi - Frittata avec la ricotta - Frittata with ricotta cheese

Ho trovato persino una collaboratrice!
Discutendo di cucina, attività che prende buona parte della mia giornata, ho proposto una ricetta a Valentina, la quale con grande diligenza l'ha preparata iersera, e fotografata, e me ne ha garantita la bontà.
Per cui la pubblico con grande piacere e con tanti ringraziamenti. Quando aprirò il mio ristorante un posto le sarà garantito.

E' una ricetta tratta dall'ultimo libro che ho comperato, il libro di Filippo La Mantia, oste e cuoco come ama definirsi, anche se più che un'osteria ha un ristorante in un grande albergo di via Veneto a Roma... personaggio interessante e ricette splendide, almeno per chi ha la mia idea di cucina.

E' solo una stupida frittata, ma che frittata!!!
Ecco la ricetta, per quattro umani.
Sbatti otto uova con due etti di ricotta pecorina fresca sciolta in poca acqua calda. Sale e pepe. Unisci un cucchiaino di cannella in polvere, dieci pomodori secchi, 20 grammi di mollica di pane sbriciolata e tostata, un cucchiaino di origano, mezz'etto di pecorino stagionato e un cucchiaio di olio.
E fai la frittata come al solito.

Eccola, bellissima









E anche la foto è migliore delle mie, ma ci voleva molto poco....



lunedì 28 gennaio 2013

Pasta con le arance - Pâte avec les oranges - Pasta with oranges

Scusatemi per il ritardo nella pubblicazione. Tante cose da fare.
Ma questa ricettina vi indurrà a perdonarmi. L'ho fatta due volte, la seconda poco fa e il mio ragazzo  l'ha trovata molto buona. Io stesso, che ci credevo poco, mi sono convinto a darmi un ottimo voto.
Del resto il blog è mio e i voti me li do io, ah ah ah
No ragazzi, invece i voti me li dovete dare voi, ma solo dopo aver fatto le mie ricette.
Questa poi è semplicissima!

Nella padella metti il porro affettato, un peperoncino secco e un mazzetto di timo fresco. Le zeste di un arancio biologico.Puoi usare sia l'olio evo che il burro. Stasera l'olio.





In un altro padellino peli al vivo l'arancio. lo riduci a spicchietti e lo flambi con il cognac, diciamo almeno un mezzo bicchiere.



 Quando entrambi sono pronti li unisci nella padella più grossa delle due.
Intanto la pasta cuoce. Stasera ho usato maccheroncini di Campofilone, perché era tardi per farsi la pasta fresca, che comunque vi consiglio. Nella pasta fresca ci potete mettere quello che volete, per dare ancora un sapore in più: ad esempio la pasta di acciughe, dico, o il concentrato di pomodoro.

Quando la pasta è pronta la saltate e la servite.



Semplice, no?

p.s.: la didascalia della foto è: pasta e ferramenta........


martedì 22 gennaio 2013

Brasato al Barolo - Braisé au vin Barolo - Braised beef with Barolo wine

Come sempre nulla di nuovo. E' che, a suo tempo, erano arrivate queste due splendide bottiglie di Barolo e non era giusto che rimanessero lì. Il tempo freddo ha avuto la sua parte nella decisione.
Avrei voluto far precedere il titolo della ricetta da "Ricette semplici 1 - " ma non mi è sembrato rispettoso.
Ma davvero non è una ricetta difficile!
La cosa più importante non è il vino ma la carne che sceglierai. Questa lunga cottura secondo me ne mette in evidenza tutto il sapore. Motivo per cui sceglierai vitellone piemontese "della Fassone" o "della coscia", va bene anche un quarto anteriore tipo sottopaletta. Ricordati che lo devi legare: sarai aiutato negli spostamenti e lo taglierai meglio.
Non tutti i libri che ho letto consigliano la marinatura per una notte. Trovo che sia una cosa furba, di poca fatica. Ci vuole il contenitore giusto, di poco più grosso del pezzo di carne, cosicché il vino lo coprirà tutto.  Assieme al vino metterai pezzettoni di sedano, cipolla e carota. La cannella e il chiodo di garofano. Il pepe nero. Copri con la pellicola e vai a dormire, o a fare dell'altro. La mattina dopo troverai che la tua carne ha preso il colore dei tannini del tuo Barolo. Se devi preparare il pranzo ti svegli alle otto, se no puoi tranquillamente dormire un po' di più e cominciare alle tre.
Levi la carne dalla marinata. Con il colino recuperi il vino ma butti via gli odori esausti.
Incominci a rosolare, senza fretta, da tutti i lati, senza bruciare la carne, aiutandoti con lo spago. Devi mettere gli odori nuovi, sempre a pezzettoni, con in più l'alloro (è imperativo) e il rosmarino. Non dimenticare la cannella e il chiodo di garofano, e, se vuoi, anche una grattata di noce moscata. Quando è tutta bella rosolata - uno spettacolo a vedersi - la metti nella pentola finale assieme alle verdurine e agli odori. E versi la tua bottiglia di Barolo della sera.
Adesso incomincia la cottura, ben incoperchiata e lunga. Dovresti cercare di ottenere una carne "che si spezza con un grissino" ah, ah, ah. Minimo tre ore, meglio quattro. Ogni mezzora controlli che non si sia appiccicata alla pentola (di coccio) e che il liquido non evapori. [certo che non evapora se il coperchio è a tenuta!].
Quando sei a tiro levi la carne e la tieni in caldo, coperta dall'alluminio.
Il tuo sugo, anche a seconda della quantità di verdurine che avrai messo, sarà più o meno denso. Deve diventare molto denso. Non c'è nessun problema: dopo avere levato i rametti di rosmarino e le foglie di alloro, ci butti dentro il minipimer e ci dai dentro alla grande. E' troppo denso: aggiungi un po' di brodo (acqua bollente ed estratto di carne Liebig). E' troppo liquido: aggiungi la farina di riso, piccolo trucco del professionista. A tutto c'è rimedio in cucina, eccetto che agli aiutanti disobbedienti. E' per questo che io cucino da solo.
Tiri fuori la carne e la fai a fettine di un centimetro. La tuffi nella crema, perché è quella che hai ottenuto e tieni in caldo.
Il purè di patate quarantine non potrà che starci bene.
Non dimenticare cara/o Amica/o che il Barolo che darai da bere ai tuoi commensali dovrà essere stappato un paio d'ore prima del servizio e scaraffato. Assolutamente.

Varianti: una l'ho già detta, è quella di non fare la marinatura.
Un'altra è quella di lardellare la carne: a parte il fatto che ci vuole l'attrezzo ad hoc, che non tutti hanno, questo potrebbe essere utile se userai carne di quarti posteriori, con minore contenuto di grasso. La sottopaletta secondo me non ne ha di bisogno. Il gourmet golosastro aggiungerà in cottura un piedino di vitello, che darà alla salsa maggiore viscosità e più sapore (e più colesterolo, naturalmente).

Mi pregio di sottoporvi una miserabile fotografia, che è proprio l'ultimo pezzettino avanzato con l'ultimo cucchiaio di salsa.... e vi va già bene così. L'idea della crema comunque la dà chiaramente.






domenica 13 gennaio 2013

Pollo alla cacciatora - Poulet chasseur - Hunter's chicken stew

Oggi ho fatto anche questo, sennò come facevo a stare tre ore nette in cucina?
Nulla di nuovo o di non reperibile sul web, per carità, il fatto è che l'abbiamo fatto a scuola, e se a scuola è venuto buonissimo (con gli ingredienti "economici" che passa il convento) figuriamoci come sarebbe venuto  quando l'avrei fatto a casa!!!
Detto fatto.
Iersera mi sono comperato un mezzo pollo di quelli non del supermercato, che sono poco saporiti, ma da un  certo pollivendolo che frequento. Peso del mezzo pollo: 1,1 kili, una bestia non delle più piccole ;-)

Incominci passando con grande impegno il pollo sulla fiamma. Poi lo tagli a pezzi, secondo i sacri canoni dell'alta cucina (ah, ah, ah) o come meglio ti riesce, levi il filo della schiena (un buon brodo lo potrebbe ancora dare) e rosoli tutti i pezzi bene in padella, con l'olio di arachide. Sfuma col vino bianco. Non dimenticare naturalmente, come ho fatto io, di salarlo e di peparlo.
E lo metti da parte.
Prima, nel frattempo o dopo, ti fai il tuo bel sughetto, facendo rosolare il trito aromatico (ebbene sì ne avevo fatto il doppio quando ho fatto la bisque), poi aggiungi un pugnetto di funghi secchi spugnati e tritati - e non butti via la loro acqua - e aggiungi due lattine di pelati, quelli buoni, o i pomodori freschi se hai più tempo di me. Aggiungi anche due cucchiai di acqua dei funghi. Porti a bollore e aggiusti di sale e di pepe. Ancora dentro le olive (Gaeta, s'il vous plait) e una manciatina di pinoli. Rosmarino, timo, salvia a piacere, dico io. Abbassi e fai asciugare un pochino.
Nel frattempo ti salti gli champignon in padella a fuoco vivace, sbucciati ma interi, e quando sono pronti, con il loro bel colore marroncino, li affetti e ci sbatti dentro anche loro.

Ok, adesso sei pronto a mettere tutto insieme, nel forno caldo a 180 °C, in idoneo contenitore che tenga tutti i pezzi di pollo e la salsa, sopra e sotto. Una manciata di prezzemolo non potrà non dargli un fresco profumino.
Il pollo, si sa, deve essere ben cotto, meglio un pochino di più che un po' di meno. Motivo per cui, anche perché il mio aveva una coscia clamorosa, gli ho dato tre quarti d'ora di forno e, nella paura che la salsa mi si asciugasse, l'ho avvolto con la carta d'argento.

Come puoi ben vedere, cara/o Amica/o, cucina più che classica, ma che buona!!!!










Mi piace citare la versione di Jamie Oliver, che qui vi allego:
hunter's chicken stew





Tagliolini al cacao con bisque di crostacei e filetti di triglia - Cocoa tagliolini with crustaceans bisque and red mullet fillets - Tagliolini au cacao avec bisque de crustacès et filets de mulet

Del resto la domenica bisogna pur trovare occasione di divertimento. E preparare questo primo piatto è stato un grande divertimento.

I tagliolini al cacao sono tagliolini normali in tutto e per tutto: ho aggiunto all'impasto solito (tre uova, tre etti di farina 00, un pizzico di sale e un goccio di vino bianco) un cucchiaino pieno di cacao. E' singolare il fatto che non sono riuscito a trovare nei miei tanti libri  - anche se ero di fretta - una ricetta con una dose di cacao "pesata". Sono andato a occhio. Diciamo che un cucchiaino per tre etti di farina va bene, la tua pasta non sa solo di cioccolato.
La bisque è un fondo di cottura che ottieni con quello che dei crostacei in genere butti via. E non è una cattiva idea cercare di spremere il gusto da teste e carapaci, perché ne hanno. Per cui ho comperato mezzo kilo di mazzancolle, quelle precotte e cinque scampi. Le teste di entrambi e i carapacidegli scampi sono finite nell'olio bollente, a tostare ben bene. Ho poi aggiunto il solito trito aromatico (cipolla, carota, sedano) e un cucchiaio di farina.
Il Pernod che era nella mia ricetta della bisque non l'ho messo, non solo perché non l'ho in casa ma perché non mi piace molto. Ho aggiunto un po' cognac, diciamo tre dita e ho fiammeggiato bene. A questo punto una ventina di cubetti di ghiaccio sono volati in padella (testatulmente: "per ritardare la fuoriuscita dei succhi aromatici"). Un mezzo tubetto di concentrato e ho fatto andare la cottura per non più di cinque minuti.

Dài, l'odore è buonissimo. Certo è che non puoi metter questo sugo nel piatto, è troppo "guscioso"!
Allora lo devi frullare. Col senno di poi ti consiglio di frullarlo con un po' di creme fraiche, che poi sarebbe la panna acida. Invece che il limone aggiungici il succo di lime. Dovrebbe venire una bella broda densa. Occhio a non dimenticarti di aggiustare di sale, è importante. Certo che i crostacei sono dolci ma il giusto di sale è necessario. Ma non è finito!
A parte in padella, con l'olio e le zeste di lime, ho fatto saltare, pochissimo!, i filetti di triglia tagliati a pezzettini e le code delle mazzancolle, e ad essi ho aggiunto la crema, giusto per amalgamarli.
Nel frattempo la pasta è pronta, mescoli e servi.
Per essere una ricettina "originale", nel senso che unire la bisque alle triglie è un'idea mia, è buona.
Se poi qualcuno è dubbioso che la provi, che poi ci si sente.

Bon appetit!!!












domenica 6 gennaio 2013

Risotto alla siciliana - Risotto à la Sicilienne - Risotto by the Sicilian way

Forse peccherò di poca fantasia ma anche oggi pesco dall'enciclopedia della cucina di Repubblica. E trovo qualcosa di comunque carino e meritevole di essere condiviso.
L'idea di base era quella di fare un risottino con i carciofi, (anche perché c'era un litro di brodo di carne fatto ieri, alla bisogna) ma volevo aggiungere qualche altro ingrediente, per capire come poteva stare insieme ai carciofi. Le acciughe mi hanno convinto.
Nella pentola sono finiti, con l'olio evo, una cipolla e uno spicchio d'aglio, tritati, assieme a qualche acciuga - la ricetta le vorrebbe sottosale ma io mi sono arrangiato con quelle sott'olio, forse ne ho messo qualcuna di più - e ho fatto rosolare fino a che le acciughe si sono sfatte. A questo punto sono arrivati quattro carciofi affettati a fettine sottili. Pochi minuti di rosolatura. Infine il riso, che in quel bailamme è comunque riuscito a tostare. Il solito vino bianco. E poi parti col brodo, i canonici sedici minuti del vialone, sufficienti anche ad ammorbidire i carciofi. Assaggia comunque e aggiusta di sale. Mantechi infine con un filo d'olio e il parmigiano.
Molto più carino e gustoso di quello che avevo immaginato leggendolo, per questo ve lo consiglio.

Bon appetit!













sabato 5 gennaio 2013

Polpettone alla Guinness - Big meatball with Guinness - Grand boulette de viande avec la Guinness

Pessime traduzioni, ne sono consapevole.

Eccomi qui, al ritorno dalle vacanze, lunedì si ricomincia.
Tanto per incominciare Buon 2013 a tutte e a tutti, vi voglio bene e grazie che ci siete.

Oggi pomeriggio, arrivato stanco, non ho trovato niente di meglio da fare che aprire il frigo. Lo so, devo dimagrire ma questo piatto che ho fatto, giudicherete voi, non è proprio grassissimo....
Nel frigo ho trovato certa carne che a suo tempo avevo comperato, non vorrei dire quando. Dato che io ho uno scomparto a zero gradi mi ritengo autorizzato a farvi soggiornare la carne per periodi forse esagerati. L'ho aperta, guardata, odorata, tutto ok. E' un po' ossidata, certo ma l'odore mi convince. Ne approfitto per giocare un pochino al piccolo macellaio, con il nuovo accessorio tritatcarne del mio robot, comperato di recente. Ho deciso di tritarla, tanto per cominciare, poi vedremo.
Quando comperi un qualche attrezzo ti dovresti domandare se la presenza di un pieghevole di carta stampata con certi disegnini possa avere un qualche significato. Io la metto direttamente in un cassetto, perché se no non mi diverto davvero. Per cui tritare la carnina è diventata un'impresa da mille e una notte, ma alfine ho avuto ragione io. Credo di averci impiegato il quadruplo del tempo che se avessi letto quel foglietto, ma io sono fatto così, e ormai, alla mia età, mi devo prendere come sono.
Guardando quella carne tritata, forse è meglio dire polverizzata, ho pensato che fosse furbo fare un
polpettone, anche perché non risente di una lunga cottura, che mi garantiva la tranquillità dal punto di vista igienico.
Allora sono andato a prendermi una ricettina sull'enciclopedia di Repubblica, che di polpettoni ne ha tanti, e l'ho modificata così. Ai miei circa otto etti di carne di b.a. ho aggiunto un panino secco bagnato nel latte, una mezza cipolla, uno spicchio d'aglio, sale e pepe e due o tre dita di Guinness. Un mezzo cucchiaino di  comino, con il suo inconfondibile profumo. Questa volta persino i miei commensali hanno dovuto ricredersi su questa spezia meravigliosa.
Una volta datagli una forma "normale" l'ho fatto rosolare con un po' di olio, questa volta ne ho messo poco davvero. Dopo due belle rosolate ha finito di cuocere per una quarantina di minuti aiutato da una lattina di Guinness.
Alla fine dei quaranta minuti il sugo residuo l'ho un po' addensato con un cucchiaio di farina.
Contorno: broccoli al vapore, tristemente perché saltati in padella con aglio, olio peperoncino e acciughe sono più buoni.
Me ne farò una ragione.

Comunque è bellissimo:



domenica 23 dicembre 2012

Ricette per le feste 6 - Torta Sbrisolona - Sbrisolona cake - Tarte Sbrisolona

Questo post dovrebbe invece avere il titolo "Ricette mancate": infatti oggi, che volevo fare la Sbrisolona, l'ho cercata invano nel mio blog, dove ero sicurissimo di trovarla, perché la Sbrisolona l'ho fatta un paio di volte, con grande contentezza sicuramente nei primi mesi del 2010, e non mi sembra vero di non avere mai messo il post.
Invece non c'è, proprio come un atto mancato di freudiana memoria, un lapsus che ha dietro di sé qualcosa che non vuoi o che non puoi ricordare.
Bando comunque alle ciance e andiamo a incominciare.
Oggi, che ne avevo il tempo, ho cercato la ricetta e l'ho trovata. Non nei miei files ma in rete:pensate, c'è persino quella di Benedetta Parodi! Sia beninteso io non ho niente contro i cuochi televisivi, non mi interessano, tutto qua.
La inserisco nel mio blog perché ho la presunzione di pensare che chi mi legge forse non cerca più tanto le mie ricette, che appunto sono reperibili con grande facilità nella blogosfera ma cerca le ricette come le racconto io, che mi racconto nelle ricette.
La ricetta è bella perché ha in sé quel 2 ripetuto tante volte, che è una cosa divertente da morire: eccola.
2 etti di farina bianca, 2 etti di farina gialla, quella della polenta, 2 etti di zucchero, 2 etti di mandorle tritate grossolanamente, 2 rossi d'uovo, 2 etti di burro (e va già bene così perchè qualcuno mette uno di burro e uno di strutto...). la scorza grattugiata di un limone, una bustina di vanillina.

Mescoli le farine, le mandorle, lo zucchero e i rossi. A mano, bisognerebbe. Aggiungi poi il burro a temperatura ambiente e continui a mescolare, non impastare.
A questo punto prendi il tuo impasto, che dovrebbe essere granuloso, e lo versi a pioggia sulla tua teglia, imburrata (ancora burro....) o foderata con la carta forno, in modo da formare uno spessore di un paio di centimetri. Non schiacciare e non compattare.
In forno caldo a 180 °C per tre quarti d'ora circa, stacci dietro perché il naso ti guiderà al momento di tirarla fuori.
Tutto qui, ma è troppo buona. Un regalo delle massaie mantovane e delle loro figlie sparse nel mondo.
Se ritieni quando la servi ci spolveri lo zucchero a velo.

Bon appetit











Ed ecco anche un po' di musica:











lunedì 17 dicembre 2012

Ricette per le feste 5 - La torta - The cake - La tarte

E questa è davvero una ricetta per le feste, anzi non ce n'è una così "per le feste". E' uno dei graditi compiti scolastici e spero di averla fatta all'altezza di quella fatta a scuola. 
E' una torta che vuole successive preparazioni che poi vengono assemblate alla fine. 
Il tempo che ci vuole non è poco ma intanto uno si può organizzare anche il giorno prima e poi tutto dipende anche dalle porzioni che si vogliono fare. 
Quella che ho fatto sabato, dove eravamo in otto, è stata consumata al 25%, dalché ne risulta che la mia gastronorm poteva andare bene per ventiquattro persone. E' più forte di me, non ci riesco.

E' una torta che si fa a strati: il primo strato è la pasta frolla. 



Eccola, appena uscita dal forno, forse un po' troppo cotta, col senno di poi.
La pasta frolla si fa colla solita ricetta: 3 etti di farina, 2 di burro a temperatura ambiente, 1 di zucchero. Un rosso d'uovo e gli odori che preferisci: personalmente adoro le bucce grattuggiate degli agrumi. Dopo che si è mescolata bene con le mani, non impastata, va un'oretta in frigo. E poi la stendi e la metti nel gastronorm, o nella tua teglia rotonda, imburrata e infarinata.

Sopra la frolla metterai la crema pasticciera.
La ricetta è nota ai più: monti 8 rossi d'uovo con 230 grammi di zucchero e quando è bella gonfia aggiungi 120 grammi di farina setacciata e mescoli bene. Aggiungi un litro di latte caldo con gli aromi, magari non gli stessi della frolla,  e fai bollire a fuoco basso un quarto d'ora, girando.




Terzo strato: il pan di Spagna. La ricetta la trovate nel mio blog e non la ripeto, ovviamente.

Eccolo: 


L'ho fatto a fette perché poi ho dovuto bagnarlo con acqua e zucchero, bolliti per far sciogliere lo zucchero, e un sorso di cognac Courvoisier.

Il quarto strato è un'altra passata di crema pasticciera, la metà che ti era avanzata.



Il quinto strato sono un bel po' di mele che hai sbucciato con amore e affettato con ancor più grande amore, a fettine sottili sottili, lasciandole compatte e sbattendole in forno spolverate di zucchero, un po' inclinate,  fino ad ammorbidimento.

Eccole qua: 


Praticamente è finito. Io ci ho messo di mio le fragole e i chicchi del melograno.
Se vuoi proprio "esaggerare" ci andrebbe la gelatina.

La mia compilation è questa: 

















domenica 16 dicembre 2012

Ceci in zemin, alla euge - Soupe de pois chiche et bettes - Soup of chickpeas and chards

Rifacimenti della domenica sera di ricette fatte più volte a scuola, di cui restano ricordi velati di imprecisione ma che il know how che ti dà la scuola ti permette di superare con eleganza.
Cosa c'è di meglio di una bella zuppa di bietole e ceci? Niente, dico io, almeno stasera, niente. Aiuta a pulirsi dalle abbuffate ma non è priva di gusto e ha un suo charme, molto genovese.

Fatto sta che ho recuperato una busta di bietole dal mio ospitale surgelatore e l'ho messa direttamente nel cestello, a cuocere al vapore. Ma il microonde sarebbe stato forse lo stesso.
Nell'altra pentola, questa volta più grossa, ho cercato di fare un buon brodo con quello che avevo in casa: un porro, due carotine, un pomodoro, uno spicchio d'aglio, una zucchina chiara, un po' di maggiorana secca e, necessariamente, un po' di dado. Ma è ovvio che qualsiasi verdura potrebbe andare più che bene. Io stasera avevo queste. Il brodino l'ho fatto bollire una decina di minuti dopodiché vi ho versato dentro due confezioni di ceci in scatola, che in dispensa ne sempre svariate. Scolati dall'acqua di vegetazione. Dato che sono già cotti ho frullato tutto, senza indugio alcuno, con il minipimer, bene, in maniere da non vedere più alcun pezzo di  verdura. A questo punto le mie bietole erano cotte e le ho saltate in padella con un filo d'olio quello un po' più forte, uno spicchio d'aglio e un mezzo peperoncino. Poi dentro la broda. Infine, perché si capisse bene di che cosa si stava parlando, è volata nella pentola la terza confezione di ceci, questa non frullata.
Un'ultima considerazione  se per un caso casuale dovessi trovare la minestra troppo liquida, perché all'inizio hai messo troppa acqua, la salvi con l'eleganza di cui si diceva prima mettendoci dentro un paio di cucchiai di farina di riso sciolti in un po' di acqua, fino a che la consistenza non sarà quella che tu, cara/o Lettrice ore, avevi nella mente prima di incominciare tutto.
Ok, finito tutto, bravo. Solo che ero da solo e avevo cucinato per dieci. C'è qualcosa che non devo ancora aver capito bene, pazienza.....






sabato 8 dicembre 2012

Ricette per le feste 4 - Filetti di platessa alle olive - Fillets of European plaice with olives - Filets de carrelet avec olives

Buona e soprattutto rapida.
Può capitare, a un pranzo di festa, un imprevisto, una mancanza, un qualcosa che cade per terra. Ecco che i filetti di platessa che comperi al supermercato, surgelati, in sacchetti che ce n'è tanti, ti vengono in soccorso.
Non è comunque una ricetta da poco, esce anche lei dalle pagine del Guarnaschelli, il quale la fa con la più nobile sogliola, a dire il vero. Ma noi ci accontentiamo, e riusciamo anche a fare una discreta figurina.

Dovrai scongelare nel microonde i tuoi filetti, che ci vogliono pochi minuti, oppure, se l'hai previsto la sera prima, il sacchetto lo metti fuori dal freezer.
Poi li asciughi bene, mi raccomando. In padella metterai un po' di olio e un po' di acqua (euge: vino bianco), uno spicchio d'aglio tritato (euge: intero), e, quando il calore è salito i filetti con il succo di mezzo limone (euge: lime).  Dopo cinque minuti, che poi vuol dire quando la parte acquosa è evaporata, aggiungi una trentina di olive, quattro fettine di limone/lime e una manciata di prezzemolo tritato con un altro po' di aglio. E fai cuocere altri cinque minuti.
Sulle olivette ti giochi il piatto: quindi non le olivette del supermercato ma olivette che ti sarai andata a cercare con grande attenzione (amore), e che conserverai gelosamente nascoste in casa, da usare solo con i più intimi.

Bon appetit!!!










Domani faccio il pan brioche e poi vi racconto. Ho già cominciato oggi.
Stay tuned.
euge

Ricette per le feste 3 - Pancotto - Pain cuit - Cooked bread

Ovviamente la ricetta 2 è il pan di Spagna.

La premessa al pancotto è invece, al pari della minestra con le reginette, che anche una zuppa può essere un buon cibo per le feste, specie se si fa la promessa che la sera dei giorni festivi non si mangino gli avanzi del mezzodì ma si cucini comunque qualcosa, che non sia altrettanto indigesto.

Scartabellando nel Guarnaschelli ho trovato, alla voce "pancotto", la definizione: "minestra a base di pane raffermo a pezzi, che ha numerose versioni regionali e che ha come caratteristica la cottura del pane in un liquido". E ne cita quattro o cinque, anche con diversi sistemi di cottura.

Io ho scelto la ricetta ligure ma sono del tutto convinto che sarà soltanto la prima, seguita da tutte le altre. Adoro pane, pasta, amidi, zuccheri, tutte cose che fanno molto male e, soprattutto, molto ingrassare. Forse adoro anche ingrassare, del resto basta decidere di non chinarsi più....

Ma torniamo a noi e al nostro "pancheuto" genovese. La ricetta la modifico un pochino sulla base della mia esperienza.
Metterai nella pentola un litro e mezzo d'acqua, insieme con cinque cucchiai di olio evo, cinque di parmigiano, un buon cucchiaio di origano (in genovese: cornabüggia) e cinque spicchi d'aglio incamiciati. Il sale sarà 15 grammi, pesare per favore perché è importante.
Quando l'acqua è tanto calda da aver intenerito l'aglio lo levi e aggiungi sei etti di pane secco, che avrai tagliato a pezzettini. La discussione in casa è sorta sulla dimensione dei cubetti: io ritengo che 3-4 centimetri possano essere giusti, altri han detto che dovrebbero essere più piccoli. Se il cubetto è abbastanza grosso in bocca sentirai diverse consistenze, che è una bella cosa, anche se, ovviamente dovrà essere completamente bagnato. Forse, nella fretta che mi accompagna sempre, qualche pezzo mi è davvero venuto troppo grosso.
Fatto sta che in dieci minuti circa si idrata bene e lo puoi impiattare, con olio evo ligure e una spolverata di pepe.

Io lo trovo buonissimo, e si può anche questionare se l'origano sia perfetto o la maggiorana sia piuccheperfetta, o le erbe di Provenza, o solo il timo. E secondo me ogni volta diventa in piatto diverso.
E non voglio neanche incominciare il discorso su come verrebbe con i mille tipi diversi di pane della nostra tradizione regionale italiana.

Eccovi per intanto il mio.


lunedì 3 dicembre 2012

Ricette per le feste 1 - Recipes for the holidays 1 - Recettes pour les fêtes 1 - Le reginette in brodo

Intanto che il pan di Spagna è in forno (e che il dio dei cuochi me lo faccia crescere bene) vi racconto una ricettina che nella rete si può trovare con grandissima facilità: io ve la racconto perché l'ho fatta ieri a pranzo, perché dovevamo smaltire una "cena ligure" del sabato sera.
E davvero è stato un bello smaltimento.

Bisogna fare un brodo "poveretto", un "brodino da minestrina", con uno spicchio di aglio, un cucchiaio di olio, tutt'al più un dado. Non è che se ci metti un buon brodo di gallina bollita la tua minestra viene male, però perde il senso. Quando il cosiddetto brodo bollirà ci butti dentro la pasta, mica tanta, dovrebbero essere le reginette ma qualunque pasta va bene. Certo le reginette sono più carine ma le stelline o anche lo scuccuzun sono perfetti. Io invece avevo un avanzo di lasagne (ebbene sì, la sera prima avevo fatto le lasagne al pesto e besciamella, le adoro) e me le sono tagliate con poca pazienza ma con la rotella giusta, e il bordo ondulato è venuto anche a me. Intanto che la pasta bolle ti fai a parte due ovette sbattute, ci aggiungi il parmigiano e tantissima maggiorana. Li butti dentro e aspetti due minuti.
E la minestra "povera" mentre la mangi si trasforma in un cibo celestiale, adatto agli dei della cucina.

E in questo si motiva il mio post, nel cercare di trasmettervi la gioia nell'avere cucinato questo piccolo grande piatto per i vostri cari. Con le parole, perchè le foto, come al solito, sono medio-basse.
Ed è proprio questa la prima ricetta delle prossime feste.

Eccole, con la sbavatura di uovo sul piatto, sono incorreggibile.....


E il pan di Spagna?
Ecco qui anche lui, mai così bello, se pur uscito un po' fuori dal contenitore, testimonianza di rigogliosa crescita [vorrà pur dir qualcosa andare a scuola due sere alla settimana.....]



domenica 25 novembre 2012

Cavoli al forno - Mixed cabbage baked - Chous mixte au four

Adoro i cavoli, come la maggior parte delle cose da mangiare, ma i cavoli hanno qualche cosa in più, quel loro odore forte, che nasconde sapori inaspettati.
Per cui, complice la serata precedente "esaggerata", ecco che oggi, oltre a mangiare qualche avanzo, avevo voglia di purificarmi, e che cosa di meglio del cavolo? Fra l'altro stamattina al supermercato la verza aveva un prezzo inferiore all'euro, è il suo momento.
Ho affettato quindi mezza verza e mezzo cavolo cappuccio, soggiornante in frigorifero. E se avessi avuto anche un mezzo cavolfiore non pensiate che non c'è l'avrei messo.
Sono volati in padella con l'olio calabrese, tre spicchi di aglio, qualche acciughina sott'olio e un peperoncino, e ho cercato di saltarli meglio che potevo, in maniera da fargli evaporare tutta l'acqua che portavano.
Mi sono quindi preparato una besciamella leggermente liquida, con 60+60 per un litro di latte.
Una volta pronta la besciamella l'ho versata sui cavoli assieme a cubetti di Gruyère Switzerland e di prosciutto di Praga.
Una bella mescolata e via in forno a180°C, una mezzoretta, ricoperti da una polvere di pane grattuggiato e formaggio parmigiano (50 e 50).
E devo dire che erano buonibbuoni......





giovedì 22 novembre 2012

Quiche con brie e carciofi - Quiche avec brie et artichauts - Kuchen mit brie kase und artischocken

E' questo certo il periodo delle quiche, torte salate ottime per un buffet, da portare a casa di amici per ottenere qualche gradito complimento.... oltretutto si fanno anche a scuola e così puoi confrontarti con i tuoi maestri.

Ho deciso pertanto di fare qualche quiche modificando la ricetta di base della brisèe, nel senso che ho ritenuto di utilizzare farina integrale, a dosi del tutto invariate rispetto alla ricetta con la farina bianca, eccetto che per un goccio di più di liquido (latte). E devo dire che questa brisèe ha un saporino e una croccantezza che mi sono parecchio piaciute.
Questa in particolare della foto, che è stata approntata per un buffet della domenica sera, fatto apposta con l'intenzione di dimostrare che l'aperitivo a casa mia è mille volte più buono di quello del bar, è stata fatta con la base di porri stufati - usatene tanti, sono buonissimi - fettine di formaggio brie (ovviamente con la "buccia") e carciofi necessariamente stufati in precedenza, con un po' di brodo, aglio e prezzemolo.
Per tutti i discorsi riguardo "l'apparecchio" fate riferimento alla quiche lorraine.
Ottima e graditissima. Questa è la mia foto:



Un'altra quiche che ho fatto, e che è proprio buona, è quella porri-radicchio-salmone affumicato, che ha solo il difetto, che per alcuni potrà essere rilevante, di far cambiare il colore al radicchio, che diventa verde bottiglia. Al di là di questo provatela, magari con un'altra verdura. L'ho finita prima di fotografarla.......


domenica 11 novembre 2012

Spuma al caffè e noci - Mousse au cafè et noixes - Mousse with coffee and walnuts


Vecchie, per così dire, ricette, che per uno strano motivo scompaiono dai files e restano solo, leggermente sbiadite, nel ricordo, e quando le devi recuperare, perché le vuoi preparare, fai i soliti salti mortali. Ma ormai sei un funambolo....

Questa è carina e buona, tutto sommato anche semplice e di pronta esecuzione, per cinque, come sono le dosi che vi do. Per venti tutto diventa più difficile....
Ci vorranno 200 cc di latte e tre cucchiaini di caffè solubile, che metterai nel latte a bollire. Intanto frusti bene sei rossi d'uovo e un etto di zucchero fino a che il cucchiaio "disegni". Unisci poco alla volta il latte, facendolo passare attraverso un colino e mescoli. Versi il composto in un tegame sul fuoco e lo porti quasi ad ebollizione, mescolando continuamente finché la salsa avvolgerà il cucchiaio con uno strato leggero e compatto. 
Intanto ti eri tritato un etto di gherigli di noci, tenendone cinque da parte per la guarnizione. 
Quando la tua salsa è fredda aggiungi le noci e incorpori, con la migliore delicatezza,  150 cc di panna, che avevi già previdentemente montato.
Se versi la crema in bicchieri/coppette individuali potrai guarnirla così,



con una foglia di menta, due chicchi di caffè, un gheriglio di noce e una lingua di gatto.....


lunedì 29 ottobre 2012

Farina di ceci e piccole ricette - Farine de pois chiche et petite recettes - Chickpea flour and little recipes

Piccole perchè sono ricettine da niente, però raccolte dalla bocca del professore di cucina hanno un certo fascino e poi quando le fai, anche se è la prima volta, sono di soddisfazione per tutti.

1 - le Panissette
mescoli un litro di acqua fredda e 250 g di farina di ceci. Aspetti un'ora. Schiumi. Sali. Cuoci nella pentola (se hai piacere buttando un po' di erbe aromatiche) per tre quarti d'ora dal bollo, che ci sarà quasi subito:  ricorda che non è furbo allontanarsi come ho fatto io, con conseguenze "fastidiose" che ometto di raccontare. La devi girare continuamente, fino a che non si stacca dalla parete della pentola. Avevo anche pensato di usare il paiolo di rame che uso quelle rare volte che faccio la polenta, che ha un "giratore" elettrico, tutto perché sono un pigro, nella natura.
Quando è finita lui dice: "filtri nel chinois", ma la mia era già bella compatta, per cui l'ho passata nel colino ma è stata comunque un'operazione complessa. Vabbè, l'ho sbattuta in frigo. Stasera ho messo nella saltiera tre porri affettati e li ho fatti soffriggere con il giusto olio, non appena ammorbiditi ho buttato la mia panissa con un bel po' di maggiorana. Non ho ben capito se la consistenza debba diminuire ( a me è diminuita) comunque ne è venuto un piattino saporito e profumato, con piccole abbrustoliture.
Eccolo qui:



n.b. altri modi di consumare le panissette: impanate e fritte, con cipollotti crudi e un filo d'olio, saltate in padella con aglio, olio e prezzemolo.



2 - la Farinata
per la storia e la diffusione confronta qui. In questo caso ci vuole un forno e l'adatto recipiente di rame, il testo, che io ho, mi pare sui 40 cm di diametro.
Il tuo litro di acqua fredda lo mescoli questa volta con 300 grammi di farina di ceci. E lo molli tutta la notte in frigo, così puoi fare altre cose.  Il giorno dopo aggiungi un decilitro di olio di oliva e il giusto sale.
Ti ricordo, cara/o Amica/o, che questa dose è stata eccessiva per il mio testo, per cui immagino che con un testo più piccolo possa andare bene mezza dose.

Quando il forno (non ventilato) è caldo (a stecca, che tanto è sempre troppo poco) metti il testo con un po' di olio e lo fai riscaldare dentro. Ricordati che fa presto! Versi allora la tua broda, e quando l'hai versata tutta verificherai che lo spessore non sia superiore al centimetro.
La levi quando è pronta, cioè dorata, che non bastano dodici minuti, diciamo venti.

Questa è la mia prima farinata, senza "aggiunte" (bianchetti, carciofi, stracchino, cipollina), che all'uso era quasi perfetta e di gusto buonissima.




giovedì 25 ottobre 2012

Melanzane a scapece - Eggplant escabeche - Aubergines à l´escabèche

La scoperta di questa ricettina è legata alla lettura, e alla successiva visione, di una commedia di Eduardo De Filippo, "La grande magia", scritta nel 1948, commedia pochissimo rappresentata ma molto lucida nelle sue tematiche.
Leggendo il copione mi sono imbattuto in queste melanzane a scapece, che subito hanno colpito la mia fantasia.
Mi ero già imbattuto in questo modo di cucinare (vedi sgombri con cipolle....) e qui lo riprendo.
Dopo un rapido giro in rete ho scelto di fare questa ricetta, forse solo perché sono dell'idea che "... fritto è più buono...." anche se non più "sano". Del resto cosa è "sano"? Forse l'aria che respiriamo?  O che respirano a Taranto? Ma questo è un blog di cucina, non una sede di riflessioni politiche.

Ti comperi due kili di melenzane, le affetti e le friggi in olio di arachide, fino a metà cottura. Dopodiché le riponi sulla carta assorbente.
Nel padellone, chè due kili di melenzane sono veramente tante, affetti una grossa cipolla e la fai dorare insieme alle melanzane.
Adesso arriva l'agrodolce: un cucchiaio di aceto con dentro un cucchiaio di zucchero, mescolati e versati nelle melenzane - ma io, che adoro i gusti eccessivi, ne ho messo due e due - .
Dopo qualche minuto evapora l'odore di aceto e si può aggiungere la salsa di pomodoro, la propria, naturalmente. L'esperienza mi dice che è meglio un po' più liquida, diciamo una salsa di pomodoro (classica) passata. La ricetta dice mezzo kilo. Fai bollire per un quarto d'ora e unisci tanta menta profumata, un po' di pepe e un etto di caciocavallo vecchio a dadolini. Io quel giorno non l'ho trovato e allora ho usato del provolone. Error!! Ho deciso che la mozzarella è un migliore surrogato. Una volta unita la mozzarella/caciocavallo fai andare ancora per un paio di minuti e spengi.
La mangi fredda, o freddissima se fai come me, che la tengo in frigo e me ne prendo due cucchiaiate al giorno.

N.B. alla fine la tua preparazione risulta inevitabilmente un po' troppo oleosa, cosa che può disturbare certi stomachi deboli (gli stessi che Artusi racconta non poter digerire il minestrone, oggetto del prossimo post): allora prendi il contenuto della padella e lo scoli delicatamente con il colapasta, non buttando ovviamente via l'olio insaporito ma conservandolo con cura che due cucchiai sugli spaghi del mezzogiorno non potranno certo fare schifo.

Eccole, le MIE melanzane a scapece


venerdì 19 ottobre 2012

Terrina di tonno - terrine de thon - tuna terrine

Da questo nuovo libro di cucina provenzale, cioè quello che devo sempre mettere nella lista dei libri nuovi (prometto che lo faccio nel fine settimana), ho estrapolato una ricettina che mi ha permesso, tramite gli errori, di imparare due o tre cose che mi mancavano. Il fatto è che io sono un autodidatta, almeno lo ero fino all'anno scorso, per cui mi mancano tante cose che magari i miei lettori hanno spesso visto fare in cucina dalle loro mamme e/o nonne.
Alla fine comunque l'ho salvata. Ed è molto buona!!

Nel libro le dosi degli ingredienti sono un po' abbozzate, e allora vi devo giocoforza raccontare non come l'ho fatta ma come la farò la prossima volta, benissimo, che poi ho deciso sarà al pranzo di Natale.

Quindi: sei scatolette di tonno da 160 g, a piacere se al naturale o all'olio (ma è più buono il secondo); 50 cc di creme fraiche (farsi la panna acida col succo di un limone), due cucchiai di senape forte di Dijone, tre chiare d'uovo montate a neve, erba aromatiche a piacere scelte fra ciboulette, prezzemolo, aneto o barba del finocchio, estragon, menta - io ho messo prezzemolo e menta -), due dadi Ideal per la gelatina.

La farcia si fa nel frullatore: tonno, sale e pepe, panna acida, senape, tutti assieme. Quando è bello liscio unirai le erbette tagliate al coltello. Poi mescoli con delicatezza agli albumi montati a neve ferma.
Adesso ti metti dietro alla gelatina, mezzo litro di acqua a bollire, dentro i due dadi, fai sobbollire finché non sono sciolti e aggiungi mezzo litro di acqua fredda. E dài una mescolata.

Un pochino, un paio di centimetri di altezza, la versi dentro il tuo stampo: ti suggerisco uno stampo da plumcake. Il resto della gelatina la incorpori con delicatezza nella farcia e, dopo che il fondo si sarà un po' rappreso, la versi nello stampo. In frigo tutta la notte.

Suggerimento del professore di cucina: "puoi anche fare un aspic". Levi i bianchi d'uovo dalla ricetta e aggiungi patate bollite e schiacciate: la tua farcia sarà molto più solida e potrai agevolmente riempire lo stampino, aiutandoti con la sac à poche.

La foto che vi metto, tanto per avere un'idea, è quanto sono riuscito a recuperare dai miei errori.










p.s. puoi ben sostituire il tonno con il salmone, allora userai solo l'aneto.

martedì 16 ottobre 2012

Quiche Lorraine - Lothringer Specktorte

"Aggiustare" le ricette, cercando di farle riuscire sempre meglio, è un'attività interessante e utile. Oggi aggiustiamo la quiche, già qui raccontata.
La "riparazione" seguirà il mio libro scolastico di cucina, ecco perché la ricettina è per dieci crani, ma voi, accorti lettori, potete dimezzare tutto, tenendovi in frigo mezza briseè che nella vita non si sa mai.

A questo proposito la ricetta della briseè è molto più dettagliata, e dimezzata nelle quantità di farina e burro, anche. Riflessione di euge, dovuta all'esperienza di averla fatta sabato mattina: "se è sottile la metà cuoce meglio".
Bisogna anche un po' decidere come la si vuole: questa che vi dico è molto (forse troppo) sottile.
250g di farina 00, 125 di burro (la margarina no, mi rifiuto!), 6 g di sale e 7 di zucchero, un rosso d'uovo (e non un uovo intero), 50 cc di latte o acqua tiepida.

Anche l'appareil (che a dir il vero a me veniva sempre un po' "mollo") subisce modifiche interessanti: quattro uova invece che tre, il solito mezzo litro di latte (o panna a piacere, non delle arterie...) con sale pepe noce moscata e 25 grammi di parmigiano gratuggiato: buona idea.

Nella ricetta del libro di scuola manca la cipolla stufata: ma a questa io non so rinunciare!!

Utile invece è la quantificazione della guarnizione, anche se poi "più ne metti e più ne trovi": 400 g di bacon a striscioline e 200 di emmenthal (francese, dico io), per due torte, non dimenticate.

Questa è la mia quiche lorraine, chissà se Lotario II, bisnipote di Carlo Magno, se la faceva preparare, e se gliela portavano così bella.....


lunedì 15 ottobre 2012

La daube

Quando questo piatto mi è tornato in mente ha risvegliato tanti ricordi, una trattoria in un paesino del ponente, poco distante dalla Francia, due vecchietti, lei in cucina e lui in sala, pochissimi tavoli, troppo presto chiusa, chez Ugo, si chiamava.
Il ricordo della "doba", come la chiamavano italianizzandola, è sicuramente molto sfumato, assieme ai ricordi di quegli anni, comunque migliori di questi. Ricordo però che ci piaceva molto, e quelle poche volte che siamo andati "alla casa" di Ugo l'abbiamo sempre gustata.

Ovvio che era golosa l'occasione di prepararla, non foss'altro per ricreare quei momenti attraverso un piatto.
Ma quando qualcosa è radicato nei tuoi ricordi il volerlo ricreare è sempre un (piccolo) fallimento, perché il tuo passato è trasfigurato, e il piatto che fai oggi avrà sempre un gusto diverso.

All'uopo ho anche comperato un libro di cucina provenzale (vedi sezione "i libri di euge" che quanto prima aggiornerò), ché è da lì che proviene questo piatto, ma non sono stato premiato e la ricetta non c'era, per cui mi sono dovuto fidare esclusivamente della rete: la memoria non sarebbe servita perché offuscata dalle emozioni.

Trattasi in particolare di stufatino di carne, marinato con vari odori nel vino e stracotto il giorno dopo per 3-4 ore. Oh, ragazzi, non vorrei che pensaste che non sia granché buono.... è buonissimo, invece.

Ho comperato un kilo e duecento di bovino adulto, reale, muscolo e punta di petto.
L'ho fatti a cubetti, 4-5 cm di lato e li ho messi nella boulle insieme a: cipolla a pezzi col chiodo di garofano, carota, pepe e ginepro pestati nel mortaio, una stecca di cannella, un po' di noce moscata, due foglie di alloro, strisce di buccia d'arancio, olive nere e le mie amate erbe di Provenza: timo, origano, rosmarino, salvia, santoreggia. Il cacao, citato in rete, non ho ritenuto di metterlo.

Il giorno dopo ho scolato la carne e l'ho rosolata insieme alle cipolle, tagliate a fettine. In Provenza usano pentola di terracotta chiamata "daubiére".Occhio che non ti puoi aspettare che diventi "dorata", è violacea. Ho aggiunto un po' della roba della marinata, timo, salvia e rosmarino freschi - ho comperato proprio sabato tre mega piante, così li avrò sempre freschi - e ho portato a cottura con il vino della marinata e altro, della stessa bottiglia. Non ho usato il  Côte du Rhône, forse più filologico, ma il Barbera è andato bene lo stesso.

Il sugoso risultato è questo, che mi ha fatto venire in mente che è quasi come cucino il cinghiale, ma va bene lo stesso........